Riceviamo e pubblichiamo
Da oltre 240 giorni, la Cisgiordania vive una situazione drammatica e insostenibile, come evidenziato dai dati dettagliati dell’attuale rapporto. Tuttavia, oltre ai numeri, è fondamentale comprendere la dimensione sistematica dell’oppressione che la popolazione palestinese subisce quotidianamente.
Negli ultimi mesi, le dichiarazioni pubbliche di ministri israeliani hanno assunto un tono sempre più esplicito e minaccioso, con proposte di annessione totale della Cisgiordania allo Stato di Israele e la revoca del riconoscimento dell’Autorità Nazionale Palestinese. Tali dichiarazioni non solo rappresentano una grave violazione del diritto internazionale, ma preannunciano anche l’intenzione chiara di consolidare un regime di apartheid territoriale e politico.
La realtà sul terreno conferma queste intenzioni:
- I coloni israeliani, spesso scortati da soldati pesantemente armati, compiono irruzioni quotidiane nei villaggi palestinesi, attaccano abitazioni, devastano proprietà private e aggrediscono civili — il tutto nella più totale impunità.
- Le aggressioni fisiche e gli attacchi armati contro i palestinesi sono diventati una pratica normalizzata, tollerata e in molti casi supportata dalle forze militari di occupazione.
- La vita quotidiana dei palestinesi è trasformata in un inferno: checkpoint ovunque, arresti arbitrari anche senza capi d’accusa, blocchi stradali, coprifuoco improvvisi e perquisizioni notturne.
- L’economia è paralizzata: la disoccupazione ha raggiunto livelli record, la carestia si diffonde in molte aree, e gli attacchi ai terreni agricoli – in particolare agli uliveti e vigneti – sono continui. I coloni vandalizzano e incendiano campi coltivati, privando migliaia di famiglie dell’unica fonte di sostentamento.
- In numerosi casi, bambini e adolescenti palestinesi vengono arrestati senza motivazione, trattenuti per giorni o settimane senza assistenza legale né contatto con le famiglie.
Tutto ciò non rappresenta solo una crisi umanitaria, ma un vero e proprio processo di strangolamento sociale, economico e demografico della Cisgiordania, che rischia di diventare una seconda Nakba nel silenzio della comunità internazionale.





Prosegue la campagna genocida sionista volta a cancellare la nazione palestinese. Sia pure senza la stessa plateale esibizione di violenza, le forze israeliane stanno applicando in Cisgiordania le stesse tecniche adottate a Gaza: fare terra bruciata (con annesse stragi quotidiane), sgomberare la popolazione palestinese (si chiama: PULIZIA ETNICA, già 50.000 sfollati in meno di un anno) e aprire nuove colonie ebraiche (si chiama: SOSTITUZIONE ETNICA).
A differenza degli ipocriti tecnocrati della UE che non riescono a rendere operativo neanche un ridicolo pacchetto di sanzioni contro Israele, noi possiamo fare qualcosa che vada oltre la denuncia e l’invettiva. Come meritoriamente riportato da Gloria Callarelli in un articolo del 28 settembre 2025, il sito BDS Italia elenca tutte le aziende che supportano lo Stato ebraico: evitiamo accuratamente di acquistare i loro prodotti! Partecipare alla campagna di boicottaggio già in atto in tutto il mondo è l’unico modo concreto che abbiamo per danneggiare Israele e i suoi compagni di merende. Bene anche gli scioperi e le manifestazioni per fare pressione sui governi affinché interrompano ogni tipo di collaborazione con lo staterello genocida; ma, se non ci si vuole far strumentalizzare da abili politicanti, è soprattutto bene ricordarsi, al momento delle elezioni, di non votare per nessun partito che non si dichiari apertamente ANTISIONISTA.
La questione è alquanto spinosa e , come in tutte le questioni del
genere , si sprecano fiumi di inchiostro .
Israele fa i comodi suoi perché ha avuto , ed ha , il semaforo verde dagli USA .
Gli unici che possono contrastare gli Stati Uniti , Paese ormai avviatosi sulla via del tramonto , sono il dragone dormiente cinese e l’orso russo dagli artigli spuntati . L’Italia , come il resto dell’Europa , non ha un’esercito (Forze Armate) , degno di questo nome e non ha una politica estera . La nostra politica estera la decide Washington , Meloni non fa né più e né meno di quello che hanno fatto i suoi predecessori a Palazzo Chigi e che faranno anche i suoi successori . Ho letto qualche giorno fa la solita accusa , trita e ritrita , che le si vomita addosso : “Meloni ha tradito la Destra” . Meloni non ha una laurea , ma non ci vogliono quattro lauree per capire come vanno le cose in Italia , basta leggere un libro di storia . Nel 1882 l’Italia aderì alla triplice Alleanza , con Austria e Germania , poi , in vista del primo conflitto mondiale “tradì” l’Alleanza e si schierò con la Triplice Intesa ( Inghilterra , Russia e Francia) . Il “tradimento” premiò l’Italia , quei politici ed il loro fine intuito . Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale l’Italia si alleò con Germania e Giappone , nel 1943 quando , i soliti politici fiutarono l’aria e capirono che il vento politico e militare era cambiato , “tradirono” la Germania e si allearono con i suoi nemici : gli Stati Uniti e l’Inghilterra e vennero premiati con il potere . La Meloni si muove nel solco della nostra tradizione politica , ormai consolidata da diversi decenni . sia nel campo della politica estera che in quello militare , ed a prescindere da chi sia o da chi possa essere l’inquilino di Palazzo Chigi , la regola aurea , in questi due campi , è sempre la stessa : a Palazzo Chigi non si muove foglia che Washington non voglia .
Poi siamo in democrazia , dove la libertà di pensiero e di parola è garantita (almeno spero) ed i fiumi di inchiostro sono i benvenuti .
L’articolo è ben fatto e faccio i miei più sinceri complimenti all’autore , anche se le cose che ha detto sono note ed arcinote a tutti . Ah ! mi si perdoni , non lo cito perché credo di non essere riuscito a leggere bene il suo nome .