di Luigi Cortese

A pochi giorni dall’inizio del conflitto Russo-Ucraino, l’Unione Europea ha deciso la fornitura di armi all’esercito di Kiev, per un valore di 450 milioni di Euro, a cui vennero aggiunti altri 50 milioni tra carburante e dispositivi di protezione. Il totale equivale al 10% di quanto stanziato nel bilancio 2021-2027 del cosiddetto “Strumento Europeo per la Pace” (EPF).

Questa decisione dell’Unione è regolata dalla “Posizione comune dell’Unione sulle esportazioni di armi”, che impegna gli Stati membri a raggiungere “standard comuni elevati” secondo otto criteri. Tra i criteri troviamo il “chiaro rischio” che le armi siano utilizzate in violazione del diritto umanitario internazionale o che vengano dirottate a soggetti terzi.

Ad oggi, oltre al teatro Russo-Ucraino, nel mondo esisto almeno nove conflitti in essere. A certificarlo è il Global Conflict Traker del Council on Foreign Relation. Tra questi troviamo ben tre conflitti che coinvolgono la Turchia di Erdogan, in lotta con il popolo Curdo, Israele, in perenne ed impari lotta con la Palestina, l’Azerbaigian e l’Armenia oltre a guerre civili sparse per il mondo.

Detto questo è facile capire che l’Ucraina, figlia di quella rivoluzione di piazza Maidan spinta dalla CIA, è l’unica che interessa all’Unione: forse perché c’è un interesse diretto di Washington nel cercare di abbattere lo Zar Putin? Resta il fatto che i paesi dell’Unione Europea stanno finanziando una guerra che non interessa minimamente a nessuno dei suoi Stati membri, e che la decisione è stata presa in spregio della crisi economica e finanziaria che molti Paesi stanno attraversando.

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