di Redazione

Lo scrittore Igor Colombo racconta la sua battaglia contro il cancro, e lancia un appello contro una legge che, secondo lui, rischia di legittimare la resa nella sofferenza: “Lo Stato deve sostenere la vita, non accompagnare alla morte”

“Ormai tutti sanno la mia storia ma la voglio ribadire. Il 29 agosto 2023 mi è stato diagnosticato una grave forma di cancro partito dal colon ed andato in metastasi a fegato, milza e polmoni. Diagnosi confermata dall’esame istologico con cappa al quarto stadio, quarto significa che non esiste un quinto, ma solo quello che si può immaginare.

Tante settimane di degenza ospedaliera, in cui i medici del reparto di Oncologia di Lamezia Terme le tentarono tutte ma purtroppo subentrarono gravi complicazioni e la situazione in quella fine estate precipitò. La foto che vedete è relativa a quel periodo, pochi giorni dopo sarei ancora di più mutato nel fisico con stomaco gonfio come una donna all’ottavo-nono mese di gravidanza, caviglie e piedi gonfi e visto smunto con naso aquilino.

Il cancro stava avanzando dentro di me ed i medici potevano solo cercare di attenuare le mie sofferenze con morfina, ma neppure quella bastava per i forti dolori che accusavo in alcuni momenti della giornata. Ossigeno, trasfusioni di sangue, alimentazione artificiale, mi avevano prospettato non più di due settimane di vita.

In quel periodo ho pensato solo due volte alla morte e ho pregato Dio affinché mi venisse a prendere per evitarmi quelle sofferenze. Ma quelli erano i momenti più intensi, dove la sofferenza ti faceva perdere la lucidità. In realtà davanti a tutto un reparto io pensavo ad uscire di lì, guardavo fuori dalla finestra e desideravo passeggiare, incontrare ed abbracciare amici, stare con mia mamma a bere un caffè in un bar.

La voglia di vivere sta alla base di tutto ma non possiamo dare lezioni a chicchessia, specie alle persone che soffrono più di quanto abbia sofferto io. Oggi combatto ma non vi nascondo che spesso i pensieri cattivi mi vengono e dico: ” se le terapie che sto facendo vengono bucate dal cancro io altre terapie forti non potrei sopportarle” ed allora penso: “potrei lasciarmi andare e finalmente finire con la sofferenza ed i momenti di ansia e paura”.

Però in quel momento mi rendo conto di non essere abbastanza lucido e se un giorno in mancanza di lucidità , dovessi pensare al mio Stato, al governo della mia nazione, che mi consente di uccidermi “dolcemente”? Io potrei subito reagire come sto facendo da due anni a questa parte ed altri che non hanno la stessa reazione? Che magari non trovano forza , stimoli e motivazioni per continuare a vivere e combattere, però in fondo al loro cuore lo vorrebbero ma non trovano la forza?

Ecco che allora lo Stato ti arriva in soccorso e ti consente di farla finita. Io credo, e questo lo dico da un punto e da una visione politica-filosofica-religiosa. che uno Stato dovrebbe sempre legiferare per la vita e non per la morte. Un tempo i governi, gli Stati, le nazioni, in Europa agivano cosi. L’inganno è che quando pensi a certe brutte cose non sei mai lucido e guardi alla vita come una morte vivente, esattamente come i vampiri nel romanzo Dracula di Bram Stoker. Ecco perché il governo Meloni non dovrebbe ingannare prima di tutto gli elettori e poi se stesso. I numeri parlano chiaro e ci dicono che lì dove sono state approvate tali leggi, i casi di suicidio sono aumentanti vertiginosamente fino ad arrivare a 60 mila del Canada , molti addirittura per forme depressive che con le terapie di oggi si curano benissimo, specie in una nazione come l’Italia che ha voluto la legge Basaglia.

La morte è un qualcosa che esiste ed a lei ci lega la stessa nostra nascita quando diventiamo

cristiani attraverso il Battesimo. Dobbiamo solo comprendere che la vita è un passaggio terreno che prima o poi finirà. Avere paura è lecito ed in questa società moderna borderline, da un lato ti facilità la morte, dall’altro invece l’annulla come se fosse qualcosa che non riguarda mai te ma sempre gli altri. Ecco perché amo l’uomo medioevale, sapeva vivere sereno perché consapevole che la vita è un passaggio e dopo arriva il “conto”, l’incontro con Dio e quando qualcuno di noi lascia questo mondo dobbiamo smetterla di dire ” ciao” bensì A Dio perché è da Dio che ci si rincontrerà”

IGOR COLOMBO 

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