di Gloria Callarelli

A seguito dell’annuncio di Trump della firma dell’accordo tra Israele e Palestina, abbiamo intervistato l’onorevole Roberto Fiore che ha esaminato in modo approfondito, e punto su punto, i risvolti di questo accordo.

È stato firmato oggi l’accordo di pace tra Israele e Palestina. Trump lo ha definito un giorno storico. Per alcuni non sarebbe un accordo generoso nei confronti dei palestinesi ma favorirebbe Israele. Che ne pensa?

Sicuramente è un accordo importante e ritengo che ci dobbiamo soffermare su un paio di punti centrali all’accordo, che sono radicalmente a favore dei Palestinesi. Se noi esaminiamo la storia di Israele, vediamo che questo Stato ha un obiettivo e un sogno che si trasforma per i popoli vicini in un incubo: l’idea di una patria sionista dal Nilo al Tigri. Questa è la direttiva sulla quale si è mosso Netanyahu e sulla quale si muove da sempre Israele. Questo è il motivo per cui più di una volta abbiamo detto che Israele è intrinsecamente guerrafondaio ed è impossibile arrivare con esso ad una vera pace. L’accordo imposto da Trump, però, ha un punto che è assolutamente contrario ad Israele: la forza di interposizione internazionale che favorirebbe la ricostruzione di Gaza ma soprattutto dividerebbe le due parti. Questo è un qualcosa che Israele ha sempre rifiutato proprio perchè vede Gaza sua ma, illegittimamente, secondo loro, occupata dai palestinesi. Pertanto questa mossa in un colpo solo potrebbe recidere le basi del sionismo.

Si dice che Gaza diventerà il resort che Trump annunciò sui social. Sarà effettivamente così? È tramontata la possibilità di un solo Stato, quello palestinese?

Quello del resort è una buffonata, non si capisce se effettivamente supportata da Trump stesso ma in ogni caso non è ovviamente nelle carte: ricordiamo che in questo trattato di pace, anche se poco visibile, il convitato di pietra è la Palestina che ha dimostrato, attraverso le sofferenze, con il suo combattimento, di aver diritto ad una Patria che in questo momento è rossa di sangue, ma in futuro finirà per essere terra di pace.

Il sionismo è davvero finito così? O sposterà semplicemente il suo obiettivo altrove?

La filosofia ebraica non segue il principio di non contraddizione, il che significa che può sostenere due cose diametralmente opposte allo stesso tempo. Questo concetto lo rende chiaro Netanyahu un attimo prima dell’offensiva contro Gaza. Lui va in Argentina, parla con Milei, ebreo come lui, e si mette d’accordo affinchè vi sia accesso illimitato in Argentina per gli ebrei che vengono da Israele, garantendo loro pensione e tutti i diritti sociali di cui godono gli argentini. Perchè tutto questo? La storia di questo popolo ricorda che quando il loro potere è al massimo, accade qualcosa che fa crollare il sogno messianico. Sogno che si ripresenta, però, nuovamente con la forsennata attesa di un Messia, che ovviamente non arriverà mai. In tutto questo ricordo anche che la lotta contro Hezbollah di questi mesi non è stata certo vincente per Netanyahu, perchè Hezbollah, dopo aver vinto tutti gli scontri sul terreno, ha conservato la sua struttura rimpiazzando tutte le perdite. Pertanto, in poche parole, direi che Israele ha perso la guerra e Netanyahu lo sa, tanto da andare alla ricerca di nuove sistemazioni per i sionisti.

Come finirà, dunque?

Le perdite dell’esercito israeliano quali sono state poi? I palestinesi hanno perso 60mila uomini ma dimostrano e hanno dimostrato di avere la forza di andare avanti. Tel Aviv invece non rilascia numeri sulle sue perdite, che sono ovviamente migliaia. Il sionismo è stato duramente colpito il 29 settembre 2025, giorno di San Michele Arcangelo, in cui Trump ha annunciato il suo trattato di pace. Israele si spaccherà al suo interno e si andrà rapidamente verso la tesi del primo OLP e di tutta la politica araba, nonché della Santa Sede fino al ’94: la nascita di un solo Stato diviso in cantoni con il nome di Palestina.

Share via
Copy link
Powered by Social Snap