di Luigi Cortese
Il prossimo incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky arriva in un clima di incertezza che in Europa si respira a pieni polmoni. Dopo il vertice di Anchorage, in Alaska, molti si aspettavano passi concreti verso un cessate il fuoco. Invece, da Washington è arrivata una virata: prima un accordo politico complessivo, poi eventualmente la tregua. Una scelta che, di fatto, mette in crisi la linea seguita finora dalle cancellerie europee.
Il cosiddetto “gruppo dei volenterosi” aveva fatto affidamento sulla continuità dell’appoggio americano, illudendosi che fosse un dato acquisito. Così l’Europa ha moltiplicato sanzioni e dichiarazioni di fermezza, senza però costruire un vero percorso di pace. Il risultato è che, al primo cambio di vento oltreoceano, l’Unione si ritrova spaesata, incapace di dettare l’agenda e persino di parlare con una voce sola.
Trump, intanto, spinge Kiev a considerare compromessi che fino a ieri erano tabù. E l’Europa? Rischia di restare a bordo campo, ridotta al ruolo di spettatrice morale, con l’accusa sempre più insistente di voler prolungare la guerra più che fermarla.
La verità è semplice: senza un progetto realistico di uscita dal conflitto, l’Europa non guiderà nessun processo di pace. Saranno altri a scriverne le regole.





Non solo l’Europa non guiderà nessun processo di pace, ma farà tutto il possibile per boicottarlo.
Perché l’Europa è contraria alla pace e vuol continuare ad usare l’Ucraina come strumento di guerra contro la Russia? Il motivo è facilmente intuibile. Dopo aver affossato la propria economia con politiche di austerità e di transizione ecologica, le classi dirigenti europee sperano di rilanciarla con l’aumento delle spese militari e la trasformazione di parte delle proprie industrie, soprattutto quelle automobilistiche e metalmeccaniche, in industrie belliche. Va da sé che questa ennesima follia europea non rilancerà un bel niente – oltre metà della spesa sarà destinata all’acquisto di armi statunitensi -, ma garantirà un afflusso di miliardi nelle tasche dei soliti grandi gruppi finanziari e un taglio dei servizi associato a un aumento delle tasse per il cittadino medio.
Malgrado ciò, l’Unione Europea – guidata in realtà dalla City di Londra e avente come testimonial il tedesco Merz – sembra intenzionata a percorrere questa strada sino in fondo, e per farlo è necessario che prosegua il conflitto in Ucraina e che il nostro sistema mediatico possa continuare ad agitare lo spauracchio di una Russia che vuole invadere l’Europa e arrivare fino a Lisbona: un accordo di pace renderebbe invendibile all’opinione pubblica lo sciagurato progetto di riarmo europeo e mostrerebbe anche ai più fanatici euroinomani quanto sia inutile e dannosa la tecnocrazia di Bruxelles.
bravo!
Spero che la Russia,nel caso si dovesse arrivare progressivamente ad una pace di fatto,riesca ad avere molto più territorio che la sola Crimea,soprattutto dopo tutti questi anni di guerra e infinite vittime per colpa della NATO. In ogni caso,vista anche la situazione attuale,dove l’esercito russo avanza molto più velocemente,tenere soltanto la Crimea e trattare la non entrata dell’Ucraina nella NATO,è il minimo che il Cremlino possa chiedere,nonostante abbia tutto il diritto di chiedere di più. Quanto all’Europa,non conta più nulla. Bene ,tra le altre cose,il fatto che il Portogallo e la Spagna stiano cominciando a sfilarsi dai programmi come quello degli F35. Rimane il ripensamento del Canada che è stato truffato dagli USA,imponendo la vendita dell’aereo foca ed imposto attraverso le lobby interne. L’industria militare europea,d’altra parte,specie quella più avanzata e legata al mondo aerospaziale,nonostante i deliri degli anni passati,sulla costruzione di fantomatici avanzatissimi aerei di sesta generazione,attraverso la cooperazione di aziende partner di Paesi europei,tra cui l’Italia,è ritornata ad una situazione pre-progettuale per annullamento,divisione e disorganizzazione dei governi e aziende partners. Questo significa che,mentre l’Europa è al capolinea ed è costretta in realtà a comprare armi dagli USA per la maggior parte dei casi, altre superpotenze singole e nazionaliste,come la Cina, hanno già il terzo prototipo di aerei di sesta generazione e contro ogni aspettativa occidentale,superando presto gli Stati Uniti anche come quantità di aerei stealth di quinta generazione. Ancora una volta ,il nazionalismo,come quello cinese dimostra di essere vincitore,mentre l’Europa,serva degli USA,che deve contribuire a sanzionare il resto del mondo,trovando le scuse più assurde,come l’ideologismo lgbt,i diritti degli immigrati ed altre cose,che in realtà hanno portato alla Terza Guerra Mondiale,è caduta nell’oblio,sia dal punto di vista materiale,che sociale.