di Roberto Fiore
Se avessimo assistito ad uno scontro fra Biden e Chávez non avremmo avuto dubbi: saremmo stati contro gli americani e per l’esperimento socialnazionale del generale dei paracadutisti venezuelano. Con Maduro e Trump, rispettivamente uno capo di una nazione al collasso, che vive dei proventi del narcotraffico e l’altro capo di un governo che ha cancellato i finanziamenti per le lobby che spingono ossessivamente sulla transizione ecologica e sull’LGBTQ, lo scontro è differente e poco ideologico.
Ormai sono tutti concordi nel fatto che il petrolio non sia il tema centrale dell’operazione perché il Venezuela, vittima della sua disastrata leadership, non è stata capace di rendere efficiente il settore. Pertanto oggi la percentuale di petrolio prodotta è minuscola rispetto a quella che potrebbe effettivamente produrre e commerciare. Piuttosto Trump sta utilizzando l’arma del petrolio per colpire Cuba che, qualora il Venezuela non inviasse più petrolio, andrebbe in immediata bancarotta e la Cina che, attraverso il Venezuela, sta entrando in Sudamerica come è già entrata in Africa. Va, infatti, ricordata la questione legata al dominio del petroldollaro, minato proprio dall’accordo Venezuela-Cina. La Cina, infatti, paga in valuta cinese il petrolio venezuelano minacciando così l’ingiusta egemonia del dollaro. Fattore importante che non può però scalzare le altre motivazioni.
L’azione di Trump, infatti, sconvolge i vecchi assetti e può essere spiegata certamente come un colpo all’internazionale della droga e del Fentanyl in particolare che ha nella Colombia, come produzione, e nel Venezuela, come terra di passaggio, l’assetto centrale attorno al quale ‘Ndrangheta, paramilitari marxisti e Stati di sinistra, producono e diffondono una immensa quantità di droga che attraversa l’USA e l’Europa tramite la Spagna. Ignorare questo, significa ignorare la tragedia stessa della droga, vero cancro assassino che distrugge i popoli e le gioventù di tutto il mondo. Siamo d’accordo con chi dice che la battaglia più pesante Trump la deve combattere contro le banche mondiali, che riciclano, e con i grandi boss che vivono a Londra o a Miami, ma l’attacco ad un narcostato è fondamentale nella strategia di eliminazione della piaga.
Trump non ha operato un “regime change”, di fatto lasciando la Rodriguez, leale chavista, alla presidenza. Le minacce alla Colombia sono poi coerenti con l’azione di rimozione ed arresto di Maduro, perché Pedro ha riconosciuto apertamente che il suo paese è malato ed infinitamente corrotto dalla droga (https://www.facebook.com/share/v/1DBUCAGiZT/). Infine, come scrive l’eminente politologo Maurizio Blondet (https://www.maurizioblondet.it/maduro-dara-dei-guai-alla-cia/), è in atto uno scontro sul sofisticato sistema di brogli elettorali, dal nome di Dominion, creato dal Venezuela ed utilizzato dalla CIA, che ha cambiato il corso della politica negli USA (con la mancata rielezione di Trump nel 2020) e in diversi paesi d’Europa (inclusa l’Italia). Ma di questo scandalo si parlerà presto…
Se il nostro governo avesse il coraggio di seguire la scia dell’attacco al narcotraffico, inizierebbe una guerra spietata contro le droghe e le mafie che in Italia annichiliscono la nostra gioventù ed il nostro popolo e rendono le mafie stesse padrone dell’Italia. Se il Sud America, infine, volesse veramente percorrere il sentiero rivoluzionario ed anticapitalista, dovrebbe affidarsi all’idea Peronista e all’epica figura di Evita, che continuano ad esercitare nei popoli di quelle terre un fascino dirompente, perché capaci di creare, già negli anni ’50, la Tercera Posición.





ne’ con trump
ne’ con maduro
ma col popolo venezuelano!
Poco nota è la storia della Tacuara dell’Argentina,eliminato dal sistema, e che aveva come simbolo una lancia, da cui il nome del partito. Non è la squadra di calcio attuale che, se non erro, porta lo stesso nome, ma un movimento cattolico politico-rivoluzionario, anti borghese, che era sorto in Argentina diversi decenni fa. Spiegava già allora cosa sta accadendo nel mondo e cosa accadeva prima. Di forte impronta nazionalista, anche in relazione alle Malvinas, affermava che bisognava “abbattere le barriere” delle troppe differenze di classe, delle differenze economiche e sociali in Argentina e Sudamerica. Il sionismo è il nemico per eccellenza e la borghesia legata al capitalismo internazionale è la causa degli sconvolgimenti geopolitici in America, in Africa e nel resto del mondo.
