di Stefano Valdegamberi

L’annuncio di una crociata ideologica contro una inesistente “società Patriarcale” fatto in un momento di grande attenzione mediatica e tensione emotiva, sta dando i suoi frutti. La caccia all’uomo ha portato noti esponenti politici a chiedere scusa di essere uomini, a manifestazione nazionali di giovani sotto il grido “basta patriarcato “. Come un mantra lo slogan riecheggia ovunque nel Paese. Il momento del dolore per l’efferato delitto è il momento propizio per fare propaganda ideologica e far sentire gli uomini in colpa di essere uomini. Alla faccia del rispetto per la ragazza uccisa barbaramente: è la propaganda che conta.

Chi si permette a dissentire viene linciato mediaticamente. Presidenti di Regione come Fedriga fanno i primi della classe stanziando subito soldi per lezioni gender-affettivo. Mi permetto sommessamente di ricordare che la causa è nella carenza o assensa della figura paterna nell’educazione dei figli, nell’incapacità di accettare le sconfitte, i no, perché abituati a ricevere sempre e solo dei “si”; è la cultura del piacere edonistico e possessivo scambiato per amore, promosso a man bassa in ogni luogo e alla portata di tutti, soprattutto dei ragazzi.

Altro che colpa dello Stato, del patriarcato, del padre! L’educazione spetta, comunque primariamente alla famiglia: la scuola deve fare buona formazione. Si faccia una seria riflessione e non si insegui, sull’emotività del momento, una ideologia che va in senso opposto, che mira a criminalizzare il padre, distruggendo ancor più la famiglia tradizionale, quando, invece, è proprio il padre la figura che dovrebbe essere più presente nell’educazione dei figli. Riporto di seguito il testo di un famosissimo cantante rap italiano, salito nell’Olimpo della musica mondiale e pongo una domanda: cosa vogliamo educare nelle scuole quando i giovani sono bombardati 24 ore su 24 da messaggi come questi?

“Hey troia vieni in camera con la tua amica porca
Quale? Quella dell’altra volta
Faccio paura, sono di spiaggia
Vi faccio una doccia, pina colada
Bevila se sei veramente grezza, sputala
Poi leccala leccala
Limonatevi mentre Gordo recca
Gioco a biliardo, con la mia stecca
Solo con le buche, solo con le stupide
‘Ste puttane da backstage sono luride
Che simpaticone vogliono un cazzo che non ride
Sono scorcia-troie
Siete facili, vi finisco subito
“Mi piaci, gioco hard” dubito
Di te tipa, che vieni a casa mia con la tua amica
Se non è una quinta amica”
Quello che non mi è chiaro è come pensiamo di fare educazione sentimentale a una società che porta nell’Olimpo della musica un testo come questo che è effetto di una cultura, non causa. Ma è colpa del “Patriarcato”.

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