di Luigi Cortese

Siete stati eletti per aiutarci a vivere, non per farci morire. No alla legge sul suicidio assistito”. È questo il messaggio forte che Pro Vita e Famiglia ha lanciato ieri con una campagna di affissioni e camion vela nella Capitale, invitando i parlamentari a respingere il disegno di legge sul fine vita.

Le immagini, dal forte impatto simbolico, mostrano scranni parlamentari circondati da figure incappucciate, rappresentazione della morte, per richiamare la responsabilità dei legislatori: «Chi siede in Parlamento – spiegano dall’associazione – non deve trasformarsi in chi decide di porre fine alla vita».

Il punto della campagna

Secondo Pro Vita e Famiglia, il testo attualmente in discussione rischia di aprire la strada a una “deriva eutanasica”, legittimando un sistema in cui lo Stato certifica il suicidio. «Il Comitato governativo previsto nella proposta – sottolineano – equivarrebbe a una bollinatura di Stato della morte, con fondi pubblici destinati a favorirla».

Toni Brandi, presidente dell’associazione, smonta anche la narrazione secondo cui le Camere sarebbero obbligate a legiferare: «Non esistono vincoli costituzionali che impongano questa legge. È una scelta politica e morale».

Cure palliative e assistenza, non morte

L’appello è chiaro: investire su cure palliative e sostegno ai malati terminali, anziché aprire a scorciatoie che mettono a rischio i più fragili. «Nessuno chiede di morire – ribadiscono da Pro Vita e Famiglia – ma di essere accompagnato, curato, ascoltato».

Oggi conferenza stampa in centro a Roma

Questa mattina, alle ore 11, Pro Vita e Famiglia incontra la stampa all’Hotel Nazionale, Sala Cristallo, in Piazza Monte Citorio 131. L’iniziativa, dal titolo “Fermate la legge, non fermate la vita”, sarà l’occasione per approfondire i rischi della proposta sul suicidio assistito e rilanciare un appello ai parlamentari.


Il dibattito sul fine vita resta aperto. Ma una domanda, posta dalla campagna di Pro Vita e Famiglia, interpella tutti: chi ha davvero il diritto di decidere chi deve vivere e chi deve morire?

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