di Gloria Callarelli

La parola guerra, ormai, è diventata pericolosamente di uso corrente. E’ come se, come abbiamo già accennato nel pezzo “Venti di guerra”, governi, media e sovrastrutture stiano preparando l’opinione pubblica al peggio. In particolare la zona polacca è, ad oggi, una di quelle più esposta e più a rischio escalation. Tra le proteste degli agricoltori e le famiglie che non vogliono saperne di un conflitto dentro e alle porte di casa, la situazione è molto tesa. Abbiamo intervistato Jarek Cimaszewski, attivista, reporter del canale Jarek Channel e documentarista polacco, che ci ha spiegato il suo punto di vista su quanto sta accadendo nella sua terra.

Si sta svolgendo alle porte della Russia un’esercitazione imponente; non si sente parlare di pace, anzi, alcuni capi di governo hanno addirittura parlato di invio di truppe militari. Una questione che tocca anche la Polonia. Una follia.

Oggi in tutti i paesi dell’UE e della Nato si cerca un consenso popolare mettendo in cattiva luce la Russia di Putin con l’aiuto dei media di parte. Questo è anche quello che sta succedendo in Polonia sotto mentite spoglie e probabilmente, con la scusa dell’esercitazione della Defender 24, la più grande esercitazione della NATO dai tempi della guerra fredda con 90mila soldati in addestramento fino al 14 marzo, come si legge in alcuni giornali polacchi, i servizi segreti stanno preparandosi e stanno cercando una provocazione affinché il conflitto bellico scoppi più rapidamente possibile. Prima dell’89 tutta la zona dell’Europa centro orientale era sotto l’influenza della Russia, con la Polonia che veniva sempre divisa fino a scomparire a volte dalla mappa.

Qual è l’umore del popolo?

Fortunatamente nelle famiglie polacche si è creato un dissenso popolare su questo e nessuno vuole mandare i propri figli a morire mentre l’Unione Europea, con a capo la Germania e la Francia, sta spingendo come carne da macello la Polonia, l’Estonia, la Lettonia e la Lituania in guerra con la Russia. Vogliono eliminare popoli per sostituirli con altri?

In Italia si è parlato di riservisti. Anche in Polonia?

E’ trapelato che il mistero della difesa sta producendo 500.000 uniformi e si sta parlando di 250.000 uomini tra i riservisti in cui ci sarebbero anche donne infermiere, psicologhe. Questi saranno chiamate e se non si presenteranno nelle strutture militari entro poche ore dalla convocazione andranno in prigione per tre anni mentre quelli che non si faranno trovare appositamente saranno presi e incarcerati e la pena potrebbe aumentare fino a cinque anni di carcere.

In tutto questo ci mette del suo la Germania.

C’è un’altra faccia della medaglia: la Germania, storicamente penalizzata dalla seconda guerra mondiale, sempre in sordina, come da registrazioni ormai pubblica, sembra pianificasse di far saltare il ponte della Crimea. Qual è l’operazione? La Germania, che non ha più le materie prime, si vuole appropriare di quelle russe con il sangue dei polacchi lituani, estoni e lettoni con accanto soldati della Gran Bretagna a vigilare sugli interessi dell’anglosfera?

Cosa accadrà il 28 marzo ? Sappiamo vi sarà un incontro tra Polonia e Ucraina.

Il 28 marzo Varsavia riceverà per intero il parlamento ucraino. L’incontro era segreto ma poi è trapelato grazie ad un parlamentare e presidente del Senato, Krzysztof Bosak. Si può soltanto immaginare lo scopo: si parlerà dei due paesi a livello difesa. Ma non si può sapere se tratteranno altri argomenti. Quello che è certo è che nel 2016 Ucraina e Polonia hanno firmato un patto di reciproco aiuto incondizionato in tutti i settori. Nonostante i 100mila polacchi uccisi con una pulizia etnica da parte degli ucraini la Polonia ha deciso di aiutare gli ucraini. Come al solito, però, succede tutto dietro alle spalle dei cittadini.

In Polonia è in corso anche un’enorme protesta degli agricoltori.

La protesta degli agricoltori è appoggiata dai cittadini polacchi: tantissime persone hanno dichiarato che non manderanno né figli né mariti in guerra contro la Russia al posto degli ucraini. Le donne dicono al ministro della difesa e al ministro della giustizia: “Cominciate a costruire le carceri perché noi i nostri uomini e figli non li manderemo in guerra”. Lo scorso 6 marzo vi è stata una seconda protesta in cui una moltitudine di cittadini ha fatto sentire la propria voce. Si è verificata anche una provocazione da parte dei poliziotti in antisommossa come hanno dichiarano tanti testimoni oculari. Il popolo insorge: del resto un conto è combattere chiunque sul proprio suolo, da patrioti, e un conto è servire come carne da macello.

Il reporter Cimaszewski

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