Di Redazione
La spiaggia della città di Gaza è oggi travolta da decine di migliaia di sfollati, costretti ad abbandonare le loro case a causa dei bombardamenti e della distruzione sistematica operata dall’esercito israeliano, in una strategia continua di punizione collettiva e pulizia etnica.
Intere popolazioni si sono mosse in condizioni drammatiche, senza rifugi né tende, e con una carenza totale di servizi essenziali.
La zona di al-Mawasi è diventata un enorme campo profughi privo di servizi sanitari e acqua potabile, mentre la maggior parte degli sfollati—donne, bambini e anziani—vive all’aperto, sotto il costante fuoco di artiglieria e missili.
Collasso del sistema sanitario:
Il sistema sanitario anche risulta al collasso. Il carburante è quasi esaurito, con il rischio immediato di fermare completamente le attrezzature mediche, causando la morte di pazienti e rendendo impossibile la cura dei feriti. Gli ospedali sono sovraffollati e al limite delle capacità. La situazione è sempre più disperata.





Il regime genocida di Tel Aviv ha aperto a Gaza una succursale dell’inferno. Le sue forze di occupazione sono un tritacarne che ogni giorno macina bambini, donne, medici e giornalisti palestinesi. Mai si era vista tanta barbarie, tanto sadismo, tanto ostentato disprezzo della vita umana… E’ come se il massacro del ghetto di Varsavia si ripetesse moltiplicato nei numeri, nella durata e nell’efferatezza. Solo che questa volta la bandiera dei carnefici non ha la svastica, ma la stella di David, e le vittime non sono gli ashkenaziti, ma gli autoctoni di Palestina, i veri semiti. Solo che questa volta nessuno potrà dire di non aver saputo cosa stava accadendo, perché il sangue dei morti, i lamenti dei feriti e il ghigno compiaciuto degli assassini hanno bucato il velo della censura, sono trasmessi in mondovisione, sono sotto gli occhi di tutti. Solo che questa volta gli Stati Uniti, l’Europa e parte del mondo arabo non potranno cancellare l’infamia di aver sostenuto politicamente, economicamente e militarmente lo stato canaglia d’Israele; non potranno lavarsi la coscienza con qualche iniziativa simbolica dopo essersi resi complici del primo genocidio della storia andato in onda in tempo reale.