di Luigi Cortese

Dietro il sipario azzurro di Forza Italia, il copione sembra sempre lo stesso: i veri registi sono i Berlusconi. Da Marina, solida e silenziosa colonna del gruppo, a Pier Silvio, che da anni tesse l’intreccio tra affari, immagine e linea politica, fino ai consiglieri storici che ancora guardano alla dinastia come all’unico punto fermo del partito.

E mentre Antonio Tajani continua a recitare il ruolo del leader “di servizio”, nei corridoi romani rimbalza un sussurro che ogni giorno si fa più forte: il dopo-Tajani potrebbe avere già un nome e un cognome — Roberto Occhiuto, governatore calabrese e volto moderato che parla la lingua dei berlusconiani di vecchia scuola.

Una voce resa ancora più corposa dalle ultime indiscrezioni di stampa, con Dagospia che ha lanciato la “bomba”: i Berlusconi sarebbero pronti a sostituire Tajani con Occhiuto. Un’ipotesi che circola da mesi, ma che ora trova un’eco sempre più significativa.

Pier Silvio, nel frattempo, continua a muoversi con la sua classe abituale: elegante, sfuggente, ma pronto a difendere la tradizione aziendale e familiare come un giardiniere che cura la sua rosa più preziosa. Marina, da parte sua, osserva e orienta, come una bussola che non sbaglia quasi mai il nord. Entrambi sanno benissimo che l’eredità politica del padre non può essere lasciata al caso.

Occhiuto, dal canto suo, non smentisce né conferma. Parla da buon amministratore, ma è difficile non notare come il suo profilo — istituzionale, rassicurante, europeista quanto basta — coincida perfettamente con il tipo di guida che la famiglia potrebbe considerare “compatibile” con il destino del partito.

E poi c’è il ragionamento politico, più ampio, quasi inevitabile. Un possibile leader come Occhiuto finirebbe per parlare anche a quel mondo di centro che guarda con nostalgia alla vecchia Democrazia Cristiana, a quel gigantesco arcipelago di moderati sparsi tra destra e sinistra che, in fondo, non hanno mai smesso di cercare una casa comune.

Insomma: è davvero così impensabile immaginare un grande centro che tenga insieme Forza Italia, Renzi, Calenda e la galassia di democristiani ancora sparsi qua e là, pronti a riemergere al primo richiamo della foresta?

E soprattutto: che ne sarà del centrodestra e del centrosinistra se continueranno a marciare senza questa gamba moderata, oggi più decisiva che mai?

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