di Gloria Callarelli
A processo per istigazione a delinquere (in un contesto senza precedenti, di totale assenza di prove) per un comunicato stampa scritto secondo gli inquirenti da quattro persone (oltretutto non identificate) mentre lui era in carcere a seguito delle proteste No Green Pass del 9 ottobre. In Italia, evidentemente, funziona così: se vai contro il sistema, se protesti contro le imposizioni di governo, in questo caso quelle avvenute in epoca di dittatura sanitaria, si muove una vera e propria task force giudiziario-politica con l’obiettivo di “eliminare” soggetti scomodi. Sul banco degli imputati, quindi, quattro dirigenti di Forza Nuova e -Roberto Fiore, il leader, vera spina nel fianco del sistema. E a dimostrare la sua pericolosità tutta una serie di processi costruiti su ipotesi di reato tanto “fantasiose” quanto, in realtà, ricche di elementi scagionanti.
Un processo, quello nella fattispecie, che, a ben vedere, nasce dalla volontà dell’allora Procuratore della Repubblica di Roma, Michele Prestipino, oggi indagato con la pesante accusa di rivelazione di segreto d’ufficio aggravata dall’aver favorito la mafia, in seguito ad un dialogo intercettato dagli inquirenti antimafia di Caltanisetta in un pranzo tra il magistrato e l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Costui è attualmente responsabile del Consorzio Eurolink che organizza i lavori per il Ponte sullo Stretto. Prestipino, tanto per intenderci, è colui che ha dato il là al processo 9 ottobre, quello per i fatti della CGIL ancora una volta contro Forza Nuova e lo stesso Fiore e ancora in piedi nonostante l’evidente montatura nell’impianto accusatorio. Sul punto abbiamo intervistato l’avvocato Pablo De Luca che, senza mezzi termini, dichiara: “Dallo scandalo Palamara ad oggi la situazione è ancora la stessa”.
Avvocato De Luca, cosa è emerso ieri nell’udienza per il processo di istigazione a delinquere nei confronti, tra gli altri, di Roberto Fiore?
Guardi quello che posso dire è che, a memoria, non è mai accaduto che una persona in stato di fermo cautelare venga incriminata per un reato di istigazione commesso fuori dal carcere e da altre persone che la stessa procura non è mai riuscita a identificare. Difatti neanche in istruttoria durante il dibattimento è emersa la responsabilità degli autori del “reato”.
Ravvisa nel comunicato qualcosa che può essere considerato istigazione o Le pare una forzatura?
Il comunicato esorta gli italianin a una reazione contro le costrizioni illegittime, che il governo allora impose e che andavano a comprimere i diritti fondamentali dell’individuo. Quindi non è un comunicato che istiga a commettere reati perchè non si fa riferimento a condotte di tipo illecito. Si dice agli italiani in buona sostanza: ‘reagite perchè il governo con le restrizioni del Green Pass ci sta tenendo sotto schiaffo’. Riveste un’esortazione a non essere passivi a protestare ma con mezzi leciti, non illeciti. La procura ne fa un’interpretazione finalizzata, invece, ad un’azione penale che di fatto non è fondata. La semplice lettura del testo non lascia dubbi in questo senso. L’ autorità giudiziaria, inoltre, doveva chiedere subito l’archiviazione in quanto non vi è stata alcuna identificazione di soggetti da parte del provider e soprattutto nei confronti di Fiore non potevano esserci elementi: alle 4.50 della mattina, il leader del movimento veniva tradotto in carcere e quindi era oggettivamente impossibilitato a scrivere il comunicato che sarà pubblicato alcune ore dopo.
Tutti questi elementi e soprattutto il caso dell’on. Fiore che all’epoca dei fatti era impossibilitato a redigere o suggerire comunicati, visto che si trovava in carcere, è la dimostrazione di una vis persecutoria?
Ovviamente il dubbio sorge. Ripeto: il testo del comunicato, la mancanza di identificazione tramite il provider e lo stato di carcerazione di Fiore avrebbero dovuto portare ad un’immediata chiusura del caso; invece la Procura non solo ha continuato ad indagare queste persone ma le ha anche portate a processo nonostante la mancanza di prove tecniche. Il tutto è eclatante.
Il fatto che questo procedimento sia nato per volere dell’allora Procuratore Prestipino, titolare anche del processo del 9 ottobre, fa pensare che ci sia stato un intervento politico extra legem? In Italia esiste un problema di persecuzione politica?
Alla luce di quanto sopra posso dire che sì, in Italia esiste un problema giustizia. Come avvocato posso dire che dallo scandalo Palamara ad oggi la situazione è ancora questa.





Un caso come questo, oltre a prestarsi ad una facile ironia – ma per la Procura romana Roberto Fiore ha solo il dono dell’ubiquità o anche quello della telepatia? -, ci aiuta a prendere coscienza del sistema di potere vigente. In questo sistema, quando le violenze degli antifa in servizio permanente effettivo, il “manganello” dei grandi media e le intimidazioni poliziesche non bastano, ecco che puntuale si attiva la magistratura per silenziare il dissenso verso l’ordine imposto dall’establishment. Se è pur vero che esistono tanti magistrati onesti, la storia italiana degli ultimi decenni ci dimostra che il sistema giudiziario agisce come strumento di disciplinamento politico volto a escludere dalle istituzioni tutti i soggetti ritenuti “scomodi” e dal dibattito pubblico tutti coloro che intendono realizzare cambiamenti radicali nella società. Dobbiamo renderci conto di vivere in un regime che si avvicina molto ad una dittatura, anche se mantiene i simulacri della democrazia e dello stato di diritto.
” … Percutiam pastorem , et dispergentur oves gregis … ”
(Matteo . 26 , 31 ) .