di Simone D’Aurelio

La Chiesa è in crisi da decenni, il fattore è noto a tutti, non a caso c’è un continuo calo di vocazioni e sempre più consacrati tornano a vivere da laici, le celebrazioni sono diventate un deserto e la sua presenza a livello istituzionale e sociale diventa sempre più sbiadita.

Gli stati come l’Italia la Germania il Belgio e la Francia, hanno sempre più strutture ecclesiastiche che sono abbandonate e vengono riformate in discoteche, banche, uffici, ecc. una crisi che tocca anche gli ambienti universitari, e didattici, non a caso vige un’immensa confusione dottrinale e pastorale tra i sacerdoti e i teologi, tanto che in molte parrocchie sembra regnare il caos anche nell’approccio teoretico alle realtà trascendenti.

La caduta libera però viene anche dalle massime gerarchie ecclesiastiche, con documenti pastorali sempre più ambigui e mondani che non hanno nulla in comune con il depositum fidei, inoltre i comportamenti di molti porporati, vescovi, e dello stesso pontefice ci lasciano nella più totale amarezza, li scrutiamo mentre parlano con massoni e atei, o quando si tolgono le croci ai funerali di stato per compiacere i non credenti, li osserviamo mentre abbandonano le marce per via del freddo e che pianificano il tutto in modo sempre più aziendalistico.

Se le noti dolenti sono quasi infinite, quali prospettive restano alla Chiesa oggi? Solo due strade sembrano auspicabili, la prima è che la Chiesa finirà per essere inglobata, depauperata, e disciolta per sempre nel mondo, e quindi dopo aver relativizzato ogni cosa, dovrà correre dietro alle mode, perché abbandonato il suo prius ontologico automaticamente non avrà nessun diritto di parlare di alcun argomento, al limite l’unico posto sarà quello di provare un ambiguo lavaggio delle coscienze le cui basi però saranno decise immer wieder dallo zeitegeist. La seconda opzione è quella di una prova muscolare, spirituale, e di cuore, che la porta a un punto di rottura con il mondo, ritornando a farsi interprete di una Verità sempre nuova e sempre stabile nel corso dello spazio e del tempo.

Non c’è una terza opzione, a mio avviso, dato che l’esiguo numero di religiosi segna nel giro di qualche decennio (o secolo) la fine di tutto. Ora se la Chiesa è un’istituzione umana, il suo destino è in larga parte prevedibile, ed è già deciso: scomparirà, e finirà smembrata pezzo per pezzo, e non potrà salvarsi, perché come ogni opera artificiale prima o poi incontra la sua caducità. Se invece è per davvero umana e anche divina, vuol dire che in questo momento sta attraversando la sua Passione, essendo il corpo mistico di Cristo, e che tornerà vincente dopo questa sanguinosissima battaglia. Tutti i detrattori la reputano già morta,
eppure la Bibbia si è basata spesso su una apparente sconfitta, sui casi disperati e sulla vittoria “dell’impossibile”, da Davide contro Golia alla liberazione d’Israele contro l’Egitto, dalla vittoria di pochi apostoli che hanno sfidato il mondo intero al trionfo di Cristo sulla morte stessa.

Dio in persona, fatto uomo, va al di là delle situazioni e dei contesti storici, li vive e li trascende contemporaneamente, se quindi Cristo sarà con noi “fino alla fine dei tempi” vuol dire che la Chiesa ancora oggi è sua, ed essendo nata dal suo Sangue e dal Suo Sacrificio ha nei suoi geni un destino eterno. Una realtà che collega ogni tempo e si qualifica nel passato come instaurazione e completamento del mondo ebraico, nel presente come l’unica autorità vera e legittima in grado di sciogliere e rilegare ogni cosa tra cielo e terra, e nel futuro come l’ente che ha collegato il destino di Dio stesso a quello dell’umanità.

Il suo sviluppo è di tipo biologico, essa dopo aver ricevuto il mandato divino, è ammaestrata nello Spirito, e nei secoli ha dato il via a un ricco implemento della sua tradizione, senza mai fermarsi ma rimanendo fedele a se stessa, e se la Chiesa ha nel suo cuore il corpo e il sangue di Dio in persona allora ancora oggi deve avere “in atto” Dio in sé, pena la perdita di ogni cosa perché non essendo più trascendente non potrà mai riformarsi “in potenza” e nel futuro, perché senza nessun collegamento con il presente non ci può essere trasmissione, legittimità e neanche posterità, essa o è in grado da sempre di essere al di là del tempo e dello spazio oppure non ha questa capacità.

Il destino della Chiesa è quindi questo, è per l’ateo la risposta è chiara, essa è concepita come l’ultimo respiro di un morente che per secoli si è appropriato di una nozione di vero di giuso di autorità e di divino che non gli spetta. Il cattolico invece dovrebbe vedere una crisi già annunciata che la porterà a risplendere perché nonostante il suo volto sfigurato, torturato, e distrutto, essa è destinata a rialzarsi in una situazione che sembra impossibile per vincere di nuovo contro tutti i suoi nemici, esterni e interni.

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