di Luigi Cortese

A Gaza non vengono distrutte solo le case: anche i grembi materni sono sotto attacco. Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia, lancia l’allarme su una realtà che definisce «un genocidio silenzioso, sotto gli occhi del mondo».

Secondo i dati diffusi da Hannoun, nei primi sei mesi del 2025 si è registrato un crollo drammatico delle nascite: solo 17.000, contro le 29.000 dello stesso periodo del 2022. Un calo del 41,4%, che non è solo una statistica ma un segnale inquietante: la vita a Gaza sta scomparendo.

Numeri che gridano vendetta

Dietro questa catastrofe si nascondono tragedie quotidiane:

  • 2.600 aborti

  • 220 donne morte durante la gravidanza

  • 21 neonati deceduti il primo giorno di vita

  • 67 malformazioni congenite

  • 1.600 neonati sottopeso

  • 1.460 nascite premature

  • 2.535 neonati in terapia intensiva

Donne costrette a partorire tra le macerie, senza acqua, senza cure, senza sicurezza. Bambini che non hanno il tempo di respirare. Famiglie intere cancellate.

Una pulizia etnica sotto silenzio

Per Hannoun, ciò che sta accadendo a Gaza non è una “semplice” emergenza umanitaria, ma «un piano di pulizia etnica», condotto attraverso la distruzione delle strutture sanitarie e l’impossibilità di garantire nascite sicure.

«Ogni numero è una vita, ogni percentuale è un popolo che scompare» – denuncia il presidente dell’API.

Un appello alla comunità internazionale

Hannoun chiede con forza sanzioni contro Israele, l’apertura immediata di corridoi umanitari, e un intervento urgente per fermare quello che definisce «un genocidio in atto».

La domanda resta: quanto ancora il mondo resterà in silenzio davanti a questa strage di innocenti?

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