La sinistra corrotta è invece da sempre in sintonia con le mafie, tra cui le organizzazioni legate ai trafficanti di droga. Ma le fondamenta di questi problemi, proprio come pensava la Tacuara Argentina all’epoca, è il problema delle barriere economiche, che, nelle società sudamericane è cronico e persistente. E, come diceva persino il grande Ayrton Senna, cristiano e credente, conservatore, “i ricchi non possono vivere su una isola circondata da un oceano di povertà”. Da qui, tantissimi problemi che affliggono quelle società. È facile pensare poi chi approfitta di uno sfacelo del genere.
Mi incuriosisce tanto la cosiddetta transizione .
Trump ha detto : “… ora saremo noi a governare il Venezuela fino a una sicura e giusta transizione politica … ” . A meno che gli Americani non vogliano trasferire tre o quattro milioni di persone dagli Stati Uniti al Venezuela , tra impiegati , funzionari , poliziotti , insegnanti , militari e , quant’altra gente serve ancora a far funzionare uno Stato , dovranno mantenere al loro posto tutti gli apparati e gli uomini che ci sono e già c’erano, dal più alto al più piccolo livello ,, ossia , in altri termini , una volta epurati i vertici innegabilmente compromessi con il passato regime , tutti saranno lasciati , intatti e presenti , là dove erano sino a ieri . .
Tutta questa gente e tutto il resto dei Venezuelani che fino a pochi giorni fa inneggiava , applaudiva e mangiava e viveva bene grazie a Maduro come si comporteranno con i nuovi padroni ?
Forse , come gli Italiani che suscitarono perplessità e stupore persino in Winston Churchill , il quale osservò caustico che in Italia prima dell’8 settembre del 1943 c’erano
45 milioni di fascisti e dopo l’8 settembre del ’43 c’erano 45 milioni di antifascisti , per poi concludere sarcastico che a lui non risultava affatto che l’Italia avesse 90 milioni di abitanti . Qualcosa di molto simile , in verità , la disse , qualche tempo dopo anche Indro Montanelli che sentenziò tranciante che quegli Italiani che avevano sputato a piazzale Loreto erano gli stessi che avevano applaudito , sino a poco tempo prima , a piazza Venezia .
O forse , si comporteranno come gli Afgani che si sono rifiutati di fraternizzare in totale e patetica sudditanza ed hanno , invece , attanagliato lo yankee invasore in una lunga , lenta , ma costante guerriglia , sino ad indurlo ad una precipitosa e disonorevole fuga .
Staremo a vedere , i giochi sono appena iniziati ed uno solo , alla fine , sarà il vero vincitore .
Questa volta non condivido l’analisi di Roberto Fiore, e spiego brevemente il perché.
Ritengo che quello di Trump in Venezuela sia un intervento armato in chiaro stile imperialista, il cui scopo primario è dare agli USA il controllo del Paese che detiene le maggiori riserve petrolifere del mondo. Scrivere, come fa Fiore, che “… sono tutti concordi nel fatto che il petrolio non sia il tema centrale dell’operazione” mi sembra a dir poco azzardato, visto che lo stesso Trump, a nemmeno tre giorni dal blitz, così si è espresso: “Sono lieto di annunciare che le autorità di transizione in Venezuela consegneranno agli Stati Uniti d’America tra i 30 e i 50 milioni di petrolio di alta qualità”.
E sarà anche vero che “… il Venezuela, vittima della sua disastrata leadership, non è stato capace di rendere efficiente il settore (petrolifero, n.d.a.)”, ma si trascura un piccolo dettaglio: dal 2017 (quindi durante il primo mandato di Trump) il Venezuela è sotto embargo, con forti impedimenti alla vendita del proprio petrolio e nell’impossibilità di accedere al sistema creditizio internazionale. A causa di questo embargo, tra il 2017 e il 2024, si stima che il Venezuela abbia subito perdite per 226 miliardi di dollari. In tali condizioni, la situazione economica del Paese latino-americano sarebbe stata precaria anche se al posto di Maduro ci fosse stato il mago Houdini.
