di Gloria Callarelli

Una querela di quasi 80 pagine, che nemmeno Totò Riina. E un capo d’imputazione, secondo gli avvocati che lo hanno esaminato, “costruito”. E’ quanto sta capitando al consigliere comunale Maicol Faccini che finirà probabilmente a processo perchè ha osato opporsi all‘ideologia arcobaleno propagandata nelle scuole. Misure spropositate, misure enormi che fanno ben comprendere la volontà censoria del pensiero unico.

I fatti risalgono a qualche mese fa. Faccini scrive un post su Facebook nel quale denuncia che, dopo l’istituto “Agli Angeli” di Verona, anche nella scuola media statale di via Fiume a San Bonifacio compaiono le scale del colore arcobaleno, in chiaro riferimento all’ideologia LGBT. Faccini scrive: “La propaganda genderfluid perseguita i nostri studenti anche in provincia! Studenti non fatevi fregare, rimanete liberi e ragionate con la vostra testa!” o ancora “Fuori la propaganda gender dalle nostre scuole” e infine: “Dobbiamo aspettarci nuove sospensioni e note disciplinari per non aver sottostato all’indottrinamento LGBT?”. A quanto pare è accaduto anche di peggio con, appunto, la maxi querela. Faccini, poi, sull’onda della diatriba politica, manda una lettera alla preside dell’istituto in cui invita la dottoressa a lasciare fuori dall’istituto le sue posizioni politiche, fa riferimento anche alla condivisione delle prese di posizione con i sindaci del territorio e chiude la missiva con “forse prima di insegnare a fare politica inizi Lei a fare la Dirigente Scolastica neutra”.

L’accusa dei giudici, per altro anche contraddittoria perché fa riferimento proprio all’azione e non alla persona, è di aver offeso la reputazione della preside, la quale però chiaramente non è mai stata raggiunta da nessun particolare epiteto personale. Di qui la sensazione che le accuse siano quasi al limite del pregiudizio: non solo perchè i post del consigliere si riferiscono all’opera compiuta e non direttamente alla persona, non si leggono infatti, ribadiamo, chiare offese al dirigente scolastico, (anzi si evince il diritto di esercitare la critica politica del caso), ma anche perchè, così ci spiega l’avvocato di Faccini, Pablo De Luca, manca proprio il dolo. In altre parole Faccini, stante così le cose, vorrebbe silenziato per la sua opposizione al pensiero unico dominante LGBT, chiaramente espressa dal consigliere di Forza Nuova.

Dal canto suo il consigliere spiega: “È noto a tutti il significato simbolico e politico che quei colori hanno assunto nel dibattito pubblico e ho ritenuto doveroso esprimere pubblicamente il mio dissenso, prima attraverso un semplice post sui social e successivamente con un comunicato ufficiale. Ho espresso una critica politica chiara e legittima, invitando il dirigente scolastico a mantenere il proprio ruolo istituzionale: in nessun passaggio ho mai offeso personalmente la preside né ho inteso diffamarla. Ritengo questo atto sproporzionato e profondamente politico, non solo nei miei confronti, ma anche verso il movimento che rappresento. Quanto accaduto solleva una questione seria: che fine ha fatto la libertà di espressione e di critica politica in questo Paese? Il silenzio del centrodestra e del governo non fa che confermare l’idea che assieme al centrosinistra siano due facce della stessa medaglia”.

Se l’obiettivo della denuncia è di fermare chi si oppone a questa deriva, che vuole andare a colpire anche i bambini, però, è tutt’altro che raggiunto: “Da parte mia, non arretrerò di un centimetro. Sono pronto – conclude Faccini – ad andare fino in fondo, anche in sede processuale, per dimostrare che nessuno può piegare con intimidazioni giudiziarie chi esercita legittimamente il diritto di critica politica”.

 

 

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