di Luigi Cortese
C’è un’immagine che mi torna in mente mentre leggo la manovra 2026: un vecchio manifesto ingiallito, quello della destra che si definiva sociale, popolare, comunitaria, quella che parlava ai muratori con le mani screpolate, alle madri che fanno la spesa col calcolatore mentale, ai pensionati che dividono la tredicesima tra bollette e nipoti.
Oggi quel manifesto sembra stropicciato, dimenticato in un cassetto. Al suo posto ne è comparso un altro, più austero, più ragionieristico, firmato con grafia minuta: compatibilità, parametri, mercati, sostenibilità del debito.
Che sia chiaro: nessuno pretende miracoli fiscali. L’Italia naviga acque strette, tra vincoli europei e un debito che pesa come un macigno sulle spalle del futuro. Ma quando si parla di scelta politica, di priorità, di vision — allora sì, è giusto guardare chi si vuole proteggere e chi invece si lascia sul marciapiede a stringersi il cappotto.
E in questa manovra, chi sta più in basso sembra aver ricevuto solo briciole.
Le pensioni minime salgono di 20 euro al mese. Venti.
Una cifra che non cambia una vita, non ripaga sacrifici, non salva dall’inflazione che corre. Un aumento che dura il tempo di un carrello mezzo pieno al supermercato. È un segnale? Sì. Ma timido, fragile, quasi timoroso di disturbare il bilancio.
E poi i giovani.
Dal 2026 il TFR dei neoassunti finirà nei fondi pensione se non protestano entro 60 giorni. Due mesi per dire “no”. Bastano? O forse è solo un modo elegante per spingere verso la previdenza privata senza dichiararlo troppo forte?
Non è un furto, certo. Ma è un invito silenzioso, dolce-amaro, che mette la previdenza nelle mani dei fondi più che in quelle dei lavoratori. E chi ha vent’anni, oggi, spesso è già sommerso da contratti brevi, affitti impossibili e stipendi che scappano più veloci del calendario.
Il lavoratore dipendente riceve una piccola boccata d’ossigeno con la riduzione dell’IRPEF. Bene. Applaudiamo.
Poi però arrivano gli aumenti di assicurazioni e servizi bancari, perché quando si alza l’IRAP alle assicurazioni e agli istituti di credito, sappiamo come va a finire: pagano i clienti.
E così quei 50 euro al mese di sollievo rischiano di tornare indietro sotto forma di RC auto più salata, canoni bancari ritoccati, spese varie che si infilano tra le righe dell’estratto conto.
Insomma, la coperta resta corta. E spesso chi dorme ai margini rimane coi piedi scoperti.
Il Mezzogiorno poi – eterno convitato di pietra – vede risorse discutibili, tagliate o riformulate, comunque mai abbastanza per dire che si sta colmando il divario.
Il Sud non chiede elemosine: chiede infrastrutture, lavoro, scuole attrezzate, strade che non crollano al primo temporale. Chiede futuro. E invece sembra ricevere promesse sospese in un cassetto.
La verità è che questa manovra non è una stangata brutale, ma un lento scivolamento culturale.
Non colpisce con un pugno: sfianca con piccoli colpetti costanti.
Non distrugge lo Stato sociale: lo assottiglia, lo scolorisce, lo rende meno vivo.
È la fotografia di una destra che un tempo stringeva la mano degli operai e oggi sembra stringere quelle della finanza. Una destra che parlava di comunità e ora ragiona come un CFO. Una destra che gridava “prima gli italiani” e ora sembra mormorare “prima i conti”.
E allora il punto non è gridare al tradimento – la politica cambia, i governi oscillano, il mondo corre.
Il punto è chiedersi: dov’è finito il coraggio sociale di una destra che prometteva protezione?
Per chi si sta legiferando?
Chi deve tirare avanti con pensioni da fame, salari bassi, contratti precari, mutui che mordono e carrelli che piangono: cosa ottiene?
Qual è il patto morale oggi tra governo e popolo?
Perché non serve essere di sinistra per difendere i deboli.
Serve essere umani.
Serve ricordare che lo Stato non è un bilancio da quadrare: è una comunità da tenere in piedi.
Il Paese non chiede l’impossibile.
Chiede che le promesse non restino titoli vuoti.
Chiede che qualcuno — almeno qualcuno — torni a guardare il popolo negli occhi.
E magari a ricordare che una destra senza sociale è solo un guscio vuoto.
Che una nazione cresce dal basso, non dai board finanziari.
Che il futuro non si costruisce a spreadsheet, ma con giustizia e visione.
Perché se la politica dimentica chi fa fatica, allora sarà la fatica a dimenticare la politica.





