di Luigi Cortese
C’è un vento di ribellione che soffia da Bratislava.
Robert Fico, premier slovacco, ha detto basta all’Unione Europea e alle sue “ricette ideologiche”.
La miccia è la nuova proposta di Bruxelles: interrompere entro il 2028 ogni fornitura di gas russo ai Paesi membri.
Un piano che, nei salotti dorati della Commissione, suona come una conquista morale; ma visto dal basso — dalle fabbriche, dalle bollette, dalle cucine della gente — sa tanto di suicidio economico.
“Non accetteremo diktat che distruggono la nostra economia”
Fico non ha usato giri di parole. Ha accusato l’Unione di aver perso il contatto con la realtà:
“L’Europa è prigioniera della sua ideologia. Noi non possiamo accettare proposte che distruggono la nostra industria e impoveriscono il nostro popolo.”
Parole dure, ma necessarie.
La Slovacchia, infatti, dipende ancora in gran parte dal gas russo. I contratti con Gazprom scadono solo nel 2034.
Tagliarli prima significherebbe mandare in crisi interi comparti produttivi, far impennare i costi dell’energia e scaricare tutto sui cittadini.
L’Europa dei principi contro l’Europa reale
Bruxelles parla di “indipendenza energetica”, di “transizione verde”, di “solidarietà europea”.
Bello, sulla carta. Ma nel mondo reale, i tubi del gas non si riempiono di ideali.
Si riempiono di metano.
E se lo chiudi senza alternative pronte, resti al freddo.
Fico lo sa, e lo dice chiaro:
“Non ci faremo strangolare per compiacere una politica che non ha più nulla a che vedere con il buon senso.”
Non è solo la Slovacchia a pensarla così: anche Ungheria e Austria hanno espresso le stesse perplessità.
La verità è che l’Europa a due velocità non riguarda solo l’economia, ma anche il realismo politico. C’è chi fa i conti con la realtà, e chi preferisce guardare il mondo da una finestra di Bruxelles.
Il paradosso europeo
Da un lato, l’UE chiede sacrifici immensi ai Paesi membri.
Dall’altro, non offre garanzie concrete: niente infrastrutture pronte, nessuna rete alternativa sufficiente, solo promesse di fondi e piani futuri.
Insomma, si chiede di saltare nel vuoto sperando che, a metà del salto, qualcuno costruisca il ponte.
E così, invece di un’Europa unita, rischiamo di ritrovarci con un’Europa spaccata:
-
da una parte i moralisti del “tutto o niente”;
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dall’altra chi vuole difendere lavoro, famiglie e imprese.
Un’Europa che non ascolta
Il premier slovacco non è un rivoluzionario: è un pragmatico.
Ma la sua voce rompe un silenzio assordante.
Perché troppi governi, pur pensando lo stesso, non hanno il coraggio di dirlo.
La politica energetica europea è diventata una religione senza fede: si recita il dogma della “transizione”, ma nessuno sa come pagarne il prezzo.
Fico lo ha detto apertamente: “Senza garanzie reali, la Slovacchia non seguirà questa follia”.
E ha ragione. Perché non si può chiedere a un popolo di immolarsi per le colpe altrui.
Conclusione: il risveglio del buon senso
Non è populismo, è sopravvivenza.
L’Europa può anche scegliere di tagliare con Mosca, ma lo deve fare con intelligenza, non con isteria.
Perché dietro ogni decisione “storica” ci sono persone in carne e ossa che pagano, lavorano, vivono.
Il buon senso, in fondo, non è di destra né di sinistra.
È solo l’ultima forma di coraggio rimasta.





Gli USA non contenti di farci litigare con mezzo mondo adesso
ci fanno litigare anche tra di noi . Sembrava che la nascita dell’Unione Europea dovesse renderci più forti , invece siamo la solita vecchia Europa succuba di Washington . Molti Paesi del globo terracqueo hanno inflitto e continuano ad infliggere scossoni e rovesci agli Stati Uniti , mentre noi no . Noi , nonostante le stelle della bandiera statunitense non brillino più come una volta , siamo irremovibili nell’accettare supinamente la nostra maligna sorte impostaci dal padrone americano . Fallito il sogno afgano , nei primi quattro – cinque anni del duemila , gli USA hanno deciso di allargare i confini della NATO ad oriente mettendosi ad abbaiare , come disse papa Franceso , alle porte di Kiev . Quale migliore occasione per l’Europa per iniziare a brillare di luce propria ed accendere le sue dodici stelle che costellano la bandiera europea ? Invece no , proprio no ! Abbiamo ostinatamente deciso , su istigazione di Washington , di intraprendere un conflitto per procura contro Mosca , attraverso Kiev e , di sanzionare la Russia ripetutamente ed a più riprese . Compravamo gas russo a buon mercato che soddisfaceva le esigenze delle industrie e di tantissime famiglie europee , adesso compriamo gas da altri Paesi , quali Norvegia , Regno Unito e , a prezzi maggiori , dall’Algeria , dall’Azerbaigian e , guarda caso , attraverso le navi metaniere che attraccano quotidianamente in numerosi porti europei , proprio dagli Stati Uniti ( che coincidenza ! ) .
