di Gloria Callarelli (foto: katholisch.de)
Inauguriamo con questo una serie di articoli relativi agli scandali di Big Pharma. E per la serie “dobbiamo credere alla scienza”, oggi vi diamo contezza dello scandalo del Talidomide. Distribuito tranquillamente tra gli anni ’50 e ’60 con il nome di Contergan, il Talidomide fu un medicinale contro le nausee mattutine. Preso da centinaia di donne in gravidanza, causò la nascita di migliaia di bambini con gravi malformazioni. Alcuni, tragicamente, nacquero morti.
Tra le conseguenze segnalate (maggiormente colpiti ne furono i bambini europei, giapponesi, australiani) vi fu la malformazione agli arti, per cui le braccia e le gambe spesso risultavano troppo corte o addirittura vi fu chi nacque sprovvisto di arti stessi; altri problemi furono quelli alla vista o all’udito, poi danni cerebrali, disfunzioni cardiache. Fonti dissero che il farmaco non era mai stato sperimentato su animali in stato di gravidanza prima che venisse approvato il suo impiego nelle donne incinte. Lo scandalo allora fu enorme in Germania, e ancora oggi è molto sentito. All’epoca si disse anche che il boom delle malformazioni potesse essere derivato anche dai sempre più frequenti test nucleari: dubbio poi smentito in sede di ricerca.
A distanza di cinquant’anni da quello scandalo la casa farmaceutica produttrice, la Grünenthal Group, si scusò. Ma tant’è: per molti furono lacrime di coccodrillo perchè, come protestarono le famiglie coinvolte, non si fece e non si fa ancora abbastanza per proteggere e sostenere tali pazienti. Dal 2009 lo Stato italiano paga le conseguenze dei suoi errori (toh, la scienza può fallire) e riconosce un’indennità mensile alle vittime della talidomide nate tra il 1959 e il 1965. Il 17 ottobre 2017, esattamente otto anni fa, il Ministro della salute Beatrice Lorenzin, addirittura, firmò un decreto per sbloccare gli indennizzi anche alle vittime nate nel 1958 e nel 1966, oltre a tutti i soggetti presentanti malformazioni compatibili con la sindrome da talidomide. Il Talidomine venne ritirato nel 1961 ma oggi è utilizzato nella cura contro il cancro.
Notizia di quest’anno in Italia. Un paziente colpito da evento avverso della Talidomide ha ottenuto di poter essere risarcito dal Ministero della salute: un milione di euro più una serie di risarcimenti da qui in avanti. In bilancio sono stati fissati per il biennio 2025-2026 dal Ministero della Sanità 41 milioni di euro all’anno per le vittime da talidomine. Cinquanta milioni, invece, sono quelli previsti in bilancio per le persone danneggiate da vaccino,
La Grünenthal Group è stata attiva anche nel periodo della cosiddetta pandemia Covid: ha fornito, infatti, dispositivi di protezione individuale per in Portogallo, nonché all’Ospedale Militare Centrale di Bogotà, in Colombia. Ha poi ramificazioni in Germania, in Francia, in Spagna e in Perù dove sono stati donati degli strumenti tecnologici agli studenti. Seguendo così perfettamente il copione dell’epoca e adeguandosi alle proposte per portare avanti la narrazione Covid, non certo per curare o denunciare le assurdità di quella guerra sanitaria. Una storia già sentita. Ancora una volta, dunque, e il copione si ripete, provvedimenti fasulli e lacrime di coccodrillo.





La somministrazione alle donne incinte del Talidomide, farmaco che ha provocato la nascita di tanti bambini con gravissime malformazioni negli anni ’50 e ’60, non è solo espressione della spregiudicatezza di Big Pharma e del suo anteporre il profitto alla salute delle persone, ma è la drammatica conseguenza del riduzionismo positivista di cui sono intrise la medicina e la farmacologia.
Il riduzionismo, cioè la convinzione che i fenomeni biologici e vitali siano scomponibili nelle loro parti semplici, meccaniche e materiali, porta gli scienziati a considerare il corpo umano come un laboratorio sperimentale in cui praticare ogni sorta di manipolazioni a base di sostanze chimiche e di pratiche altamente invasive; così come induce i medici a vedere nel paziente non una persona, ma solo una somma di organi slegati o comunque separabili l’uno dall’altro, qualcosa di assai simile agli ingranaggi di una macchina; e come il meccanico pensa solo ad aggiustare o sostituire il pezzo difettoso, anche il medico, una volta curati i sintomi, non ha altro di cui preoccuparsi. Peccato che, con sommo dispiacere di scientisti e materialisti, l’essere umano non sia una macchina, ma una unità di corpo e spirito in stretta correlazione con l’ambiente. Il corpo della donna è per l’appunto quell’ambiente unico e fondamentale in cui si genera e cresce il nascituro, e qualunque alterazione nel corpo della madre si ripercuote sul bambino che porta in grembo. Per questo bisognerebbe essere molto cauti nel prescrivere farmaci alle donne in gravidanza.
Ma lo scandalo del Talidomide non ci ha insegnato niente: appena tre o quattro anni fa è stato somministrato un siero genico sperimentale alle donne incinte, col plauso pressoché unanime degli opinion makers e con gli Ordini dei Medici che perseguitavano i loro colleghi ancora fedeli al principio ippocratico “primum non nocere” (“per prima cosa, non nuocere”). I protagonisti di quella ignobile stagione sono ancora tutti belli tronfi e strafottenti… per le lacrime di coccodrillo c’è tempo.