La “destra sociale” sembra essere un’entità sfuggente, un’idea che esiste più nel pensiero che nella realtà, un’eco di ciò che potrebbe essere.
Si potrebbero fare tanti esempi, ma per farne uno assai esplicativo dell’evanescente contenuto sociale delle politiche del governo Meloni – l’esecutivo più di destra della storia repubblicana – prendiamo in considerazione la vicenda del Monte dei Paschi di Siena (MPS). In breve, la banca senese, dopo un periodo di dissesto finanziario, venne nazionalizzata e risanata con 5,4 miliardi di fondi pubblici. Dal 2023 ad oggi, a seguito della ristrutturazione pubblica, MPS è tornato stabilmente in attivo. A questo punto, da un governo sovranista con una forte sensibilità sociale, ci si aspetterebbe che mantenesse il controllo statale di MPS e lo facesse diventare un grande gruppo bancario pubblico, essenziale per la difesa del risparmio e l’erogazione del credito a imprese e famiglie italiane. E invece il “governo dei patrioti” sta facendo l’esatto contrario: in ossequio alle direttive dell’Unione Europea, ha già quasi del tutto privatizzato la banca, riducendo la sua quota di partecipazione da un iniziale 62,5% all’attuale 4,86%.
Governo Meloni a parte, viene da chiedersi se la “destra sociale”, ammesso che abbia ancora un senso usare questa definizione, non sia altro che un’entità sfuggente, un mito che scalda il cuore ma non motiva all’azione, una polifonia di idee senza un centro unificante, un pensiero nebuloso e frammentario che, alla fine, lascia solo un’eco di ciò che potrebbe essere.
La casta e gli abbienti sono sempre al governo e fanno le leggi per loro, per il loro “albo di appartenenza” e per tutelare la loro ricchezza, guadagnata, spesso, anche con la frode, compresa quella fiscale. Anzi, quasi sempre è così. Centrodestra e centrosinistra appartengono alla stessa cerchia ed agli stessi interessi. Seguono le politiche fiscali dell’ebrea Ayn Rand. Anche la Flat Tax, che Forza Nuova definiva in un post su Facebook ufficialmente una legge ingiusta, è stata formulata da un sionista per tutelare gli interessi della casta ebraica. Effettivamente il principio di progressivita’ della Costituzione italiana non è applicato ed è raggirato da ambienti liberali ed antifascisti. Effettivamente, c’è una sproporzione tra le tasse pagate dai lavoratori, pensionati e persino dai disoccupati e le tasse non pagate invece da chi sta più in alto. Ciò che non paga chi deve pagare lo pagano infatti gli altri, senpre i soliti, cioè chi deve pagare per forza,anche se si finge appunto di abolire determinate tasse. Cambiano in realtà solo il nome. Stesso fece Renzi tassando il TFR e criticato in parlamento. Proprio ambienti di sinistra lo accusarono di aver distrutto lo Stato Sociale fondato da Mussolini. L’obiettivo è far pagare, infatti, sempre i più poveri ed i lavoratori. La distruzione dello Stato Sociale è proseguito neindecenni passati attraverso la discesa in campo di Berlusconi, dopo il quale, in parallelo alla cultura della guerra civile e dell’antifascismo, ci ritroviamo una società italiana completamente distrutta e meno che in via di sviluppo con uno Stato distrutto e smantellato, ma che serve gli interessi della casta, che se ne appropria come virus. Il compito del virus, infatti, è quello di appropriarsi di in corpo e distruggerlo,nutrendosi di esso. È proprio quello a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi 30 anni con le politiche neoliberiste. A parte ciò, l’evasione fiscale riguarda moltissimo imprenditori comunisti, compresi proprietari di locali, discoteche, ambienti legati alla criminalità, alle mafie imprenditoriali, ai venditori di droga o altro che, per natura, sono antiproibizionisti e vedono lo Stato come poliziotto,anche quando serve. Si potrebbe fare una lista enorme di attività legate alla frode e di persone che, non essendo di destra, vivono nella ricchezza illecita, cioè quella guadagnata con illeciti. Lo stesso dicasi per chi ha rubato miliardi di soldi pubblici e dati, guarda caso, proprio a coloro che, poi, invitano gli altri ad odiare lo Stato e le tasse,in realtà per annullare il senso di progressivita fiscale, che, in Italia fu introdotto invece da Eisenhower, che era addirittura un Testimone di Geova ed anticomunista. Altri grandi, curiosi, ma sconosciuti personaggi della storia tra cui un tale Adolph Stoecker, pastore luterano di Germania difendeva, già nel 1800, un sistema fiscale progressivo, insito nello spirito monarchico(trono ed altare), quindi non una novità, così che, chi più ha, più dovrebbe contribuire,sia che si tratti del sistema sanitario, sia dell’istruzione o delle forze armate(etc…).È una questione di giustizia evangelica.
