di Luigi Cortese

E a sorpresa da Washington arriva un’Exit Strategy per Julian Assange: “Si dichiari colpevole di un reato minore e tornerà libero”.

Un patteggiamento con dichiarazione di colpevolezza è l’offerta che arriva dall’amministrazione Biden per chiudere la questione Assange. In pratica gli viene offerta libertà dietro sua ammissione di colpevolezza per il reato di “cattiva gestione di informazioni classificate”.

L’accordo, se accettato, gli eviterebbe l’estradizione e gli garantirebbe la libertà in considerazione dei 5 anni di prigionia scontati a Londra. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal sarebbero già in corso discussioni tra gli avvocati di Assange e il dipartimento di Giustizia americano.

Certamente l’amministrazione Biden vorrebbe risolvere questa grana proprio in piena campagna elettorale, perché un processo trasformerebbe Assange nel martire del primo emendamento sulla libertà di parola e di stampa.

Julian Assange rappresenta tutto il mondo libero, lui ha avuto il coraggio di mostrare al mondo la verità sui metodi usati dall’esercito americano quando “esporta la democrazia”. Assange è un martire, non solo del primo emendamento americano, ma di tutti quelli che considerano la libertà un valore essenziale, e chi si definisce giornalista dovrebbe schierarsi dalla sua parte senza se e senza ma.

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