di Luigi Cortese
Le parole di un pentito inchiodano Stato, politica e camorra — e il registro tumori resta l’ultima pagina di un libro appena iniziato.
C’è una ferita che continua a ribollire: non sono solo roghi o discariche, ma il silenzio istituzionale che ha lasciato la Terra dei Fuochi morire piano. Mentre la popolazione si ammala, le istituzioni si perdono in promesse vuote e ritardi. Un documento c’è, il Registro Tumori Campania, ma nel maggio 2025 è emerso come un cadavere imbalsamato: dati aggiornati solo fino al 2021, senza alcuna precisione territoriale dove servirebbe di più — nelle campagne tra Napoli e Caserta, cuore dell’inferno degli sversamenti.
La cronologia istituzionale parla chiaro: legge del 10 luglio 2012 per istituire i registri, 13 novembre 2012 definizione dei criteri, 27 gennaio 2014 attivazione formale del registro. E poi? 27–28 maggio 2025, report pubblicato, ma vuoto di verità. Quattro anni di silenzio e nulla.
Eppure, chi avevamo a disposizione di denunciare tutto già negli anni Novanta? Carmine Schiavone — cugino del boss “Sandokan”, diventato pentito — testimoniò davanti alla Commissione Ecomafie il 7 ottobre 1997. Le sue parole, desecretate solo nel 2013, sono nette:
“Il nostro sistema era talmente teso al lucro che avvelenavamo il territorio. E lo Stato lo sapeva. È stato connivente” Lexambiente Wikipedia
Una frase che va dritta al cuore del problema: lo Stato sapeva, ma fece finta di niente. Questi registri, passaggi, rapporti… cosa sono se non verbali messi in un cassetto?
Schiavone raccontava di rifiuti tossici provenienti da Nord — fanghi industriali, solventi, scarti conciari, addirittura materiali radioattivi — interrati nelle campagne, nelle cave abbandonate, persino nelle fondamenta delle costruzioni realizzate da imprese dei casalesi. E parliamo di opere pubbliche appaltate a loro. Le imprese edificavano scuole e strade ma sotto al calcestruzzo nascondevano morte. E lo Stato? Quella mattina non era cieco, era complice.
Il vuoto dei numeri del registro tumori non è solo carenza tecnica: è la fotografia di quell’omertà istituzionale. Nessun aggiornamento, nessuna mappa, nessuna prevenzione. Chi decideva lo fece tacendo. E la gente continua a pagare il prezzo più alto: padri giovani, neonati nei reparti oncologici, donnine con gli occhi persi tra i fiori che non crescono più.
Contare i malati non è una statistica. È un atto di giustizia. È chiamare per nome le vittime, individuare i punti rossi sulla mappa, offrire qualcosa — anche minima — di reale. Continuare a pubblicare report datati, blandi, incompleti è continuare a coltivare il silenzio complice.
La Terra dei Fuochi non chiede certo colpe assegnate con titoli di coda: chiede verità, bonifiche, strumenti. Vuole che quel registro smetta di essere un orpello di carta e diventi una luce su quella memoria in fiamme. Perché se lo Stato non fornisce i numeri, la gente li scrive con le lacrime. E la camorra continuerà a sorridere: perché la sua forza più implacabile è il silenzio — dello Stato.




