di Redazione
Questa mattina Papa Leone XIV si è recato in visita ufficiale al Quirinale per incontrare il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Il Pontefice, nel suo discorso, dopo aver espresso gratitudine per l’impegno dell’Italia in favore dei bambini di Gaza, ha toccato alcuni dei temi più delicati e decisivi per il futuro dell’Italia e dell’umanità: il rispetto della vita in ogni sua fase, il dramma del suicidio assistito e del fine vita, la piaga dell’aborto, la crisi della natalità e la centralità della famiglia. Parole forti, quelle del Santo Padre, che hanno risuonato come un appello alla coscienza collettiva e alla politica, in un momento storico in cui la vita, la famiglia e i valori cristiani sembrano spesso minacciati da un pensiero dominante relativista e disumanizzante, in particolare – ma non solo – se pensiamo proprio al fine vita, sul quale si sta discutendo in queste settimane in Parlamento.
L’appello contro il suicidio assistito
Nel suo discorso, Papa Leone XIV ha ribadito con forza il principio non negoziabile del rispetto e della tutela della vita, «in tutte le sue fasi, dal concepimento all’età avanzata, fino al momento della morte». Pur non utilizzando espressamente la parola “suicidio assistito” o “eutanasia” le parole del Pontefice sono state chiaramente contro tali pratiche, che appunto in queste settimane si tenta di introdurre anche nel nostro ordinamento, travestendole da atti di compassione o cercando di far passare la narrazione di una sorta di “male minore”. Il Papa, inoltre, ha sottolineato la necessità di una sensibilità crescente verso il valore della vita umana, anche attraverso «l’accessibilità delle cure mediche e dei medicinali, secondo le necessità di ciascuno».
Aborto e denatalità
Papa Leone XIV, oltre al passaggio sul rispetto della vita fin dal concepimento, ha anche ricordato il grave calo della natalità che affligge l’Europa e l’Italia. «Negli ultimi decenni assistiamo in Europa a un notevole calo della natalità» ha detto, invitando con forza a promuovere politiche e scelte concrete «in favore della famiglia, sostenendone gli sforzi, promuovendone i valori, tutelandone i bisogni e i diritti». Una denuncia netta di quella cultura dello scarto che considera il figlio un ostacolo e non un dono. Il Papa ha così rilanciato un appello affinché la società torni a mettere al centro la vita e la maternità, opponendosi con coraggio a quella mentalità abortista che — come Pro Vita & Famiglia denuncia da anni — ha svuotato la società di speranza e di futuro.
La famiglia, cuore della società
Un altro passaggio intenso del discorso è stato dedicato alla famiglia, definita dal Santo Padre «comunità domestica» e fondamento di ogni società sana e solidale. «Padre, madre, figlio, figlia, nonno, nonna — ha ricordato — sono parole che nella tradizione italiana esprimono sentimenti di amore, rispetto e dedizione, a volte eroica, al bene comune». Leone XIV ha poi sottolineato l’urgenza di garantire alle famiglie «un lavoro dignitoso, in condizioni eque e con attenzione alle esigenze legate alla maternità e alla paternità», invitando le istituzioni a dare fiducia alle giovani famiglie, perché possano «guardare serenamente al futuro e crescere in armonia». Un chiaro invito a sostenere la famiglia naturale, minacciata oggi da ideologie e politiche che ne minano la stabilità e la verità antropologica.
No alla cultura woke
Il Pontefice ha poi lanciato un forte monito contro la cosiddetta “cancel culture”, ovvero quella cultura definita anche woke che tenta di riscrivere la storia e di cancellare i valori che hanno plasmato l’identità della società. «C’è una certa tendenza, in questi tempi, a non apprezzare abbastanza modelli e valori maturati nei secoli — ha affermato — pretendendo di cancellarne la rilevanza storica e umana». Un richiamo prezioso, in un’epoca segnata dal pensiero fluido e dal relativismo culturale, dove tutto è opinabile e niente sembra più stabile. «Non lasciamoci affascinare da modelli massificanti e fluidi» ha ammonito il Papa, denunciando una falsa libertà che rende spesso le persone schiave delle mode e del consumismo.





Interessante il monito di Papa Leone XIV contro la cosiddetta cancel culture. Ma che cos’è questa “cultura della cancellazione” di cui si parla tanto da un po’ di anni?
Si tratta di un movimento d’opinione, nato negli Stati Uniti e diffusosi in tutto il mondo occidentale, che ha trovato un potente megafono nei mass media e nelle istituzioni scolastiche e accademiche. La sua parola d’ordine, sottintesa ma evidentissima, è: riscrivere la storia secondo i dettami del politicamente corretto. In nome di una presunta difesa della democrazia e di una millantata lotta alle discriminazioni razziali e di genere, vuole cancellare il passato, farlo sparire, far finta che non ci sia mai stato; chiede di censurare ciò che era vero fino a ieri, rimuovendone anche il ricordo; pretende che siano emarginate tutte le persone ancora legate ai valori tradizionali e a una concezione assoluta dell’etica, che siano zittiti tutti coloro che ancora credono in Dio, nella patria, nella famiglia, nella distinzione fra il vero e il falso, fra il bene e il male, fra giustizia e iniquità.
Si tratta, in definitiva, di una complessa, capillare, sistematica operazione contro la verità, l’identità e la memoria che prende di mira soprattutto le nuove generazioni. Proprio i giovani, essendo nati in questo clima, possono più facilmente essere convinti che non è mai esistito un passato diverso dal presente, che il mondo è sempre stato come lo vedono ora. E’ tristemente facile convincerli che non vi è differenza tra eterosessualità e omosessualità, né per la moralità intrinseca, né per gli effetti sociali, né per l’equilibrio psichico dell’individuo; che le unioni omosessuali hanno la stessa dignità del matrimonio fra uomo e donna; che i bambini possono nascere dall’unione di un uomo e di una donna, ma anche dalla fecondazione eterologa praticata da una lesbica, o dalla pratica dell’utero in affitto nel caso di due omosessuali maschi; che il diritto a divorziare, ad abortire e ad avere una “dolce morte” c’è sempre stato, e, comunque, è sacrosanto che sia garantito a tutti.
In un tempo in cui il cattolicesimo sembra essere diventato la religione nella quale ci sono solo ponti e nessun muro, dove abbonda il dialogo ma latita la dottrina, è per i credenti un motivo di speranza che il Papa ricordi al capo dello Stato italiano che ci sono dei princìpi non negoziabili.