di Mattia Taricco

Ci risiamo. La CGIL annuncia, di nuovo, uno “sciopero generale” per il 12 dicembre, contro la legge di bilancio del governo Meloni. Un gesto che, in linea teorica, avrebbe tutte le ragioni di esistere: il liberale e atlantista governo Meloni gestisce male l’economia, come farebbe un governo Draghi qualsiasi. Eppure, a sentirlo pronunciare, quel termine “sciopero generale” suona sempre più come slogan politico piuttosto che reale mobilitazione: negli anni ‘60 sciopero generale voleva dire mettere i picchetti alle fabbriche e fermare tutto, oggi vuol dire fare il weekend lungo per i sindacalisti, mentre gli altri devono lavorare. Caro Berlinguer, si è liberalizzata e “postofissizzata” anche la tua amata CGIL.

Maurizio Landini e la sua CGIL si presentano ancora come i paladini dei lavoratori, ma da anni la realtà è che hanno abbandonato la lotta vera: dall’ “appecoramento” in tempo di Green Pass, che ha convinto migliaia di persone e lavoratori traditi dall’obbligo vaccinale promosso anche dal sindacato rosso a partecipare alla grande manifestazione del 9 ottobre 2021 davanti alla CGIL stessa, per la quale sono finiti da innocenti in carcere (e sul banco degli imputati) i leader della protesta (tra loro Roberto Fiore leader di Forza Nuova), all’oggi in cui insegnano agli operai solo come prolungare gli infortuni, mettersi in mutua, perdonate il francesismo, ad cazzum e far inserire i bagni No Gender in azienda. Si muovono più come una forza politica di opposizione al governo di “destra” che come un sindacato autenticamente vicino alle persone che lavorano. Ogni iniziativa ha la sola funzione ormai di battaglia politica, altro che sociale: se governa il centrodestra, si scende in piazza; se governa il centrosinistra, si abbassa il tono e si chiudono gli occhi. Se governa Draghi, poi, Landini può mettersi la mascherina e farsi compatire, mano sulla spalla, come si confà a un servitore qualsiasi.

La verità è che i lavoratori, quelli veri, che timbrano il cartellino o che si arrangiano tra contratti precari e partite IVA, non si riconoscono più in queste mobilitazioni. Lo sciopero generale un tempo era una cosa seria, oggi è burocrazia. Non fa più paura a nessuno. In fondo, molti italiani non si chiedono più “perché si sciopera”, ma piuttosto “a cosa serve ancora scioperare”. E questa, forse, è la sconfitta più grande di un sindacato che ha dimenticato cosa significa davvero stare dalla parte della gente.

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