di Luigi Cortese
A Susa, lunedì 24 novembre 2025, è successa una di quelle cose che ti rimangono addosso. Non per spettacolarità, ma per amarezza. In biblioteca si presentava un libro su Sergio Ramelli, quel ragazzo milanese di diciott’anni massacrato a colpi di chiave inglese nel ’75 solo perché la pensava in un certo modo. Una ferita della nostra storia che non si rimargina mai del tutto.
Dentro la sala c’era silenzio, attenzione, quasi un senso di pudore. Chi era lì voleva capire, ricordare, fare i conti con una pagina che brucia ancora. Culicchia, l’autore, parlava con misura, senza retorica. Una serata normale, civile, come dovrebbe essere quando si parla di un ragazzo ucciso.
Fuori, purtroppo, un’altra atmosfera. Rumore, cori, bandiere. I soliti centri sociali, i No Tav, l’ANPI. E uno striscione che ti gela il sangue: “fascio morto concime per l’orto”, con la chiave inglese disegnata sopra. La stessa che spaccò la testa di Ramelli.
Che poi uno si chiede: ma davvero nel 2025 siamo ancora a questo punto? Davvero qualcuno pensa che insultare un morto sia un atto politico? Che urlare odio sia una forma di memoria?
Quello striscione non era protesta. Era cattiveria gratuita. Una mancanza di cuore prima ancora che di intelligenza.
La sinistra antagonista, e l’ANPI che dovrebbe chiedersi cosa stia diventando, ha scelto ancora una volta la strada più facile: quella dell’urlo. Nessuno che abbia detto: “fermi un attimo, qui c’è un ragazzo morto, almeno rispettate il silenzio”. Nessuno che abbia fermato gli slogan, che abbia abbassato i toni.
E in un paese civile questa sarebbe la cosa minima da fare: fermarsi. Ascoltare. Riconoscere una vita spezzata.
Ramelli non era un simbolo, non era una bandiera, non era un bersaglio. Era un ragazzo. Aveva una famiglia, degli amici, una vita davanti. E ricordarlo non dovrebbe essere un atto di schieramento, ma un gesto di umanità.
È triste vedere come la memoria diventi un campo di battaglia. Triste constatare che l’ANPI si presti a fomentare un clima che sembra più il replay degli anni di piombo che un dibattito del 2025.
Perché la violenza, anche quando è solo urlata, anche quando è solo disegnata su uno striscione, semina qualcosa. E quel qualcosa, prima o poi, ritorna.
Ricordare Ramelli significa dire “basta”. Significa rompere la catena dell’odio, non allungarla. Significa guardare quel ragazzo e riconoscere un’ingiustizia, senza “ma”, senza “però”, senza ideologie a coprire il cuore.
A Susa abbiamo visto due Italie: una che ascolta, che ragiona, che prova a capire. E un’altra che vive ancora di rancore, che preferisce il veleno al dialogo, lo scontro alla memoria.
A noi la scelta. Possiamo restare intrappolati nelle vecchie ferite oppure provare — almeno provare — a guarirle. Difendendo la memoria di chi non c’è più, senza trasformarla nell’ennesima arma da scagliare.
Perché la storia non si riscrive con un insulto. Si onora con il rispetto. Sempre.





“Regionali , ancora crollo diffuso dell’affluenza . Al seggio
vanno 4 elettori su 10 …” . Così scriveva “il Fatto Quotidiano” (che non credo proprio che lo si possa definire un giornale di estrema destra) due giorni fa orsono . Gli faceva eco “Famiglia Cristiana” con un titolo ancora più allarmante , che nello stesso giorno scriveva : “Regionali , perché il crollo dell’affluenza è un (drammatico) problema che riguarda tutti” .
Sicuramente , i partiti del sistema si sentono mancare la terra sotto i piedi e più di qualcuno in cuor suo sente aria di declino , ma non vuole ammetterlo , né a se stesso , né al mondo . Per il momento è meglio far parlare gli intellettuali di sinistra del declino degli Stati Uniti e vedere come reagisce la base . La manovalanza , intanto , continua a rievocare gli spettri in camicia nera del passato , morti e sepolti , chiedendosi se questo collante ha funzionato fino ad alcuni decenni fa perché non dovrebbe ancora funzionare ?
Ammorbati dal più cieco ed insensato odio politico continuano a vedere fascisti dappertutto , in preda ad una spasmodica ricerca di recuperare il fulgido consenso di un tempo , ma oramai perduto per sempre e che , purtroppo per loro , si assottiglia , ulteriormente , ad ogni tornata elettorale . Nelle scorse elezioni ben il 44,7 % degli aventi diritti non si è recato alle urne . Questo è svilente , demoralizzante , nefasto e foriero prodromo di una non lontana ipossia politica che li induce a volgere lo sguardo intorno , pregno e pervaso dagli incipienti spasmi di una affannosa ricerca di un nemico , un nemico che non c’è , un nemico che non esiste . Qualcuno , in preda al più becero e frustrante delirio , è giunto persino ad insultare la sacra memoria di un Santo .
