di Mattia Taricco

Al Meeting di Rimini 2025, Giorgia Meloni ha chiuso la quarantaseiesima edizione con un discorso dai toni completamente liberal e europeisti. La premier ha abbracciato tematiche che fino a ieri appartenevano al pensiero di Mario Draghi, aprendo interrogativi importanti sul futuro dei lavoratori italiani.

Meloni ha ribadito che l’Italia non è più “il malato d’Europa” e ha chiesto un’Unione meno burocratica e più concreta. Un messaggio già sentito da Draghi.

Sul piano economico ha confermato la sua ricetta: flat tax incrementale, sgravi sui premi di produttività e fringe benefit, incentivi fiscali per chi investe e assume, super abbassamento del costo del lavoro e riduzione stabile del cuneo fiscale. Una linea che richiama quella dell’ex premier.

Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha sottolineato la continuità: «Il Meeting si apre con Draghi e si chiude con Meloni», definendola la prova del nuovo prestigio italiano in Europa.

La scelta di favorire le imprese solleva molteplici dubbi sul fronte sociale:

Non si parla di minimi di retribuzione: Meloni resta contraria a una legge che lo stabilisca, preferendo misure fiscali. Una posizione che rischia di lasciare ampio margine ai datori di lavoro.

Sussidi ridimensionati: strumenti come il reddito di cittadinanza sono bollati come disincentivi al lavoro. Ma senza valide alternative, molti rischiano di restare senza sostegno.

Pressione sul ceto medio: tra i 32.000 e i 40.000 euro annui si parla di aliquote effettive fino al 56%. La promessa di semplificazione fiscale rischia di trasformarsi in un aggravio per chi sta in mezzo.

Il governo Meloni appare molto diverso da quello degli inizi:

Da una destra identitaria a una linea “Draghi 2”, più centrata su mercati e liberalizzazioni.

Dalla protezione sociale a un favore netto per le imprese, con meno ruolo redistributivo dello Stato.

Un commento su Reddit riassume così la critica:

“Per Meloni la ricchezza la generano gli imprenditori, non i lavoratori che ci mettono il loro impegno.”

Il discorso al Meeting segna una chiara convergenza tra l’agenda di Meloni e quella di Draghi: liberalismo, meno burocrazia, focus sul capitale. Resta la domanda: chi pagherà il prezzo di questa scelta? Se i benefici per le aziende non si tradurranno in migliori condizioni per chi lavora, il rischio è che crescano le disuguaglianze e si allarghi la distanza tra chi produce profitti e chi lavora ogni giorno.

Dov’è finita la destra sociale?

Share via
Copy link
Powered by Social Snap