di Alessandro Cavallini

Quando sentiamo parlare di debito pubblico, pensiamo immediatamente all’Italia.

Negli ultimi decenni la nostra Nazione è finita nel mirino delle grandi agenzie di rating per i conti pubblici in rosso e, ogni volta che c’è una riunione finanziaria a livello europeo, sembra che il belpaese sia sempre sotto la lente di ingrandimento degli altri Stati europei per i propri conti pubblici.

Ma a quanto ammonta questo debito? Secondo le più recenti stime è arrivato a circa 2.855 miliardi di dolalri. Cifra sicuramente spaventosa ma quasi insignificante rispetto a quella di qualcun altro. Sapete, ad esempio, a quanto ammonta il debito pubblico degli Stati Uniti, da tutti additati come esempio di un sano capitalismo da cui tutti dovremmo prendere come esempio? 34.000 miliardi di dollari, dieci volte più del nostro! E allora perché nessuno si straccia le vesti e paventa un’ipotesi di default per il paese con la bandiera a stelle e strisce? Perché purtroppo è la più grande potenza mondiale, e si comporta di conseguenza, si considerano i padroni del mondo e, di conseguenza, considerano tutti gli altri i loro schiavi sottomessi.

Ecco perché una sana politica “patriottica” dovrebbe partire da questo punto essenziale: l’antiamericanismo, senza il quale non ci potrà mai essere alcuna reale sovranità, se non quella virtuale della Meloni che da una parte sventola il tricolore e dall’altra scodinzola a Washington seguendone tutti i dettami.

Ma a parte la questione prettamente politica, siamo proprio certi che anche da un punto di vista strettamente monetario sia impossibile resistere agli ordini che ci vengono impartiti di volta in volta da chi stigmatizza il nostro debito pubblico? Eppure nel 1981 il nostro debito era pari ancora al 60% del Pil, e questo nonostante la grave recessione dei primi anni Settanta. Com’era possibile tutto ciò? Semplicemente grazie all’intervento della Banca d’Italia, che dal 1975 si faceva garante nelle aste dei titoli di Stato, stampando moneta per comprare le obbligazioni rimaste invendute. Ma poi Reagan viene eletto presidente degli Stati Uniti, e con la sua politica economica anti-inflazione affossa l’intero Occidente.

L’Italia, con Beniamino Andreatta, Ministro del Tesoro, e Carlo Azeglio Ciampi, Governatore della Banca d’Italia, è in prima fila a seguire l’esempio americano e così, proprio nel 1981, si decide il “divorzio” tra il Tesoro e Bankitalia, che diventa autonoma in materia di politica monetaria con la conseguenza che non è più obbligata a comprare i titoli invenduti, in pratica perdiamo definitivamente la sovranità.

Come vedete, decisioni che apparentemente sembrano di natura economica hanno in realtà motivazioni politiche. Dal dopoguerra in poi gli Stati Uniti sono stati i veri e propri padroni del mondo, soprattutto nei confronti del Vecchio Continente, la vera parte sconfitta del Secondo conflitto mondiale. Per poter uscire da questa situazione ci vorrebbero dei politici realmente interessati agli interessi nazionali ma all’orizzonte non ne vediamo. In attesa che ne arrivino, non possiamo fare altro che continuare nel nostro piccolo a resistere al dominio del governo a stelle a strisce denunciandone le politiche imperialistiche contrarie agli interessi dell’Italia e dell’Europa intera.

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