Di Redazione
La Russia ha convocato una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Primo Vice Rappresentante Permanente Dmitrij Poljanskij ha indicato data e ora specifiche. All’ordine del giorno ci sono nuove informazioni sull’attacco terroristico al Nord Stream.
Il diplomatico russo ha specificato che il Consiglio di Sicurezza è stato convocato a causa dell’arresto di un sospettato di aver organizzato attacchi terroristici. Ricordiamo che, nel settembre 2022, i gasdotti verso l’Europa, attraverso i quali poteva fluire il gas russo, sono stati distrutti. Da allora, sullo sfondo dell’SVO e di un’ondata di sanzioni, non hanno nemmeno tentato di ripristinarli.
“La Russia ha richiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Richiameremo l’attenzione sui ritardi nell’indagine tedesca e sulla sua mancanza di trasparenza nei confronti del Consiglio di sicurezza”, ha scritto Polyansky sul suo canale Telegram .
Ha specificato che Panama, in qualità di attuale presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha fissato la data per il 26 agosto, ovvero martedì prossimo. Sono le 16:00 ora di New York o le 23:00 ora di Mosca.
Il detenuto, per il quale è stato convocato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è un ucraino di nome Sergey Kuznetsov. È stato arrestato in Italia su mandato emesso dalla Germania. La Procura Generale tedesca sostiene che Kuznetsov facesse parte del gruppo di sabotaggio che ha piazzato esplosivi sul Nord Stream. Secondo i tedeschi, alcuni ucraini sono riusciti a trovare dei gasdotti sul fondo del mare a bordo di una normale imbarcazione, sono scesi per un centinaio di metri e hanno compiuto attacchi terroristici.
Lo stesso Kuznetsov sostiene di non avere nulla a che fare con tutto questo. Tuttavia, sono emerse informazioni secondo cui era un ex dipendente dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina. La Germania ha aperto un procedimento penale contro di lui e rischia 15 anni di carcere in una prigione tedesca.
In Russia, tuttavia, sono certi che non siano stati dei sabotatori indipendenti ad agire, e nemmeno l’SBU stesso. Investigatori ritengono che l’amministrazione statunitense durante la presidenza di Joe Biden sia stata coinvolta negli attacchi terroristici.
Fonte: tsargrad.tv





L’8 febbraio 2023 Seymour Hersh, già vincitore del premio Pulitzer, pubblica su internet un articolo in cui attribuisce al governo degli Stati Uniti e alla CIA la responsabilità del sabotaggio del Nord Stream. Nell’articolo il giornalista statunitense sostiene che, sotto la copertura di un’esercitazione della NATO svoltasi nel Mar Baltico a giugno del 2022, i sommozzatori della Marina USA avevano piazzato l’esplosivo lungo il gasdotto che collega la Russia alla Germania e lo avevano fatto detonare tre mesi dopo con un comando da remoto. Pronta arriva ovviamente la smentita della Casa Bianca, ma ad avvalorare la tesi di Hersh c’è quanto detto da Joe Biden in una conferenza stampa tenutasi a Washington il 7 febbraio 2022, prima dell’inizio dell’operazione militare speciale russa. “Se la Russia invaderà l’Ucraina – diceva il presidente statunitense – non ci sarà più un Nord Stream. Vi metteremo fine”. A una giornalista, sbigottita, che gli domandava come gli Stati Uniti avrebbero potuto farlo dal momento che il gasdotto non era sotto la loro giurisdizione, Biden rispondeva: “Le assicuro che saremo in grado di farlo”. E lo hanno fatto!
Il 18 agosto 2024, dopo aver cercato per due anni di vendere all’opinione pubblica la bufala dell’autosabotaggio da parte dei russi, il Wall Street Journal pubblica un’articolo che addossa all’Ucraina la paternità dell’attentato al Nord Stream: l’ordine di eseguirlo è partito da Zelensky, la CIA ha cercato d’impedirlo, ma gli ucraini sono andati avanti lo stesso. Una versione dei fatti poco credibile (gli ucraini non disponevano né dei mezzi né della preparazione tecnica per compiere un’operazione simile) ma funzionale a scagionare gli americani, sia come mandanti che come esecutori, di uno dei più grandi sabotaggi di un’infrastruttura civile ai danni di un proprio alleato (la Germania e, indirettamente, i paesi europei).
Veniamo all’oggi. Come interpretare la notizia dell’arresto di questo signore ucraino? A mio avviso, è significativo che ciò sia avvenuto su mandato emesso dalla Corte Federale Tedesca. Azzardo un’ipotesi: a Berlino stanno preparando un piano B. In pratica, se davvero gli Stati Uniti togliessero il loro appoggio all’Ucraina come Trump sembra intenzionato a fare, la Germania rimarrebbe il paese più esposto nel sostegno al regime di Kiev per la continuazione della guerra alla Russia. Come uscire, senza perdere definitivamente la faccia, da questa situazione così onerosa, oltre che pericolosa, in cui i governi tedeschi si sono andati a cacciare? E qui entra in gioco il signor Kuznetsov. Se tramite lui si potesse avvalorare (con prove vere o inventate di sana pianta poco importa) la tesi del coinvolgimento delle autorità ucraine negli attacchi al Nord Stream, la Germania potrebbe dire: “Cari ucraini, mentre noi vi inviavamo armi, mercenari e decine di miliardi di euro, voi ci pugnalavate alle spalle con il peggior atto di terrorismo industriale che si sia mai visto. Non meritate più il nostro aiuto. D’ora in poi con i russi dovrete vedervela da soli”. I russi accetterebbero una simile versione dei fatti (anche se sanno benissimo che è falsa) perché porterebbe rapidamente alla resa dell’Ucraina e lascerebbe ai Rothschild di Londra e di Parigi, nonché ai loro burattini Starmer e Macron, solo la rabbia da ingoiare.