di Luigi Cortese
L’8 luglio 2025, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricevuto a Palazzo Chigi Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan Chase, la più grande banca al mondo per capitalizzazione. Un incontro che, almeno secondo il comunicato ufficiale, ha avuto come oggetto possibili investimenti in Italia e un coinvolgimento nel Piano Mattei per l’Africa.
Dietro le formule diplomatiche, però, si apre un interrogativo: siamo davanti a un’operazione di sviluppo o a una nuova fase della penetrazione finanziaria americana in Italia? La visita del numero uno di JP Morgan ha infatti riacceso il dibattito su un possibile interesse statunitense verso asset strategici del nostro Paese e sulla crescente influenza della finanza anglosassone nelle politiche economiche italiane.
Cosa c’è scritto nel comunicato
Il governo italiano ha parlato di un “approfondito confronto” su potenziali investimenti nei settori strategici del Sistema-Italia, in particolare in infrastrutture e intelligenza artificiale. Si è discusso anche del ruolo di JP Morgan nel Piano Mattei, attraverso “strumenti finanziari innovativi” per il cofinanziamento di progetti nei Paesi africani partner.
Un incontro di alto livello, dunque, in linea con la strategia del governo Meloni di attrarre grandi investitori internazionali per sostenere la crescita italiana e la proiezione geopolitica verso l’Africa.
Banche, privatizzazioni e debito: le ipotesi
Tuttavia, alcune interpretazioni alternative stanno circolando in ambienti economici e politici. Secondo queste letture, JP Morgan – che in passato ha avuto ruoli centrali in molte operazioni sul debito e nel sistema bancario europeo – avrebbe interesse a rafforzare la propria presenza nel settore del risparmio italiano, magari attraverso partecipazioni in istituti bancari locali come BPER o nella Banca Popolare di Sondrio, oggetto negli ultimi anni di attenzioni e fusioni.
Al momento, però, non risultano dati ufficiali che confermino una partecipazione diretta di JP Morgan in queste banche o un ruolo nelle operazioni in corso.
Altro tema caldo: le privatizzazioni strategiche avviate dal governo, da Poste Italiane alle Ferrovie dello Stato, fino ad alcune multiutility locali. Anche qui non esistono conferme ufficiali sull’interessamento diretto di JP Morgan, ma è noto che Dimon ha spesso accompagnato processi di acquisizione e privatizzazione in vari Paesi europei.
Infine, il tema del debito pubblico italiano. JP Morgan – come altri giganti del risparmio gestito, tra cui BlackRock – potrebbe essere interessata ad acquistare tranche di titoli di Stato, in un contesto dove il Tesoro cerca stabilità sui mercati e nuovi partner finanziari. Tuttavia, anche su questo punto l’incontro non ha prodotto annunci ufficiali.
Piano Mattei e Africa: tra solidarietà e business
Sul Piano Mattei, è possibile che JP Morgan veda nell’Italia un ponte privilegiato per accedere a investimenti infrastrutturali e commerciali in Africa, in settori come energia, logistica, mobilità e sanità. Il piano, con una dotazione iniziale di oltre 5 miliardi di euro, prevede infatti il coinvolgimento del settore privato come leva fondamentale.
Nessun accordo siglato, ma è evidente che il governo cerca partner internazionali con potenza finanziaria per non affrontare da solo la sfida africana.
Una nuova fase di penetrazione?
La domanda resta: quello che sta avvenendo è un naturale sviluppo delle relazioni tra governo e finanza globale, oppure una nuova forma di colonizzazione economica, in cui pezzi di sovranità – dal risparmio nazionale alla politica industriale – vengono affidati a soggetti esterni?
Per ora, più ombre che certezze. Ma il confronto tra governo italiano e grandi gruppi finanziari americani è solo all’inizio.




