di Luigi Cortese

Un tempo la politica era fatta di sogni, di battaglie vere, di parole pesanti come pietre.
C’erano le sezioni, le idee, i libri sottolineati, le mani sporche di volantini e di speranza.
Oggi basta un cellulare e un buon filtro Instagram per sentirsi “leader”.

La politica è cambiata — anzi, si è svuotata.
Da arte del governo è diventata arte dell’immagine.
E chi governa, spesso, non guida più: segue.

Dal pensatore al personaggio

Il politico di una volta studiava, ascoltava, scriveva, sbagliava.
Oggi osserva i trend, studia i meme, fa le dirette.
Non conta più cosa dici, ma come lo dici — e, soprattutto, quante visualizzazioni fai.

È il trionfo del personaggio sull’uomo.
La politica non nasce più nei partiti, ma negli algoritmi.
E non si conquista più con le idee, ma con il carisma digitale.
L’importante non è cambiare il mondo, ma restare sulla home page.

Il noi è sparito

La cosa più grave è proprio questa: la politica non parla più al “noi”.
Parla al singolo, al follower, al target.
Il partito, il movimento, la comunità — parole che suonano vecchie, fuori moda.

Ora tutto gira intorno al leader, che recita il copione del “portavoce del popolo” mentre fa la guerra ai suoi stessi simili per un punto percentuale in più nei sondaggi.
È la democrazia trasformata in un reality show, dove ogni settimana si vota chi eliminare.

Forma senza sostanza

Il politico-influencer non progetta: comunica.
Deve essere presente, sorridente, pronto, reattivo.
Il suo incubo non è perdere un’elezione, ma sparire dal feed.
Così, una diretta su TikTok conta più di un emendamento in Parlamento.

Si governa a colpi di tweet, si fa opposizione con gli sticker.
E la serietà, quella sì, è diventata un difetto.

La folla che applaude ma non partecipa

Anche noi cittadini, però, abbiamo le nostre colpe.
Ci basta un post indignato per sentirci parte della rivoluzione.
Mettiamo un like, scriviamo un commento, e pensiamo di aver cambiato qualcosa.

Ma la partecipazione digitale è un’illusione: è il simulacro della democrazia.
Ci sembra di contare, ma in realtà guardiamo soltanto.
La politica si è trasformata in un gigantesco palcoscenico dove tutti parlano e nessuno ascolta.

Il ritorno alla realtà

Forse la vera rivoluzione oggi sarebbe tornare alla semplicità.
Rimettere la politica tra la gente, non tra gli influencer.
Riprendere il gusto della discussione, del confronto, anche dello scontro — ma con contenuti veri.

Bisogna tornare a parlare di idee, di lavoro, di vita reale.
Ritrovare il coraggio di dire cose impopolari, ma giuste.
Perché la verità non è virale, ma resta.

Conclusione

La politica di oggi brilla, ma non illumina.
È bella da vedere, ma povera da ascoltare.
Serve tornare alla sostanza, a chi costruisce invece di apparire, a chi sa che un voto vale più di un follower.

Perché una società che sceglie i suoi leader in base ai like, prima o poi, si ritroverà governata da fantasmi.

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