di Gloria Callarelli

“Mio figlio era pieno di piombo, alluminio, antimonio, cobalto, rame, zinco, zirconio“: a parlare così la madre di Francesco Finessi, alpino di 22 anni morto nel 2002 per un linfoma non Hodgkin e sottoposto, appena arruolatosi, a un bombardamento di vaccini. Una routine, allora, che si trasformò in una carneficina. La sua è la storia di tantissimi altri ragazzi, centinaia, ammalati e poi ammazzati due volte dal silenzio vile delle istituzioni o dalle campagne stampa (e non) volte a insabbiare e proteggere Big Pharma e i suoi affari. La strategia era chiara: far entrare tutti i casi di questi poveri ragazzi nell’unico filone dell’uranio impoverito. Non si doveva parlare dei vaccini nemmeno allora, a quanto raccontano le testimonianze. Eppure la verità, in particolare grazie al pervicace coraggio delle famiglie di questi giovani, sta uscendo.

Come lui ci sono, ad esempio, Francesco Rinaldelli, morto 26enne nel 2008, poi c’è David Gomiero, morto 37enne solo pochi giorni fa dopo 17 anni di calvario. Anti-tifo, anti-meningococco, trivalente anti-morbillo, rosolia e parotite, anti-difterite, tetano e polio: questo bombardamento di vaccini, avvenuto in un’unica soluzione, ha prima messo David su una sedia a rotelle e poi lo ha lentamente lasciato morire. La sua tragedia ha riacceso la doverosa possibilità di fare chiarezza sui fatti di allora in un momento, questo, post narrazione Covid, che fa emergere una volta di più la necessità di scoprire la verità su vaccini e Big Pharma, soprattutto dopo le imposizioni del Green Pass che spaventarono migliaia di persone e che oggi stanno ammalando e uccidendo sistematicamente il popolo.

Nel 2014 il ministero della Salute venne condannato dal tribunale di Ferrara al risarcimento della famiglia di Finessi. Il nesso, dunque, c’è. Massimo Montinari fu il primo medico italiano a occuparsi di complicanze causa vaccino e fu lui a denunciare le modalità di somministrazione degli stessi ai militari, il mancato pre e post controllo dell’assetto immunitario e le sostanze cancerogene usate come eccipienti: “Molti militari ammalatisi non sono mai andati in missione e si sono ammalati anche dopo il periodo di forma breve. La correlazione che ho trovato non è dunque con l’esposizione ambientale all’uranio impoverito“. Questa fu la bomba sganciata allora dal coraggioso medico. Militari vaccinati anche sedici volte (pensate solo ai richiami), prima di partire e dopo essere partiti all’estero, vaccinati senza nessuna precisa profilassi, senza effettuare nessuno screening prima, vaccinati senza sapere effettivamente cosa venisse loro iniettato: sui vaccini, infatti, i bugiardini furono allora (e spesso sono) praticamente introvabili.

A rincarare la dose, un’altra bomba, oggi devastante, emersa sempre nelle audizioni della commissione d’inchiesta sull’uranio. Il tenente colonnello, dottor Chinelli, agli albori dello scandalo, disse in dichiarazioni riportate in un articolo (e viene riportato in audizione dalla madre di Finessi) che lo spettro dell’uranio arricchito serviva spesso a nascondere altri e non meno gravi pericoli quali: “Quello della contaminazione delle acque e quello legato alla somministrazione di vaccini plurimi ai quali viene sottoposto ogni militare in missione. Gli vengono iniettati diversi virus ricombinanti: vaccini viventi attenuati che comprendono un RNA o un DNA in grado di penetrare nell’ambiente umano e di moltiplicarsi“. Non so se capiamo la gravità: si parla di vaccini a mRNA. Vi dicono niente, oggi? Siamo nel marzo 2011 e si parlava già di questi vaccini ricombinanti. Tecniche nuove, tecniche altamente sperimentali. Tecniche viste nei vaccini Covid. Tecniche potenzialmente letali. Nella stessa commissione emerse come l’allora direttore generale della sanità militare, ammiraglio Martines, parlò di 1.802 casi di tumori insorti complessivamente nel personale militare delle quattro Forze armate, nel periodo dal 1995 al 1997 ad oggi. Di questi 1.802 casi – ha precisato lo stesso ammiraglio Martines – 1.600 erano da riferirsi a militari che non si sono mai recati nei teatri operativi esteri (Iraq, Afghanistan, Kosovo, Bosnia). Invece i militari che hanno svolto missioni all’estero e che hanno presentato patologie sono 255. Se la matematica non è un’opinione, questi sono dati inoppugnabili e vanno ovviamente a confermare la tesi del dottor Montinari.

Curiosità che fa non poco arrabbiare: in queste ore, contemporaneamente alla morte di David Gomiero, il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza beffarda che sancisce il nesso tra l’esposizione all’uranio e i tumori dei militari. Con questi ragazzi vogliono seppellire la verità. Non sanno che ci sarà sempre qualcuno che ha voglia di combattere per tenere la loro memoria viva per sempre.

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