Il 4 ottobre del 2025 , ignoti hanno scritto , sulla statua di San Giovanni Paolo II alla stazione Termini di Roma : “fascista di me**a” con tanto di falce e martello disegnati a seguito .
Il divenire dei tempi mutando muta eventi e persone , che non sono , che non possono essere , come è logico attendersi , gli stessi di ottant’anni fa . “Panta rei” avrebbe detto Eraclito . Tutto scorre , tutto passa e non ritorna più . Gli unici a non averlo ancora capito sono questi problematici nostalgici della guerra civile italiana (1943 – 1945) , che si illudono di marciare in avanti , non accorgendosi di avere la testa perennemente rivolta all’indietro ..
ERRATA CORRIGE : solamente il 44,7% si è recato alle urne .
Come spiegare ai chiassosi e un po’ maleodoranti ragazzi dei centri sociali, ma anche ai loro coetanei tutto braccio teso, capoccia rasata e croce celtica d’ordinanza, che il fascismo è morto ottant’anni fa, che nessun rito necromantico potrà riportarlo in vita e che oggi definirsi antifascista, sul piano logico e storico, ha senso quanto definirsi antinapoleonico? Il problema neppure si porrebbe se la cultura dominante di sinistra non avesse fatto dell’antifascismo militante, come stile politico e come codice etico, il proprio motivo identitario, una sorta di fuoco sacro costantemente ravvivato dalle sue vestali intellettuali e mediatiche. E allora domandiamoci: che cos’è, nel ventunesimo secolo, questo antifascismo in assenza di fascismo? In poche parole, è un’arma utile al mantenimento dello status quo politico e culturale. Se nel secolo scorso è servito a dare una patente di democraticità ai comunisti e a consolidare gli equilibri politici venutisi a creare nell’Italia del dopoguerra, oggi si fa garante di un ordine liberale, europeista, atlantista e devoto al capitalismo finanziario. E’ un’arma un po’ spuntata, dal momento che fa sempre meno presa sul popolo e non serve più a far vincere le elezioni, ma è ancora potente, perché continua ad esercitare un potere intimidatorio su chiunque venga bollato come “fascista”, cioè come non più degno di far parte di una società civile né di essere considerato una persona.
vorrei ricordare che, mentre Sergio ramelli era unicamente un ragazzo con le sue idee e per queste è stato assassinato, senza che in seguito gli sia stato intitolato per ricordo alcunché, un’altro ragazzo di idee opposte che cerco di “randellare” un oppositore per essere a sua volta ucciso, gli hanno dedicato scuole,piazze vie e ogni altro per mantenerne viva la memoria.
fulgido esempio di incoerenza e faziosità
Caro Massimo se qualcuno ha paura di farsi etichettare di essere fascista, non è degno nemmeno di essere di destra, perchè per me essere di destra ora come ora non si è nulla io spero nel ritorno del ventennio e onorerò sempre la politica del DUCE.
premesso che ogni evento storico va contestualizzato, non si puo’ negare come alcuni aspetti legati al ventennio oggi vadano condannati senza alcuna remora.
di contro oggi necessiterebbe una politica basata sulla fermezza mentre abbiamo una classe dirigente che definirla inaffidabile è un’eufemismo.
come ogni totalitarismo il fascismo ha rappresentato aspetti negativi che non possiamo rimpiangere, vedi le guerre e l’introduzione delle leggi razziali.
a questo proposito, e ripeto contestualizzando, tra cinquant’anni l’emarginazione che ha contraddistinto la presunta pandemia per chi non si è voluto sottoporre all’inoculazione di un serio che ancora oggi fatico a chiamarlo vaccino, sotto certi aspetti, vedi il divieto di potersi recare sul posto di lavoro, nei locali, addirittura c’e chi ha auspicato la riapertura dei campi di concentramento per i ritenuti untori, il divieto mediante cartelli affissi all’entrata a chi non era inoculato, ebbene, cosa è stato se non una discriminazione di una folta schiera di popolazione?
discriminazione e emarginazione sotto forma di democrazia?
certo, non è paragonabile alla deportazione conseguente a quelle leggi, ma quanti ebrei hanno dovuto abbandonare il lavoro e sono stati perseguitati per il loro essere?
sono certo che con il senno di poi, il duce, al di la di tutte le considerazioni che si possono fare, non rifarebbe gli stessi errori, errori compiuti più per emulare l’alleato tedesco e poter dominare, ricordo che all’epoca il dominio rappresentava una forma di potere ed erano molti i paesi che avevano le colonie, che di effettiva convinzione di perseguire un popolo che non aveva colpe.
il duce veniva dal popolo e per il popolo si è sempre speso, sopraffatto dagli eventi che hanno poi portato al disastro.
peggio sono i despoti odierni che nonostante le esperienze altrui dei tempi passati fanno anche di peggio.
vedasi le guerre in corso e la violazione dei diritti umani in primis nella “democratica” russia.
per concludere, penso anch’io che oggi necessiti rigore, fermezza e applicazione di leggi che consentino il vivere civile senza prevaricazioni a tutela delle persone perbene, estromettendo dalla società tutti coloro che delinquono e che sono un danno.