di Gloria Callarelli (foto X: Alexander Soros accanto alla moglie di Zelensky)

Da Charles Michel, presidente del Concilio europeo, al presidente francesce Macron, da Dimitar Kovachevski, presidente della Macedonia del Nord, al presidente Jakov Milatovic del Montenegro fino ad intavolare trattative e accordi con il parlamento ucraino, stringendo la mano a Yermak, capo ufficio di Zelensky, e trovando anche il tempo di un’uscita mondana ad un ricevimento parigino facendosi fotografare accanto alla moglie di Zelensky.

Alexander Soros, figlio del noto magnate George Soros, non perde tempo e non si nasconde più. C’è la Open Society in Europa: c’è in Francia, c’è nella Macedonia del Nord, c’è in Montenegro, c’è, e lo sapevamo già, anche nelle strategie dell’Ucraina, tanto in profondità da far visita al parlamento ucraino e da sedere accanto alla moglie del presidente nelle uscite ufficiali.
Ufficialmente Soros dice di doversi occupare di “settori che necessitano di un’attenzione urgente”. Quali? Neanche a dirlo: cambiamento climatico, poi il campo “espressione“. Che significa? Basta leggere sul sito: “una società aperta è un luogo in cui possiamo scrivere e parlare di ciò che pensiamo” scrive la Open Society, dimenticando evidentemente di specificare “se è in linea con il nostro pensiero”. Quindi controllo dell’informazione, si potrebbe supporre; si parla poi di equità che si traduce sostanzialmente nell’imporre “potere ai rifugiati” (leggasi immigrati con buona pace delle popolazioni autoctone e con tutte le conseguenze sociali del caso, dal salario minimo all’impoverimento generale della società fino alla perdita di tradizioni), si parla di imposizioni alle aziende in tema di (cosiddetti) diritti e perfino di sostegno alle persone colpite dalle situazioni relative al “proibizionismo” sulle droghe (??); giustizia che si traduce in lotta al razzismo (quindi nuovamente forte spinta all’immigrazione di massa), vaccino per tutti, spinta ai governi cosiddetti democratici (democratici?) e sostegno al potere femminista.
E poi c’è quanto riguarda ciascun Pese visitato: la Macedonia del Nord è ad esempio già membro di NATO e ONU, ma sta lavorando per entrare all’interno dell’UE, neanche a dirlo tra i promotori dell’Agenda (2030) di cui sopra. La Francia, massima espressione del progressismo made in Soros e poi il Montenegro, staccatosi dalla Serbia, il cui presidente è pro indipendenza del Kosovo, dentro fino al collo nelle questioni europee, giovanissimo economista con master a Oxford che chiama Soros “grande amico dei Balcani Occidentali” e che con lui discute del percorso euro-atlantico del Paese.
Da quando in scena è entrato il figlio Alex, l’approccio è quello dei rampolli nerd delle nuove classi politiche formate a Davos o nelle sedi della Open Society. Tutto agenda 2030 e distruzione della civiltà europea così come siamo stati abituati a conoscerla. Urge la necessità di far nascere una classe politica diversa da opporre a questi giovani artificialmente prodotti nei laboratori delle elite: giovani radicati nelle loro terre, conoscitori della propria storia e desiderosi di non conformarsi alle società zombie digitali ma a un mondo di relazioni e rapporti umani che siano improntati al rispetto dei valori che da sempre hanno fatto grande e costruito la nostra civiltà greco-romana.
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