Per il resto,davvero ottimo l’articolo di cui sopra.
Sul cosiddetto centro-destra ci sarebbe tanto da dire , ma ,
non voglio scrivere un commento che somigli tanto ad un lungo e tedioso papiro .
Mi limiterò a riprendere solamente tre cose che ho già trattato o soltanto accennato in precedenti commenti .
Tanti anni fa , il cosiddetto centro-destra , propose l’abolizione della vecchia ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) e della tassa sui rifiuti , tasse che non sono state mai abolite e che tuttora si pagano , ma con un altro nome : IMU (Imposta Municipale Unica) e TARI (TAssa sui RIfiuti) . Eppure bastava solamente agganciarle al reddito per renderle più compatibili con l’articolo 53 della Costituzione che stabilisce , tra l’altro , che il sistema tributario deve essere informato a criteri di progressività . ossia , chi guadagna di più deve pagare di più , rispetto a chi guadagna di meno . Ma tu hai voglia a dire che l’IMU è sempre la stessa per il cassaintegrato , per il lavoratore , per il pensionato ed il disoccupato , e non coincide con quanto riportato in Costituzione , eppure tutti sanno che pensionati , lavoratori , disoccupati e cassaintegrati non percepiscono lo stesso reddito , ma l’IMU per loro è sempre uguale sia se lavorano , che se vanno , poi , in pensione , sia se lavorano e sia se vanno , poi , in cassaintegrazione e sia se lavorano e sia se diventano , poi , disoccupati . Su ciò , che a sinistra siano tutti sordi e ciechi è normale , ma che su questo siano diventati sordi e ciechi anche nel cosiddetto centro-destra dovrebbe far riflettere , a molti , e non poco .
Sempre il cosiddetto centro-destra aveva proposto , e più di una volta , di abolire il canone RAI , ma lo si paga ancora e molti non lo sanno perché viene pagato insieme alla bolletta della luce e , sono convinti che sia stato abolito . Ma tu hai voglia a dire che è una tassa strana e che grava ,stranamente , su un elettrodomestico (il televisore , infatti , è l’unico elettrodomestico che viene tassato , se compri una lavatrice o un frigorifero nessuno te li tasserà , il televisore invece , stranamente , sì) e che fu inventata nel 1939 , gravante sulla radio (quando c’era l’EIAR , Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) e quando il capo del governo si chiamava Mussolini e , dunque , la partitocrazia sta foraggiando lo Stato antifascista con una tassa fascista . Ora , che su ciò , la sinistra sia sorda e cieca è abbastanza normale , ma che anche il cosiddetto centro-destra , che ha fatto un suo inno il tagliare i ponti con tutto quello che riguardava il passato “ventennio” e che , invece , sia diventato più sordo e più cieco della sinistra dovrebbe far riflettere , anche qui , e , non poco .
La costruzione di un ponte sullo stretto di Messina . è dalla metà degli anni novanta del secolo scorso , che era ed è una bandiera del cosiddetto centro-destra , eppure siamo nel 2025 e sullo stretto non c’è nessun ponte . Nel frattempo in Australia si progettano , si finanziano e si costruiscono ponti , e così pure in Giappone ed in Cina . In Turchia hanno ideato , progettato , finanziato e costruito in , solamente , sei anni il Canakkale Bridge che sui Dardanelli collega con una campata da record mondiale (2.023 metri) l’Europa all’Asia . In Italia ancora si discute ed il cosiddetto centro-destra dice e continua ancora a dire : faremo , faremo , faremo , mentre gli altri , nel resto del mondo : fanno , fanno , fanno .
Qualche breve considerazione sul fatto che “il sistema tributario deve essere informato a criteri di progressività” (art. 53 Cost.).
I governanti, attraverso un’intensa e capillare propaganda, sono riusciti a convincere la gran parte dei cittadini che alcune scelte tributarie, come la progressività delle imposte, siano dogmi indiscutibili e immodificabili poiché improntati a un principio superiore di giustizia che è così sintetizzabile: “Chi guadagna di più deve pagare di più, rispetto a chi guadagna meno”. Ebbene, l’imposta proporzionale (ad esempio, il 20% sul reddito) risponde esattamente a questo principio, in quanto l’aliquota fiscale che si applica è costante (il 20%), ma l’ammontare dell’imposta cresce con l’aumentare dell’imponibile (il reddito). Invece, l’imposta progressiva, che i tassatori compulsivi vedono sempre circonfusa da un’aura di alta eticità, prevede che al crescere del reddito aumenti anche l’aliquota d’imposta (20%, 30%, 40%… 100%!); cioè, se si applicasse rigorosamente il “principio di progressività”, il fisco si mangerebbe tutto il reddito prodotto oltre una certa soglia. Ecco perché l’imposta progressiva, a differenza di quella proporzionale, non è un principio, ma solo un odioso arbitrio che fa leva sull’invidia sociale.
