di Luigi Cortese
Un solo voto. Basta quello, a volte, per capire in che direzione tira il vento dell’Europa.
Con 306 favorevoli, 305 contrari e 17 astensioni, il Parlamento europeo ha deciso di non revocare l’immunità a Ilaria Salis, la deputata di Alleanza Verdi Sinistra accusata in Ungheria di violenze contro militanti di destra.
Un soffio, un’inezia. Ma abbastanza per spaccare a metà la credibilità di Strasburgo.
La scena è quella delle grandi occasioni: silenzio teso, applausi a metà, facce dure. Poi l’annuncio, e il boato dei suoi: “È una vittoria della democrazia!”.
Sì, forse. Ma anche la dimostrazione che in Europa la giustizia non pesa uguale per tutti.
Un voto, una crepa
La Commissione Affari giuridici (JURI) aveva raccomandato di lasciarle l’immunità, parlando di “fumus persecutionis”: una persecuzione politica da parte di Budapest. Tutto nel rispetto della procedura, dicono.
Ma quando si guarda oltre la forma, la sostanza è un’altra: il voto ha un sapore tutto politico.
Perché la stessa Europa, solo qualche anno fa, non mostrò alcuna esitazione nel revocare l’immunità a Ioannis Lagos, eurodeputato greco di Alba Dorata.
Lagos — condannato per appartenenza a “un’organizzazione criminale” — venne consegnato alla giustizia greca senza esitazioni, senza richiami ai “diritti politici” o alle garanzie di processo equo. Nessuno parlò di persecuzione, nessuno chiese equilibrio. Eppure a suo carico non c’era alcun reato specifico se non il pretesto di essere di Alba Dorata.
Eppure Lagos faceva parte del partito europeo, l’APF (Alliance for Peace and Freedom), che racchiude tutti i maggiori partiti nazionalisti europei.
Due casi, due pesi, due misure.
Il principio che vale solo per qualcuno
Se appartieni al fronte “giusto”, l’Europa ti difende. Se invece sei fuori dalla linea del pensiero dominante, diventi automaticamente colpevole, o peggio, un pericolo pubblico.
È questo il messaggio che arriva da Strasburgo: la coerenza non abita più qui.
Si invocano la libertà, i diritti, la parità di trattamento, ma poi — quando la politica si intreccia con la giustizia — tutto si piega alla convenienza.
E allora che senso ha parlare di Stato di diritto, se i diritti valgono solo per chi la pensa come voi?
L’Europa che predica e dimentica
L’Europa che bacchetta gli altri Paesi per le loro mancanze democratiche è la stessa che oggi chiude un occhio.
Quella che sanziona governi “illiberali” è la stessa che, di fronte a un’accusa di violenza politica, si rifugia nel silenzio selettivo.
L’Europa che pretende di insegnare giustizia e civiltà al mondo, oggi dà l’ennesima lezione di ipocrisia.
Un voto può sembrare poco, ma questo voto racconta molto: racconta un continente che non sa più distinguere la giustizia dall’appartenenza, il diritto dall’ideologia.
E quando le istituzioni smettono di essere imparziali, non restano più arbitri, ma tifosi.





“Ha vinto l’antifascismo” –
Questo ho letto da qualche parte . Ma , il cosiddetto antifascismo avrebbe ragione di esserci se ci fosse il fascismo , Il fascismo , però , non c’è e non può esserci perché , in materia , la nostra costituzione parla in maniera molto chiara , succinta ed esaustiva , infatti , il primo comma della XII disposizione vieta , tassativamente , la ricostituzione e la riorganizzazione del partito fascista . Dunque , va da sé che la presenza dell’uno autorizzi e legittimi la presenza dell’altro , ma l’uno non c’è ( a meno che non lo si inventi , come ha fatto qualcuno recentemente che ha scritto “fascista” su una statua di San Giovanni Paoli II ) e , molti , in Italia , sembra proprio che non se ne siano accorti . Invece , pare , in maniera molto verosimile che , il dichiararsi antifascista “autorizzi” a fare quello che si vuole , anche picchiare e randellare tutti coloro che non la pensino come te , tanto si è certi che , in nome dell’antifascismo , la si farà , comunque , franca . Allora per autolegittimarsi politicamente e fare , più o meno , quello che si vuole si rievocano i fantasmi e gli spettri del passato dichiarandosi acerrimi nemici di un qualcosa che non c’è . Come se un accanito e nutrito gruppo di tifosi , oltre a dirsi convinti sostenitori della propria squadra di calcio , si dichiarassero anche implacabili avversari della Longobarda , squadra di calcio che non esiste , se non in un noto film con Lino Banfi : “L’allenatore nel pallone” del 1984 . Per carità , non voglio mettere in discussione i gusti comici di alcuni esponenti di una certa sinistra che sono del tutto padroni di essere dei profondi estimatori di Lino Banfi , ma io ho sempre preferito , al comico pugliese , in alcuni suoi film , . l’avvenente attrice svedese Janet Agren che , certamente , non faceva per niente ridere , ma aveva ben altri argomenti convincenti . Meglio sognare ad ogni aperti la Agren che sentirsi perseguitati e terrorizzati , di continuo , dagli spettri in camicia nera del passato .
Ormai siamo ben oltre il doppiopesismo, siamo alla farsa! Oggi il Parlamento europeo, dopo aver confermato l’immunità alla Salis – sotto processo in Ungheria per i reati di lesioni personali e associazione per delinquere – ha revocato l’immunità a due europarlamentari polacchi del gruppo dei conservatori, Daniel Obajtek e Michal Dworczyk, indagati dai pubblici ministeri polacchi per diffamazione, reato chiaramente legato all’attività politica.
E’ inutile aspettarsi che qualcosa di buono arrivi dalle istituzioni europee. L’unica proposta politica che va presa in considerazione è: uscire dalla UE.