A partire dal primo gennaio del 2028 , per volere di Bruxelles , scatterà il divieto di importazione di gas russo e dal 2026 la conclusione degli accordi a lungo termine stipulati con Moasca , nonché il divieto di siglarne altri . Tutto ciò dovrà essere approvato dal parlamento europeo che , a quanto sembra . ha tutta l’intenzione di anticipare tali provvedimenti al 2027 . A Bruxelles l’approvazione a maggioranza qualificata ha permesso di aggirare i veti di Slovacchia ed Ungheria che , sia per la loro naturale vicinanza geografica con la Russia e sia perché non hanno sbocchi sul mare , non possono , almeno per il momento , rinunciare ex abrupto al gas russo . In realtà anche altri Paesi europei ( Francia , Belgio , Olanda , Grecia , Spagna e Portogallo ) , pur essendo distanti dai territori di Mosca e pur avendo sbocchi sul mare , continuano ad importare GLN (Gas Naturale Liquefatto) per mezzo di navi metaniere , dai giacimenti russi . Tutti , con le buone o con le cattive , devono sottostare alle politiche di riarmo ed alle politiche economiche dettate da Bruxelles e volute da Washington . Ciò , ovviamente , comporta e comporterà divisioni interne , in seno all’Europa , con il conseguente rischio di frammentazione , a dir poco elevato . Molti a Bruxelles hanno la memoria corta e dimenticano che il diktat di voler farci invadere a tutti i costi dagli Africani portò alla Brexit ( o meglio fu uno dei motivi e , per certi versi , il principale ) . A nulla , però , sono valsi gli avvertimenti di Bratislava e di Budapest che , per quanto riguarda il gas , paventavano turbolenze economiche e nefaste ripercussioni sui portafogli di molti cittadini europei . Timori tutti avveratisi , infatti , il gas che adesso gli Europei comprano costa molto di più di quello russo . Questa errata politica ha puntualmente riattivato una spinta inflattiva verso l’alto che , secondo alcuni economisti grazie all’Euro avremmo dovuto mettere nel dimenticatoio , ma che purtroppo c’è , come c’è e si è attivato , anche , un innaturale processo di deindustrializzazione , particolarmente presente in Germania ed in Francia . Quella iattante frase pronunciata contro i governi di Slovacchia ed Ungheria “We’ ll reach an agremment depsite their opposition” non ha avuto un esito felice e la insana mossa di Bruxelles si è rivelata per quella che è , un’azzardo dettato da una errata convinzione ideologica tanto infondata quanto nefasta e deleteria per l’economia europea e per le tasche di tantissimi cittadini . Le istituzioni europee ci hanno consegnato anima e corpo agli USA , infatti , ora non siamo più solamente uno Stato satellite di Washington da un punto di vista culturale , militare , economico , politico (principalmente in politica estera , ove le decisioni sono prese a Washington ed attuate dalle varie capitali europee ) , ma siamo diventati , anche , dipendenti dagli Stati Uniti per i nostri gli approvvigionamenti energetici : il 45% del GNL che l’Europa compra dall’estero proviene dagli USA (altra strana coincidenza ! ) . Mosca , dal canto suo , vedendosi dapprima limitato e poi chiuso il proprio mercato europeo , ha cercato nuovi sbocchi commerciali , arrivando , in alcuni casi , sino a dimezzare i prezzi di vendita del suo petrolio e del suo gas . la principale beneficiaria di questa nuova politica commerciale è stata la Cina . Ironia della sorte , noi paghiamo l’attuale gas , provenienti da vari Paesi , il doppio di quello che pagavamo ai Russi e Pechino paga , lo stesso gas russo , la metà di quanto lo pagavamo noi .
Bell’affare ! Non c’è che dire : grazie Bruxelles , si vede che ci vuoi bene .
Questo manicomio criminale che prende il nome di Unione Europea non è rappresentativo del volere dei popoli europei, né della loro cultura, né dei loro interessi.
Questo ospedale psichiatrico giudiziario, elevato al rango di unione politica ed economica di 27 paesi europei, è riuscito in breve tempo a:
– distruggere l’intero comparto industriale europeo, in particolare l’industria automobilistica, con la follia del Green Deal (dal 2035 la UE vieterà la vendita di nuove automobili a benzina e a diesel);
– buttare miliardi di euro dei contribuenti europei per l’acquisto di una quantità spropositata di pseudo-vaccini Covid a prezzo maggiorato (vedi scandalo dei messaggi SMS tra il presidente della Commissione Europea von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer Bourla);
– sequestrare i conti russi per un valore di 300 miliardi di euro (quale investitore non occidentale sarà ancora così scemo da depositare i propri soldi in una banca europea?);
– adottare sanzioni-boomerang contro la Russia, che hanno solo danneggiato le nostre esportazioni e fatto lievitare il costo delle bollette energetiche;
– impegnarsi a spendere 800 miliardi di euro per acquistare armi statunitensi da convogliare in Ucraina, 750 miliardi di dollari per comprare forniture energetiche dagli Usa (il famoso GNL che ci costa quattro volte di più del gas russo) e 600 miliardi di dollari per fare investimenti negli USA (in pratica, chiudiamo le fabbriche da noi e le riapriamo da loro).
E non si può neanche dire che questa banda di psicolabili socialmente pericolosi non abbia una strategia. Perché una strategia, per quanto folle, ce l’ha; ed è quella che da tempo va strillando il terzetto delle oche von der Leyen-Kallas-Metsola: la Russia è il nemico! Putin vuole invadere l’Europa! dobbiamo difenderci! dobbiamo andare in guerra!
A questo punto, mi sembra ovvio che per salvare l’Europa dai suoi carnefici sia indispensabile disintegrare questa gabbia di matti che ha sede a Bruxelles e riappropriarsi delle sovranità nazionali. Solo dalle ceneri della UE potrà, eventualmente, ripartire il progetto di costruzione di una confederazione di liberi Stati sovrani, di un’unione politica che valorizzi le singole identità anziché soffocarle, di un’Europa che riporti al centro i popoli europei, perché è ad essi che deve appartenere la sovranità.