di Maria Federico

Siamo nell’epoca in cui qualsiasi libera manifestazione a difesa di qualsivoglia libertà contraria al sistema è vista dallo stesso sistema come un pericolo perfino armato da cui difendersi. Così alla sede di Bruxelles è stato inquadrato l’arrivo degli agricoltori: un attacco, una rappresaglia da cui difendersi circondando, già dal giorno prima, l’intera sede del Parlamento Europeo con filo spinato, agenti antisommossa e autopompe.

Una manifestazione nata dalle ragionevoli insoddisfazioni che milioni di lavoratori del settore agricolo sono stati costretti a portare avanti con l’orgoglio e la dignità di quel settore che ha sempre chiesto di poter lavorare la loro terra senza vessazioni e col giusto riconoscimento economico per la produzione dei loro prodotti. L’ultimo diktat mascherato dalla emergenza climatica è stato, appunto, il bando emesso in cui si offriva annualmente 1500 euro ad ettaro per non coltivare e lasciare i propri campi incolti al fine di ripristinare la fauna e la flora selvatica.

Venti anni in cui gli agricoltori avrebbero dovuto assistere al disfacimento dei loro sacrifici, di intere generazioni prima di loro e del futuro dei propri figli. Al danno si aggiungeva la beffa di dover contribuire personalmente alla manutenzione di quei campi dove al posto delle coltivazioni ci sarebbero state erbacce, insetti e grilli. Proprio questi ultimi i soggetti principali della volontà da parte della Commissione Europea di eliminare qualsiasi forma di agricoltura per poi imporre farina di insetti, latte di scarafaggio, carne sintetica ed il cui costo sarebbe stato, di certo, nettamente inferiore rispetto ad una fetta di scamone o ad un litro di latte di vaccino o di pecora. Due piccioni con una fava. Tentativo a cui gli agricoltori europei hanno risposto con mobilitazioni generali e presidi.

Uniti come da una unica mente, in perfetta sintonia, milioni di agricoltori hanno detto basta e si sono mossi verso Bruxelles dove il Parlamento Europeo si è ritrovato spiazzato da questa unione di migliaia di trattori guidati da persone che hanno resistito per giorni al freddo, ai chilometri percorsi, incuranti delle possibili ripercussioni che si sarebbero potute verificare.

Una forza devastante a cui l’Unione Europea ha risposto trincerandosi e presuntuosanente pensando di poter contenere con idranti e tenute antisommossa: un fatto questo che ci ha riportato indietro di qualche anno quando lo stesso trattamento veniva riservato ai manifestanti contro il Green Pass che chiedevano la dignità di poter lavorare. Coda di paglia?

Una difesa che ovviamente non dà spazio a nessun margine di trattativa, a nessuna volontà di ascoltare chi difende il proprio lavoro, le proprie tradizioni e soprattutto e nuovamente la nostra salute. Gli scontri ci sono stati: questa volta la signora Von Der Leyen ha compreso di non avere buone carte in questa partita di poker, dichiarando un “passo” e non un “esco”. Gli agricoltori, però, a questo temporeggiamento non ci stanno: questa volta la partita vogliono vincerla per loro, per noi, per l’amata terra di tutti.

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