di Luigi Cortese

Il prossimo incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky arriva in un clima di incertezza che in Europa si respira a pieni polmoni. Dopo il vertice di Anchorage, in Alaska, molti si aspettavano passi concreti verso un cessate il fuoco. Invece, da Washington è arrivata una virata: prima un accordo politico complessivo, poi eventualmente la tregua. Una scelta che, di fatto, mette in crisi la linea seguita finora dalle cancellerie europee.

Il cosiddetto “gruppo dei volenterosi” aveva fatto affidamento sulla continuità dell’appoggio americano, illudendosi che fosse un dato acquisito. Così l’Europa ha moltiplicato sanzioni e dichiarazioni di fermezza, senza però costruire un vero percorso di pace. Il risultato è che, al primo cambio di vento oltreoceano, l’Unione si ritrova spaesata, incapace di dettare l’agenda e persino di parlare con una voce sola.

Trump, intanto, spinge Kiev a considerare compromessi che fino a ieri erano tabù. E l’Europa? Rischia di restare a bordo campo, ridotta al ruolo di spettatrice morale, con l’accusa sempre più insistente di voler prolungare la guerra più che fermarla.

La verità è semplice: senza un progetto realistico di uscita dal conflitto, l’Europa non guiderà nessun processo di pace. Saranno altri a scriverne le regole.

Share via
Copy link
Powered by Social Snap