E’ interessante notare come Marx ed Engels, nel loro Manifesto del Partito Comunista del 1848, affermano che un’imposta sul reddito fortemente progressiva sia l’arma con la quale, dopo la rivoluzione, “il proletariato sfrutterà il suo potere politico per estorcere gradualmente alla borghesia tutti i suoi capitali, per accentrare tutti i mezzi di produzione nelle mani dello Stato”. Apparire più marxista di Marx, anche se dichiaratamente anticomunista, è il rischio che corre chi entusiasticamente sostiene la progressività fiscale in nome di una discutibilissima idea di giustizia sociale.
Sono , in sostanza , d’accordo con quello che hai scritto ,
ma non ritengo giusto che il signor “Rossi” che guadagna 1.500 euro al mese paghi 200 euro di TARI , poi vada in pensione a 790 euro al mese e deve pagare sempre e comunque 200 euro di TARI .
Oppure il signor “Bianchi” , lavoratore saltuario che riesce a malapena a lavorare pochi mesi all’anno e , in quei pochi mesi in cui trova lavoro , riesce a stento ad arrivare a fine mese , avendo una moglie casalinga , ma avendo anche per sua “disgrazia” ereditato una casa dai suoi genitori che intende conservare per suo figlio quando arriverà in età da matrimonio pagherà sempre e comunque 350 euro di IMU all’anno , anche in quegli anni in cui sono stati più i mesi che non ha lavorato che quelli in cui ha lavorato .
Se queste due tasse fossero agganciate al reddito il signor “Rossi” pagherebbe 200 euro di TARI durante gli anni in cui aveva un reddito da lavoro di 1500 euro mensili e 109 euro di TARI durante gli anni in cui percepirà un reddito da pensione di 750 euro mensili .
Ma anche il signor “Bianchi” , lavoratore saltuario , con moglie e figlio a carico , pagherebbe 350 euro di IMU nell’anno in cui avrà dichiarato 8.000 euro di reddito , invece soltanto 190 euro di IMU , nell’anno in cui avrà dichiarato un reddito di 5.000 euro e , 375 euro di IMU nell’anno in cui avrà dichiarato 9.500 euro di reddito . La tassa sale e scende al salire e scendere del loro reddito , ovvero al progredire dell’uno progredisce anche l’altra ed al regredire dell’uno regredisce anche l’altra , così si ottempera anche alla prima parte dell’articolo 53 della Costituzione che afferma che ogni cittadino deve contribuire alla spesa pubblica in ragione della propria capacità contributiva . Io non sono un tributarista , ma a quanto ne so , sia l’IMU che la TARI non funzionano affatto così , anzi per niente . A prescindere dal tuo effettivo reddito e dai tuoi effettivi e reali introiti , devi pagare , comunque , sempre ed in ogni caso la stessa medesima somma .
Per non parlare del canone TV che è una tassa che grava sul possesso di un televisore , cioè di un elettrodomestico , ovvero un parente strettissimo del tostapane , dell’aspirapolvere e del macinino elettrico per il caffè . Prova ad immaginare una tassa di 129 euro annui per i possessori di uno o più tostapani , tassa imposta d’ufficio solamente perché sei un possessore di un’utenza elettrica e se non possiedi il tostapane lo devi comunicare ogni anno , entro il 31 gennaio , all’agenzia delle entrate attraverso una raccomandata postale A.R . del costo di euro 6.50 , in cui devi accludere un modulo prestampato dall’agenzia delle entrate in cui dichiari , consapevole delle sanzioni amministrative e penali in caso di dichiarazioni false o comunque non corrispondenti , in parte o in tutto , al vero , di Non possedere , per l’anno 2025 , alcun tostapane . Così sempre e tutti gli anni devi far sapere allo Stato di non possedere un tostapane e se qualche anno ti dimentichi di farlo ti arriva , d’imperio , la tassa di 129 euro sui tostapane insieme alla bolletta della luce .
secondo me i nostri governanti prima di fare questo si vedono molti film di totò e peppino
Basta non pagare. Nulla a nessuno. Mi tolgono la casa? E come fanno? Ci provassero e vediamo come gli finisce (a loro)
Io l’ho sempre detto: guerra civile e scioglimento di tutta sta merda di politica parlamentare, partito fuorilegge e arresto immediato di tutti sti schifosi d destra e sinistra che stanno lì. Meno male che io non pago nulla, pago solo la luce scorporata del canone tv quindi ripeto, tasse non ne pago da immemore tempo. Ma facessero tutti così….