di Fabio Piemonte (fonte ProVita&Famiglia)

Esiste uno sfruttamento massiccio e un uso continuo e crescente di linee cellulari provenienti da feti abortiti nella ricerca biomedica. Eppure anche tra coloro che difendono il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale le implicazioni etiche di tale ricerca sono spesso ignote o comunque non sufficientemente approfondite.

Nel 1970 il dottor Frank Graham – scienziato dell’Università di Leida nei Paesi Bassi – ha sviluppato con successo una linea cellulare da cellule renali di una bambina abortita nel primo trimestre. La sigla di questa linea cellulare ha ricevuto il nome abbreviato HEK293, ossia ‘rene embrionale umano’. La designazione 293 fa riferimento al numero di tentativi necessari per creare questa linea cellulare. Cinquant’anni dopo la stessa linea cellulare è alla base di innumerevoli reagenti terapeutici, diagnostici e di ricerca che generano miliardi di dollari per l’industria biofarmaceutica. È stata infatti impiegata di recente anche nello sviluppo dei vaccini mRNA Covid-19.

Le cellule fetali embrionali sono così sfruttate ampiamente per produrre un’enorme quantità di prodotti e servizi da parte dell’industria farmaceutica, nonostante i pronunciamenti – seppur lenti – della Chiesa in materia. Un primo pronunciamento da parte della Pontificia Accademia per la Vita si è avuto nel 2005. Perché un vaccino prodotto utilizzando linee cellulari embrionali possa essere ritenuto moralmente lecito occorre considerare alcuni criteri. Innanzitutto la condizione del paziente deve essere grave; in secondo luogo non deve esistere altra possibilità terapeutica alternativa. Al cattolico è però comunque consentito esercitare l’obiezione di coscienza rispetto a tale eventuale opzione terapeutica. Inoltre i cattolici hanno la responsabilità morale di sollecitare con ogni mezzo anche legale comunità scientifica e industria farmaceutica a sviluppare percorsi di ricerca e cura alternativi, magari impiegando cellule staminali adulte, senza dover ricorrere a quelle embrionali moralmente illecite. Con la Dignitas personae la Congregazione per la Dottrina della Fede ha riaffermato nel 2008 questa posizione, ribadendo che ricercatori e medici cattolici dovrebbero evitare l’uso di cellule moralmente illecite nell’esercizio della loro professione.

Tuttavia l’impiego della linea cellulare embrionale HEK293 continua a generare profitti: si prevede che nei prossimi cinque anni il suo business raggiungerà i 200 miliari di dollari.

Il silenzio generale sull’utilizzo di cellule provenienti da feti abortiti favorisce una serie di paradossi significativi. Innanzitutto molti laici finiscono col finanziare inconsapevolmente fondazioni che sostengono la ricerca su cellule staminali embrionali e linee cellulari fetali. In secondo luogo, i cattolici – siano essi imprenditori, aziende ospedaliere e sanitarie – raramente indirizzano i propri finanziamenti per incoraggiare le organizzazioni di ricerca medica e l’industria farmaceutica a perseguire lo sviluppo di biotecnologie etiche alternative all’impiego di cellule provenienti da feti abortiti.

Ecco perché è necessario e auspicabile un approfondimento ulteriore del tema da parte del Magistero della Chiesa affinché a diversi livelli, da quello degli investimenti nella ricerca biomedica a quello culturale legato alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, in specie cattolica – si possa lavorare in modo proattivo per porre fine allo sfruttamento dell’aborto, anche soltanto indiretto, nelle biotecnologie.

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