di Gloria Callarelli

Dopo gli scandali in Ucraina, ecco che arriva l’ennesimo scandalo in Europa, l’ennesimo scandalo che travolge una classe politica inadeguata. E la sinistra. Di ieri, infatti, il fermo di Federica Mogherini e Stefano Sannino per sospetta frode ai danni dell’Ue. Ne abbiamo parlato, nella nostra consueta intervista politica, con Roberto Fiore, che racconta la sua esperienza in Europa e cosa si nasconde davvero nei corridoi di Bruxelles.

Cosa ne pensa della presunta frode sui fondi UE che vede coinvolti l’ex ministro Mogherini e l’ex ambasciatore Sannino?

Questo è il secondo caso di grande corruzione che tocca l’Europa e in particolare la sinistra. Sia la sinistra radicale, che è fortemente colpita dallo scandalo Panzeri, che quella più legata al PD o ad altri partiti di sinistra, che è collegabile alle perquisizioni e ai fermi di ieri. Quello che dobbiamo capire è che a muoversi in Europa sono delle lobby molto particolari. In questo caso predominante è la lobby gay, capitanata da Sannino, Borrell ed altri che hanno occupato posti fondamentali della dirigenza in Europa, sfruttando quelli che sono dei progetti e dei finanziamenti che vengono direttamente dalle casse europee. Si tratta di un settore molto importante, nebbioso nella sua metodica e nelle persone che vi appartengono. Ma la presenza di questa lobby pro LGBT è, per chi fa politica e vuole capire certi meccanismi e certe decisioni, particolarmente interessante.

Esiste una discriminazione in Europa rispetto a determinate formazioni politiche o determinate ideologie politiche? Ce lo può spiegare? Ci può svelare questi retroscena visto che Lei ha avuto un’esperienza in Europa con il gruppo europeo che guida, ovvero l’Alliance for Peace and Freedom?

Noi abbiamo avuto come APF un’esperienza molto interessante. Siamo stati finanziati in quanto partito europeo già circa dieci anni fa. E se in un primo momento la burocrazia belga non si accorse di chi aveva usufruito dei finanziamenti, quando suonò l’allarme non solamente si mette in moto l’estrema sinistra di Bruxelles e belga, ma tutta la nomenclatura del parlamento europeo che chiede a gran voce, senza spiegare perché, che sia sciolta l’APF e che vengano bloccati loro i finanziamenti. Fatto sta che dopo un “processo” intentato nei confronti miei e di Udo Voigt, recentemente scomparso, processo tutt’ora presente nelle pagine di internet, che si trasforma in un contro-processo viste le accuse da parte dell’APF contro tutta la struttura parlamentare europea, sia per essere una struttura fortemente lobbistica e discriminatoria, il meccanismo si arena e si ferma. E finisce in un flop dichiarato dopo che le stesse persone, vedi Scholtz ed altri, che avevano organizzato il tutto, o non vengono più rieletti o perdono il posto e sicuramente il loro interesse. Fatto sta che, finito il processo, dall’alto vengono cambiate le regole per ottenere finanziamenti, rendendo più difficile e complesso l’ottenimento da parte di APF dei fondi. In quel momento è cominciata la repressione giudiziaria da parte di strutture americano-sioniste che avrebbe portato al tentativo di distruggere APF in diversi Paesi quali in particolare Grecia, Spagna e Italia. E’ una prova interessante quella di oggi, che il partito europeo sta affrontando in questo momento con le prime tre manifestazioni che APF sta organizzando a Madrid, Atene e Roma.

Qual è l’elemento nascosto, il vero vulnus di questa vicenda che coinvolge questa accademia diplomatica, per la quale sarebbero stati chiesti i fondi?

Quello che va notato ed è interessante è che il progetto di Mogherini ed altri è un progetto volto a trasformare la diplomazia europea in una diplomazia ultra liberal e pro LGBTQ. Cioè il diplomatico italiano o svedese, avrebbe dovuto imparare in questa scuola, piuttosto che la storia del proprio continente e la storia fra popoli e cancellerie e la scienza politica che è inerente al proprio lavoro e alla propria funzione, la linea LGBTQ e liberal che i vari Borrell e Saninno avevano auspicato. Fa anche pensare, inoltre, il fatto che la sede scelta dell’università sarebbe stata Tirana: tutti in Albania non si capisce a fare cosa, visto che non si trova nemmeno in Unione Europea. Perchè dunque proprio quello Stato?

Share via
Copy link
Powered by Social Snap