di Mattia Taricco

L’auto italiana non esiste più o, per meglio dire, l’auto italiana per il popolo non è più italiana. Con la creazione di Stellantis infatti i maggiori marchi automobilistici italiani sono di fatto divenuti di proprietà francese, è infatti il gruppo PSA (Peugeot e Citroen) a detenere la maggioranza delle quote societarie, l’amministrazione è francese e tutte le decisioni importanti vengono prese a Parigi.

Le uniche automobili rimaste di proprietà italiana rimangono le auto di lusso, un mercato di nicchia che pur esprimendo il saper fare italiano non rappresenta un fattore di potenza industriale e incidenza economica degno di nota e non dà lavoro alla gente. Le volontà del gruppo francese sono chiare: mantenere in Italia solamente la produzione delle auto di élite e abbandonare il resto, la Fiat, nata come auto del popolo che contemporaneamente dava lavoro ed era fruibile per esso, verrà prodotta all’estero, nei paesi dell’est principalmente, dove la manodopera costa meno. È notizia recente la dismissione di un importantissimo stabilimento a Grugliasco, inaugurato nel 2013, di circa 115 metri quadri, recentemente ristrutturato e senza particolari difetti, con una importante capacità produttiva. Ha inoltre suscitato scalpore il programma “costruisci il tuo futuro”, una iniziativa volta a incentivare i dipendenti a lasciare l’azienda offendo buoni uscita fino a un valore di 126 mila euro.

Se diamo poi una occhiata ai numeri risulta ancora più chiaro quanto sta accadendo: il numero di auto prodotte a Torino è sceso drasticamente di anno in anno e numerose aziende produttrici di componenti e materiali destinati ad essa sono fallite o in crisi, mentre in Francia gli stabilimenti aprono fiorenti e vengono assunti nuovi dipendenti. I sindacati di fronte a tutto ciò protestano ma senza troppo clamore, più per convenienza che per reale interesse. La richiesta sindacale è infatti stata semplicemente di “avere nuovi investimenti” senza specificare né la loro natura né dove andassero a finire. Ancora più muto il governo, che prese posizione sull’argomento solamente in campagna elettorale.

A Torino vi è già un forte problema di disoccupazione: se la Fiat cessasse definitivamente di produrre si andrebbe ad acuire non di poco. Nel 1971 la fabbrica di automobili dava lavoro a 60mila dipendenti, oggi a Mirafiori lavorano 11 mila persone. È inoltre doveroso specificare che il gruppo non è in crisi, poiché gli investimenti aumentano così come il numero di auto prodotte, semplicemente non si investe più in Italia ma viene portata la produzione, e dunque il lavoro, all’ estero. L’appello dei sindacati per chiedere a Stellantis nuovi investimenti è in effetti stato accolto, ma non è stato specificato che questi investimenti dovessero essere in Italia.

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