di Mattia Taricco

Si sa, come già ripetuto più volte se si dà al popolo pane e circo lo si riesce a distrarre e controllare meglio, mentre tutto intorno va in rovina; assistiamo dunque a quella che ha tutte le carte in regola per diventare la nuova soap opera mediatica, sulla quale influencer e opinionisti vari faranno a gara a chi fa più piagnistei.

Stiamo parlando della vicenda di Ilaria Salis, già su tutti i giornali, una storia trattata con leggerezza e vittimismo ma che nasconde molti lati oscuri. Non appena si è avuto il sentore di risalto mediatico tutte le istituzioni si sono attivate per richiedere che la maestra antifascista venga al più presto rimpatriata, date le condizioni “disumane” con cui gli ungheresi la stanno trattando, addirittura andando a richiedere spiegazioni all’ambasciatore d’Ungheria.

Si parta da un presupposto: l’Italia non può fare la morale a nessuno per quanto riguarda la giustizia, i trattamenti carcerari o i diritti umani. Nel nostro paese i responsabili del crollo del ponte Morandi non sono stati nemmeno condannati e numerosi innocenti si trovano nelle carceri, anche al 41bis, mentre immediatamente dopo il 9 ottobre, poi, nella ormai famosa manifestazione no green pass, dieci persone sono state gettate in prigione, anche undici in una cella, con accuse che gridano vendetta al cielo. Condizioni pesanti, pesantissime quelle delle nostre carceri, che sono all’ordine del giorno nel nostro tanto democratico Paese. E che per l’occasione 9 ottobre, come per altre, non hanno visto nessuna levata di scudi. Forse perchè in carcere finirono quelli di Forza Nuova? Due pesi e due misure come consuetudine, i quali, a parti inverse, avrebbero assicurato, appunto, il silenzio assoluto da parte dello stato, se non addirittura una condanna; ma il pass “Antifa” riesce a garantire immunità e visibilità a chiunque, lo sappiamo.

Ma cerchiamo di capire ora meglio chi è Ilaria Salis: maestra elementare nella città di Monza, antifascista militante, detenuta in Ungheria dall’ 11 febbraio 2023, è accusata di aver partecipato a un’ aggressione ai danni di un presunto militante di “estrema destra” durante il Giorno dell’Onore. In passato già condannata per “resistenza aggravata” e “per aver intonato cori ostili, posizionato per strada sacchi di spazzatura e lanciato immondizia contro i poliziotti” cone scrive la Verità, è stata accusata ma poi assolta per un assalto a un banchetto della Lega avvenuto nel 2017; ha poi sempre tranquillamente continuato ad insegnare. I fatti per cui invece si trova nelle carceri ungheresi riguardano un violento pestaggio, di 7 contro uno, ai danni di un cittadino ungherese di 60 anni, colpevole di indossare dei pantaloni mimetici utilizzati spesso in ambienti di “estrema destra”, tale Lazlo Dudog. Il pestaggio, avvenuto con l’ausilio di mazze e manganelli, ha ridotto l’uomo quasi in fin di vita, rendendolo irriconoscibile perfino ai familiari, da qui l’accusa alla Salis di “tentato omicidio plurimo”. La Salis sembra essere stata trovata in possesso di un manganello telescopico, riguardo al quale si è prontamente espresso il padre dichiarando che le serviva per difesa personale.

Che questa vicenda sia comunque un caso isolato? I dubbi a riguardo sono molti poiché il collettivo antifascista di cui la Salis si sospetta far parte è la cosiddetta “Hammerbande”, una organizzazione criminale con sede in Germania che ha come obbiettivo dichiarato quello di pestare a sangue e ferire gravemente i militanti di destra, utilizzando mazze e martelli, in modo da costringerli ad abbandonare la propria militanza. Un’area dove la militanza non è portata avanti da idee, ma dall’odio e dalla violenza, mascherato da una facciata politicamente corretta e sensibilista.

Ultimo ma non ultimo la difesa incondizionata da parte delle istituzioni (in gergo, culo parato) che già si sbracciano per poter salvare questa indefessa “eroina”. Secondo la Schlein non c’è nessun pretesto per sospenderla dall’insegnamento, il centrodestra non si discosta troppo da questa posizione. Se solo provassimo a immaginare questa vicenda a parti inverse, altro che catene e manette ai polsi, si sarebbe invocata direttamente la forca.

Share via
Copy link
Powered by Social Snap