di Luigi Cortese (foto Ministero Difesa)

Dopo 40 giorni la maggioranza ha partorito il nome del commissario per la ricostruzione del dopo alluvione della Romagna. Si tratta del sempre “green” Generale Francesco Paolo Figliuolo: l’uomo che Draghi indicò come commissario per l’emergenza Covid19, oggi è stato promosso da Giorgia Meloni a commissario per la Romagna.

Lasciato a bocca asciutta il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, per volontà della Lega di Salvini, eccoci davanti all’ennesima vulgata draghiana della Meloni. La nomina di Figliuolo è figlia di un’intensa battaglia per la nomina del successore di Visco a Palazzo Koch, che vede vincente la linea della presidente del Consiglio con il via libera alla nomina di Fabio Panetta a governatore di Bankitalia. In verità chi perde questa battaglia è Giorgetti che per mesi aveva sponsorizzato il nome di Daniele Franco.

La replica di Bonaccini non è tardata ad arrivare che ha dichiarato: “Prendiamo atto che il governo, dopo due lunghi mesi di gestazione, ha scelto un modello centralistico. Una scelta sbagliata: noi avevamo proposto una collaborazione istituzionale che valorizzasse i territori e il rapporto diretto con cittadini e imprese, come avvenuto con la ricostruzione post sisma dell’Emilia nel 2012”.

La nomina di Figliuolo apre un dibattito: può il Generale più amato dalla stampa italiana essere un tuttologo? Figliuolo ha dimostrato per ora di essere un uomo buono per ogni stagione politica: ora bisogna capire se è lui che si è adattato al cambio di veste, oppure se è il governo che non sta facendo altro che seguire le orme di Mario Draghi? D’altronde, poco da stupirsi ormai: non sarebbe certo la prima volta.

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