di Gloria Callarelli

Si discuterà domani il DDL sul fine vita, ovvero, detto senza mezzi termini, sulla legittimazione per legge della possibilità di provocare la morte di una persona a determinate condizioni. Lo chiamano fine vita perché suona meglio, ma la verità è che si parla di omicidio legalizzato.

Ancora una volta a salvarci da una deriva che purtroppo è figlia di una mentalità liberale e materialista, tanto di centro, quanto di sinistra e di destra, può essere solo quella forza rivoluzionaria figlia del nostro passato e delle nostre origini, carne della nostra carne. Partiamo dal presupposto che non si dovrebbe nemmeno discutere di questi temi se sappiamo, come sappiamo, che la vita è un bene inviolabile, sacro, unico, irripetibile e che va, per sua natura e in virtù della sua origine, preservato a priori. Figurarsi se può essere un Parlamento qualsiasi a discuterne. Scandaloso. E’ come dire che delle cose di Dio se ne devono occupare Giuseppe Conte o Matteo Salvini. Una bestemmia. Da questa deriva può salvarci, dicevamo, un ritorno a quella visione politica la cui radice ideologica non ha tradito la vita, l’uomo, il divino e che già si occupò della questione in passato con due leggi: l’omicidio del consenziente (art 579 cp) e l’istigazione o aiuto al suicidio (art 580 cp). A buttarle giù, negli anni Venti-Trenta, Alfredo Rocco, il giurista, quando compose il codice penale. A spingerlo furono proprio quelle idee di cui accennavamo sopra: la nostra origine, l’interesse sociale, il principio spirituale che animava la politica di allora e che lo animava nel profondo, lo stesso che permise già allora di comprendere le potenziali derive di un pensiero neomalthusiano marxista e liberalista. Ancora una volta quel pensiero rivoluzionario si mostra, oggi, un’argine alla brutalità odierna, marmo contro palude. Allora si era compreso quanto la vita fosse sacra e quanto i figli e le persone fossero un bene, una risorsa, un dono per il popolo stesso, per la propria Terra e Nazione e per tutto il sistema economico e sociale d’Italia. Un bene da difendere e salvaguardare. Carne della nostra carne, appunto.

Eppure oggi, in Italia, ci troviamo a questo punto: che un manipolo di uomini qualunque, svuotati di quell’ardore politico e schiavi di logiche utilitariste, decide della vita delle persone. Immaginate ora il caos che conseguirebbe. Se non vi fosse un argine dato dall’intelligenza di cui gli uomini sono dotati, dato dalla moralità dell’individuo, dato dalla conoscenza del bene e del male, che ne sarebbe della nostra società? Se l’omicidio tout court fosse permesso, che ne sarebbe dell’uomo? Ecco, immaginate se tutto questo venisse introdotto per legge. Le conseguenze nefaste le intravediamo già con l’aborto, la prima importante deriva omicida che imposero con la menzogna. Ricordate: un popolo che non fa figli non ha futuro. Un popolo che uccide sé stesso è destinato a scomparire. E così con la scusa dei casi estremi siamo arrivati ad una popolazione vecchia, ad un gap tra nascite e morti insuperabile. Ad ammazzare milioni di bambini. E ora, si vorrebbe, anche milioni di malati. Con la menzogna dei casi “estremi” che non regge più. Nei pochi Paesi (solo 14 su 194 nel Mondo), dove la morte è stata legalizzata, infatti, la realtà è diventata una tragedia sistematica: si mandano a morire anche gli anziani, i soli, i disabili, i depressi, i giovani cui non viene data una prospettiva di vita.

Capitalismo e materialismo si risolvono nella diabolica cultura dello scarto, originando la sostituzione della popolazione, famiglie anoressiche, economia di vacche magre, casette striminzite, tradizioni cancellate, facce tristi, schermi piatti, prototipi sterili. Hai voglia a parlare di progresso. Il popolo, invece, è fatto di uomini che hanno una storia e trascendono per natura verso l’alto, verso il divino. Ed è per questo, è per fede, è per destino che se dovesse passare una cosa tanto assurda e contraria all’ordine naturale delle cose verrebbe prima o poi, per natura e per destino, rigettata e smantellata. E il governo, questo sgangherato governo di centro e di destra, così liberale, così pro guerra, pro immigrazione, pro morte, così incline al… tradimento crollerebbe, a lungo andare, sotto il peso della vergogna e delle conseguenze politiche delle proprie disdicevoli azioni. Il popolo non lo sopporterebbe più.
Chi comprende la vita come bene, anche in senso politico, non può che rigettare la visione materialista che sceglie la morte, l’ineluttabilità delle cose e l’inutilità del sacrificio. Non può che guardare con ammirazione a uomini come Rocco, giganti che seppero così tanto bene vedere lontano e difendere la propria gente, l’Italia, la carne della nostra carne. Non può che auspicare un ritorno al buon senso e a una politica del bene comune.

Il popolo sceglie la vita per natura e per fede e questa politica, che così tanto crudelmente quanto scioccamente sceglie il male dell’aborto o dell’eutanasia come male minore, a lungo andare perderà la sua foglia di fico: come il re che non può più nascondere sé stesso si mostrerà con vergogna in tutta la sua nudità. Alla fine, stanco, tradito e persino lasciato morire dalla politica neomalthusiana legata alle lobby, il popolo reagirà. Perché ha una storia, una sua origine, un suo futuro. Un’idea, una scintilla divina e ineluttabile, che farà in modo di proteggerlo e farlo tendere all’infinito. Perchè è carne ma ha anche un’anima. E un destino che nemmeno la morte potrà mai cancellare.

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