di Gloria Callarelli e Massimo De Mori

E’ notizia di queste ore che la Cina ha inviato sei navi da guerra in Medio Oriente. La notizia segue la recrudescenza del conflitto israelo-palestinese in cui si staglia sullo sfondo, qualora dovesse peggiorare ulteriormente la situazione, l’ombra di una Terza Guerra Mondiale. Il rischio (molto più elevato che nel teatro ucraino) è quello di un’escalation nucleare: gli Stati Uniti soffiano sul fuoco, Israele è una potenza atomica; l’Iran è anni che ci lavora e di certo se ha l’atomica non lo dichiara urbi et orbi; Russia e Cina sono potenze nucleari entrambe.

In particolare la Cina ha più di 500 testate nucleari operative, di queste cento unità nuove in soli due anni, con una cifra totale di testate che potrebbe raddoppiare nel giro di pochi mesi. Inoltre il Dragone ha la marina più grande del mondo. Il rapporto svelato recentemente dal Pentagono parla di più di 370 navi e sottomarini, oltre trenta in più dello scorso anno. Quanto ai missili, inoltre, gli Stati Uniti denunciano che i missili balistici in possesso dei cinesi possano colpire ovunque nel mondo. Insomma: la Cina sta investendo notevolmente, e molto più velocemente degli Usa, nell’industria bellica tanto che nel 2021 addirittura era considerata dal Sipri, Stockholm international peace research institute, al secondo posto tra i produttori mondiali di armi. Si vocifera che anche a livello tecnologico l’industria cinese sia più sofisticata, per dire, di quella russa.

Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che già oggi può contare su un esercito formato da 2,2 milioni di effettivi (più 500 mila riservisti e 624 mila paramilitari) e che, con una popolazione di 1,4 miliardi, in caso di mobilitazione generale (o anche parziale) potrebbe teoricamente avere un bacino di circa 300 milioni di maschi in età di leva militare, il rischio è sempre quello che l’élite occidentale, capendo di avere davanti una sconfitta epocale e definitiva, scelga di rovesciare il tavolo o, detta in altri termini, di imitare il gesto di Sansone nel tempio dei Filistei.

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