di Gloria Callarelli
“Salvate il soldato Vannacci”: parafrasando una nota pellicola hollywoodiana, potrebbe tranquillamente essere questo il titolo dell’episodio finale, l’epilogo, di quel lungometraggio, un po’ moscio per la verità, che racconta la vita politica del generale Roberto Vannacci, dal suo esordio ad oggi. Una discesa in campo, quella di due anni fa, che sembrava (e sottolineiamo sembrava) un “assalto” alla politica di sistema: pluridecorato da subito, non a caso capiamo oggi, da giornali quali il Corriere della Sera e La Repubblica per il suo libro “Il mondo al contrario” (libercolo veloce e molto elementare che mescola in una summa democristiana il pensiero non proprio originalissimo e nemmeno così coraggioso del nostro), Vannacci viene paracadutato nel mondo mainstream come fosse il salvatore della Patria, capace di rompere gli schemi politici maldigeriti, oramai, dagli italiani. Non vedendo, da subito, le prime lacune. Tant’è.
Affabile, equilibrista ma su certi temi, alla fine, chiassoso (vi ricordate la Egonu?), il generale colleziona prime pagine dei giornali, da quelli glam ai più seriosi (mica seri) non facendo praticamente nulla. E’ un tripudio (sempre più sospetto): interviste, convegni, pseudo adunate varie. L’importante è che il generale sia ovunque. Ci manca solo il Grande Fratello, ma per quello c’è sempre tempo. I conduttori eterodiretti fanno a gara per averlo in trasmissione, i ristoranti di mezza Italia si riempiono con le sue ospitate. Tutti vogliono il generale: sembra arrivato chi può cambiare le sorti della nostra maltrattata Italia.
E così, piano piano, guarda un po’, il generale prende la strada politica. Forza Nuova provocatoriamente gli propone una candidatura, lui ammicca e ringrazia. Ma sa già che non può accasarsi laddove c’è autentica protesta, autentica aria di rivoluzione. Il battibecco con Crosetto, quindi, lo lancia come possibile new entry in un contesto di destra sempre più deludente. L’operazione Vannacci a questo punto è appena cominciata: lo invitano ai convegni, vedi Alemanno e Rizzo che devono rappresentare l’alternativa grigia o rossobruna e una divisa fa sempre la sua porca figura. Ma il generale non è tipo da incursioni, preferisce altra tattica. Si candida o non si candida, va da solo o va con qualcuno è il tormentone del momento. Ma è sempere più chiaro che “il salvatore di patria” sembra essere stato messo lì da qualcuno per rilanciare la destra recintata nel sistema. E infatti, la decisione: “Devo prendere più voti possibili per essere decisivo, poi si vedrà”. Così ci disse il generale che nemmeno 24 ore dopo scese in campo con la Lega sancendo il suo harakiri politico. Un duro colpo di scena per chi aveva sperato ancora una volta nell’alternativa “decisa” ma rassicurante. Dall’altra parte un acquisto di calciomercato vero per la moribonda Lega di Salvini. E così tra un’ascia bipenne e un bagno a mare, Vannacci viene super votato dai delusi all’europarlamento.
La Lega lo parcheggia quindi a Bruxelles, Salvini non vuole essere scalzato. Ma all’interno del partito c’è già chi mugugna. Il generale, nel frattempo, sbaglia più di qualche colpo e finisce per adeguarsi al suo triste capitano: “La Palestina non esiste” riesce a dire in un momento in cui anche la massaia orfana di politica ha qualcosa da ridire a Israele. Si organizza Pontida con un certo nervosismo: l’immigrazione (soprattutto regolarizzata dal governo di centrodestra di cui il suo partito è parte) ha numeri da capogiro, il ponte sullo stretto non è certamente opera che accontenta il Nord mentre l’autonomia resta un sogno. Israele sta mettendo in atto un genocidio, le famiglie italiane sono in difficoltà ma il governo continua a dare armi a Zelensky. Provare ad accapparrarsi la battaglia di Charlie Kirk non aiuta: Salvini è da un po’ che non sventola rosari. E non è un granchè credibile. Tirare dentro qualche gruppetto di spaesati ex forzanovisti e di annoiati militanti di Casapound, poi, non è proprio una mossa destinata a cambiare le cose.
Dell’altro giorno, quindi, il crollo nella sua amata Toscana. Lui cerca di non perdere la guerra politica in cui lo hanno catapultato, ma la battaglia lo ha inevitabilmente segnato. E il fuoco amico è peggiore di quello nemico. Quale sarà la prossima mossa? Si attende l’alzabandiera del domani per capire la strategia della Lega e del soldato Vannacci. Ma forse quella era più prerogativa di Bossi. Uno che diceva di avere gli attributi di un certo tipo e che molti fazzoletti verdi, immaginiamo, ora staranno ampiamente rimpiangendo. Dunque con la Lega ai minimi, Fratelli d’Italia che arranca e un Deep State che non si aspettava una così rapida eclissi del “nuovo” che avanza, chi salverà a questo punto il soldato Vannacci? E chi rilancerà la destra che fa comodo ai poteri forti?





che il personaggio fosse stato costruito e mandato in avanscoperta allo scopo di ricompattare gli insoddisfatti del mondo conservatore era apparso evidente da subito
lui però effettivamente diceva quello che i conservatori volevano sentirsi dire poi i maestri del divide et impera hanno colpito ancora
Si è venduto alla fine della carriera militare, consapevole che non sarebbe mai arrivato ai vertici.
E poi, da subito, ha destato sospetti difendendo i vaccini criminali .
Analisi scintillante, concordo su ogni parola. Complimenti