di Luigi Cortese
A un certo punto bisogna dirlo senza troppi giri di parole: la guerra in Ucraina è ormai un’ombra che si trascina, un sogno infranto che nessuno ha il coraggio di guardare in faccia. Le città cadono, i soldati crollano, i fronti arretrano. Eppure Zelensky continua il suo pellegrinaggio europeo, bussando a porte che non hanno più nulla da offrire se non applausi stanchi e promesse di facciata.
A Parigi chiede sostegno come un uomo che sente il terreno franargli sotto i piedi. Gli scandali lo inseguono, l’esercito arranca, la gente è stremata. Ma l’Europa fa finta di niente. Macron sorride, annuisce, ripete frasi già sentite. E mentre i due parlano di “pace dignitosa”, a est si combatte casa per casa. La realtà non aspetta i comunicati stampa.
Poi arriva la NATO, che dovrebbe essere il pompiere della situazione, e invece si comporta come un piromane distratto.
Cavo Dragone, con una leggerezza che mette i brividi, tira fuori l’ipotesi di un cyber-attacco preventivo alla Russia. Preventivo.
È come giocare a lanciare sassi contro un alveare e sperare che le api non si accorgano di nulla.
La verità è più semplice di quanto sembri: Europa e NATO si sentono tagliate fuori dal vero negoziato, quello che passa da Washington e Mosca. E quando non sei tu a decidere il finale di una storia, a volte provi a far saltare il libro in aria.
Così arrivano dichiarazioni fuori luogo, allusioni bellicose, minacce mascherate da “difesa comune”. Tutto pur di evitare l’ammissione che brucia di più: l’Occidente ha puntato tutto su un cavallo che oggi è allo stremo. E invece di fermarsi, di prendere un respiro, di dire “basta”, continua a tirare la corda.
È qui che il quadro diventa umano. Non geopolitico, umano.
Perché mentre i leader giocano a fare gli strateghi, a morire sono i ragazzi al fronte, le famiglie sotto le bombe, la gente che non sa più cosa sarà della propria terra.
E l’Europa, che dovrebbe essere la voce del buonsenso, si ritrova a fare la cheerleader di una guerra che non può vincere.
In fondo, l’unica via d’uscita è quella che nessuno vuole pronunciare: sedersi, parlare, trattare.
Una pace imperfetta, sporca, faticosa.
Ma pace.
E invece si continua a fare il tifo per una battaglia già persa, come se bastasse crederci forte per cambiare il corso della storia.
Intanto la miccia brucia. E l’Europa, distratta e orgogliosa, rischia di trovarsi il fuoco in casa senza nemmeno capire come sia iniziato.





Ritengo assai difficile che si possa arrivare a una soluzione concordata del conflitto perché le posizioni di partenza sono proprio agli antipodi. Come si fa a sperare in una soluzione condivisa, se gli ucraini e gli europei si pongono come quelli che pensano di poter dettare le condizioni a una nazione sconfitta, quando invece la Russia sta vincendo sul campo?
Si potrebbe ipotizzare una pace basata su un accordo tra Stati Uniti e Russia, accordo le cui condizioni i banderisti ucraini e i guerrafondai europei dovrebbero obtorto collo accettare, pena la demolizione controllata della NATO e la cessazione, da parte di Washington, della copertura satellitare e dell’invio di armi statunitensi (tutte pagate da quei fessi degli europei) all’Ucraina. Ma Trump, quand’anche lo volesse, avrebbe la forza di fare una cosa simile, o è solo una tigre di carta, uno che alza la voce e mostra i muscoli, ma può essere tranquillamente boicottato dal suo Deep State e sconfessato dai suoi presunti alleati? E perché Putin dovrebbe chiudere un accordo con chi non ha il potere, e forse neanche la volontà, di farlo rispettare?
Finita l’illusione di un compromesso diplomatico, i russi non potrebbero fare altro che accelerare sul piano militare. Putin lo ha detto espressamente: gli atti di pirateria contro le navi mercantili e le petroliere russe nel Mar Nero costituiscono un grave problema che va risolto. Mi sembra che l’unico modo per risolverlo sia chiudere l’accesso al mare agli ucraini con la presa di Odessa.
Resta da capire fino a che punto gli europei, cioè UE e Gran Bretagna, tireranno la corda e quanto durerà la pazienza di Putin. Non credo che la banda di dementi, ladri e corrotti che spadroneggia in Europa, oltre a ciò che ha fatto e sta facendo, sia davvero determinata a muovere guerra alla Russia, ma se una tale eventualità dovesse malauguratamente verificarsi, deve essere chiaro che i russi non si lascerebbero logorare in una guerra convenzionale e tantomeno combatterebbero in modo chirurgico come stanno facendo in Ucraina: di fronte a una minaccia esistenziale userebbero le armi nucleari, così come prevede la loro dottrina strategica recentemente modificata.