di Luigi Cortese
Il 15 agosto si terrà un incontro molto atteso in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin. Un faccia a faccia che potrebbe cambiare molte cose nel gioco geopolitico mondiale, ma che si svolgerà senza la partecipazione dell’Europa. Dopo aver seguito a occhi chiusi le indicazioni di Washington e aver imposto sanzioni pesantissime alla Russia, l’Europa si ritrova esclusa dal tavolo delle trattative. E a pagare il prezzo di tutto questo sono, come sempre, i cittadini: con bollette della luce e del gas diventate insostenibili.
L’Italia, in particolare, si trova in una posizione complicata. La politica dura e chiaramente “russofoba” del governo Meloni ha fatto sì che Mosca considerasse il nostro Paese troppo ostile per ospitare un incontro così delicato. A quanto pare, fonti diplomatiche confermano che Putin ha scartato l’ipotesi di tenere il vertice in Italia proprio per questa ragione. Un vero e proprio schiaffo alla nostra diplomazia, che da sempre ha cercato di mantenere un ruolo di mediazione tra Est e Ovest.
Dietro questa esclusione c’è anche un costo concreto che i cittadini italiani stanno già pagando: l’adesione senza se e senza ma alle sanzioni ha portato a un’impennata vertiginosa delle bollette energetiche. La politica estera si è tradotta così in una “stangata” sulla vita quotidiana delle famiglie, che si trovano a dover fare i conti con costi insostenibili per riscaldarsi o illuminare le proprie case.
L’Unione Europea nel suo complesso ha varato ormai il 18° pacchetto di sanzioni contro la Russia, abbassando ancora il prezzo massimo consentito per il petrolio russo. Queste misure hanno certamente colpito Mosca, ma hanno anche fatto lievitare i prezzi dell’energia in Europa, rallentando la crescita economica. E ora, paradossalmente, l’Europa è fuori da questo vertice di Alaska, dove a sedersi al tavolo saranno solo Stati Uniti e Russia.
Insomma, Trump e Putin si incontrano lasciando l’Europa a guardare da lontano, e l’Italia paga un prezzo doppio: da una parte viene esclusa da un momento diplomatico decisivo, dall’altra deve fronteggiare un aumento dei costi che pesa sulle tasche dei cittadini. La politica di rigido allineamento agli Stati Uniti, guidata dalla Meloni, sembra così aver lasciato il nostro Paese più isolato e più debole. Una situazione che fa sorgere molti dubbi su quale sarà il ruolo futuro dell’Europa e dell’Italia nelle trattative di pace e stabilità internazionale.





analisi corretta viene da chiedersi se a questo punto il governo non intenda ritirarsi dalle sanzioni ma dovrebbe essere coraggioso patriottico e unanime
il coraggio di andare contro gli USA? Non penso che questo governo abbia gli attributi per fare una cosa del genere. Lo faranno dopo l’accordo quando dalla Casa Bianca arriverà la comunicazione che siamo tornati amici di Putin
In realtà, non ci sono molti dubbi su quale sarà il ruolo dell’Unione Europea e dell’Italia: entrambe, sotto la regia britannica, hanno scommesso tutto sulla sconfitta strategica della Russia in Ucraina e, anche se consapevoli di aver perso la scommessa, cercheranno in tutti i modi di sabotare qualsiasi trattativa di pace che tenga conto delle richieste russe. Ma la UE è ormai fuori dai giochi e patetiche sono le sue pose bellicose, visti gli schiaffoni che ha recentemente rimediato da Trump, dalla Cina e persino dal Qatar. Per quanto riguarda l’Italia, è chiaro che essa è diventata irrilevante; una semplice dépendance di Bruxelles, priva di qualsiasi autonomia diplomatica e credibilità internazionale, con la Meloni che non perde occasione di sbaciucchiare Zelensky e Mattarella che si slancia in insensati parallelismi storici tra la Federazione Russa e il Terzo Reich.
Sollevando lo sguardo dalle miserie europee e allargandolo alla geopolitica mondiale, si può tranquillamente dire che se anche l’incontro del 15 agosto tra i presidenti Trump e Putin dovesse risolvere la questione ucraina (cosa improbabile, almeno nell’immediato), l’obiettivo degli occidentali di destabilizzare la Russia non cambierebbe. La NATO è già all’opera per accendere nuovi focolai nelle ex repubbliche sovietiche (Georgia, Moldavia, Armenia e Azerbaijan) e in Serbia… speriamo che l’orso russo sia abbastanza forte e determinato da spegnerli sul nascere.