di Chris Baldelli

Ci troviamo a commentare un fatto tragicomico che sembra uscito più da un libro di barzellette che da una scena di vita politica. Eppure in Italia accade anche questo. Ma andiamo per ordine: a chi non è mai successo di fare uno scherzo telefonico o di qualcosa di stupido assieme al proprio gruppo di amici? Questa volta, però, lo scherzo è stato un pochino particolare e a cascarci in pieno non è stato un personaggio qualsiasi bensì il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Per chi se lo fosse perso: un duo comico russo (che in passato aveva già colpito il presidente spagnolo Sànchez e l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger) ha chiamato Palazzo Chigi fingendosi portavoce dell’Unione Africana e chiedendo di poter interloquire con la Presidente del Consiglio e quest’ultima risponde alle domande scottanti della finta delegazione, ammettendo quei temi da “acqua calda” che già sapevamo riguardo al problema immigrazione, le difficoltà dei rapporti con la Francia e (cosa più importate) il fallimento della controffensiva Ucraina.

Tutto questo fa veramente molto ridere se non vi fosse da piangere, soprattutto per quanto riguarda l’imbecillità e dei titoloni della stampa italiana che al posto di parlare della figura barbina della Premier, si mette ad urlare alle spie russe e ai complotti di varia natura; il tutto assieme ai fedelissimi della Meloni che – accorgendosi della figuraccia – tentano di rigirare la frittata a propio favore, come ad esempio il sottosegretario Alfredo Mantovano che sostiene come la Presidente in realtà avesse capito tutto e si fosse accorta che qualcosa non andava. Evidentemente non sa accettare la sconfitta a differenza del consigliere della Premier, Francesco Maria Talò, che ha subito rassegnato le dimissioni.

Tutta questa storia, oltre a far morire dal ridere, dovrebbe anche far riflettere sulla condizione di sicurezza di Palazzo Chigi e aprire uno squarcio nelle narrazioni a senso unico che fino all’anno scorso tuonavano contro chi parlava di pace e di diplomazia. Ora che siamo arrivati alla cosiddetta “prova del 9” , ovvero dove anche chi sposava la tesi della vittoria Ucraina a tutti i costi è ora costretta ad ammettere che le cose non stanno andando secondo i piani, verrà da chiedersi se – seguendo la logica – anche la Meloni sia diventata “filorussa”.

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