di Redazione
Un’inquietante vicenda sta scuotendo l’opinione pubblica americana e internazionale. In una villa di lusso ad Arcadia, nella periferia di Los Angeles, la polizia ha scoperto almeno 15 bambini, tutti sotto i tre anni, accuditi da tate e circondati dal silenzioso sospetto che sia le vittime di un’oscura operazione: ovvero frutti dell’utero in affitto e che la Villa fosse un vera e proprio – e macabro – centro di sdonagamento. A questi si sono aggiunti altri sei piccoli, trovati in altre abitazioni della città, per un totale di ventuno bambini che – secondo i documenti ufficiali – apparterrebbero tutti a una coppia cinese: lui, 65 anni, lei, 38.
I certificati di nascita confermerebbero questa versione. I bambini, infatti, sarebbero nati in varie parti degli Stati Uniti e a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, in una tempistica biologicamente impossibile anche per la più “prolifica” delle madri. Il sospetto, sempre più forte per gli investigatori, è che si sia trattato – appunto – di un centro di smistamento di bambini, frutto di maternità surrogata, organizzato e gestito sotto copertura.
La villa in questione è infatti registrata come sede della famigerata agenzia Mark Surrogacy, gestita da Silvia Zhang, la donna che afferma di avere ben ventuno figli. Zhang, secondo le testimonianze raccolte dal Wall Street Journal, avrebbe mentito alle madri surrogate sul reale destino dei bambini. A una donna, ad esempio, raccontò che lei e il marito non potevano avere figli e che avrebbero pagato 55 mila dollari per “coronare il loro sogno”. In realtà, ora emerge l’ipotesi agghiacciante che la coppia stesse organizzando la vendita dei piccoli, sfruttando un’industria dell’utero in affitto che muove miliardi di dollari.
Nonostante le domande degli agenti federali, Zhang ha opposto il silenzio, convinta che il semplice fatto di dichiararsi madre di ventidue bambini fosse sufficiente a “chiudere il caso”. Ma alcune delle donne che hanno portato in grembo quei figli, contattate di recente dall’FBI, avrebbero confermato di essere state raggirate. Vanity McGoveran, una di loro, ha raccontato di essere rimasta sconvolta nello scoprire che Zhang, che le aveva detto di non poter avere figli, in realtà si vantava di averne avuti a decine. «Mi chiedo se non abbia qualcosa da nascondere», ha dichiarato.
Sul sito ufficiale, Mark Surrogacy si presenta come una “semplice” agenzia che mette in contatto madri surrogate con coppie americane e internazionali “in cerca di figli”. Dietro questa facciata, però, si nasconderebbe un commercio cinico e crudele, dove donne in difficoltà economica vengono reclutate – persino tramite Facebook – per vendere la loro maternità a coppie facoltose, spesso cinesi, dato che in Cina l’utero in affitto è illegale. Secondo uno studio della Emory University, tra il 2014 e il 2020 il 41% dei clienti internazionali di questa industria è stato, infatti, proprio di nazionalità cinese.
Questa vicenda, che mette in luce l’abisso morale e giuridico della pratica dell’utero in affitto, potrebbe spingere le autorità statunitensi ad adottare restrizioni più severe. Ma il danno è già stato ampiamente fatto: bambini trattati come merce di lusso, donne sfruttate e una cultura che, invece di proteggere i più piccoli, li abbandona alle logiche del mercato e del profitto. Ancora una volta, l’utero in affitto ha dimostrato il suo vero volto: non un “atto d’amore”, ma un business spietato che calpesta la dignità della donna e del bambino.
Fonte: provitaefamiglia.it