Imbarazzante, poi, è la tesi che l’attacco statunitense in Venezuela abbia come giustificazione la lotta al traffico internazionale di droga. In proposito, sentiamo cosa dice il magistrato Nicola Gratteri (che di lotta alla droga se ne intende) sul traffico di cocaina: “Se vogliamo essere sinceri e seri, il Venezuela, parlando di narcotraffico, è l’ultimo dei paesi sudamericani del quale dovremmo interessarci. Perché se, come vi ho detto, la cocaina si produce in Colombia, Bolivia e Perù, che c’entra il Venezuela?”; sul fentanyl: “Non esistono riscontri indipendenti e verificati che indichino il Venezuela come centro di produzione di droghe sintetiche. La quasi totalità della sintesi di fentanyl e di altre sostanze oppioidi avviene in Messico”; sulle accuse rivolte a Caracas: “Non domina né orienta il mercato mondiale degli stupefacenti”; e sull’arresto del leader bolivariano: “Se la ragione dell’arresto del presidente Maduro fosse davvero la lotta al narcotraffico, l’amministrazione americana dovrebbe concentrare la propria attenzione innanzitutto su Paesi che producono cocaina e oppioidi sintetici”. Insomma, non regge proprio la tesi che il rapimento del presidente venezuelano e di sua moglie, effettuato dalla Delta Force, sia motivato dall’esigenza di debellare il narcotraffico, dato il ruolo del tutto marginale che il Venezuela ha in tale traffico. Nella stessa amministrazione USA, essendosi accorti di averla sparata un po’ troppo grossa, hanno già modificato la grave accusa inizialmente mossa a Maduro di essere a capo di un cartello della droga, in quella più blanda e fumosa di aver partecipato a un “sistema di patronato” (sic!) e a una “cultura della corruzione” alimentata dal denaro della droga. D’altronde, Trump è così credibile nella sua veste di alfiere della guerra al narcotraffico che, appena il mese scorso, ha graziato il noto narcotrafficante internazionale Juan Orlando Hernandez, ex presidente dell’Honduras, che stava scontando una condanna a 45 anni di carcere poiché coinvolto nel traffico di enormi quantità di cocaina negli Stati Uniti. Ma siccome The Donald è uno che le cose le fa in grande, non si è limitato a questo: ha fatto anche carte false (letteralmente, a proposito di “cultura della corruzione”…) per far vincere le elezioni, che si sono tenute in Honduras qualche settimana fa, a un candidato dello stesso partito di Hernandez, cioè dello stesso partito di un ex capo di Stato che si è guadagnato il titolo, non proprio onorevole, di “simbolo del narco-Stato”.
Concludendo: sono d’accordo con Fiore sul fatto che Trump esprima una salutare reazione alla profonda crisi culturale e morale (dal woke alla cancel culture, dall’aborto all’immigrazionismo, dalle follie green a quelle LGBTQ) che attanaglia gli USA; sono il primo a ripetere, a costo di diventare noioso, che l’attuale inquilino della Casa Bianca, pur perseguendo interessi che non sono i nostri, sta creando le condizioni per far crollare (Dio lo voglia!) l’Unione Europea, e sono il primo a rammaricarmi di non vedere il governo italiano partecipe di questa “distruzione creatrice”; ma, per quanto riguarda il Venezuela, Trump non si discosta dalla politica imperialista che da sempre gli Stati Uniti attuano in America Latina (e non solo), cioè una politica fatta di minacce, ricatti economici, corruzione dei vertici delle forze armate, finanziamento di partiti vendipatria, e, se questo non basta, interventi militari diretti per mettere al potere un proprio burattino e poi tranquillamente depredare il Paese disgraziatamente entrato nel mirino di Washington.
P.s. per Luciano: spero che si comportino come gli afgani.
Lo spero anch’io .
D’accordo perfettamente con la esatta analisi dei “problemi “del Venezuela e delle Ridicole scuse e giustificazioni di Trump che non possono essere sostenute come reali da nessuno ! Il comportamento di Trump è ormai fuori controllo .Non voglio dilungarmi oltre e ritengo che Massimo abbia dato un chiara spiegazione della situazione della folle politica statunitense di espansionismo ai danni della sovranità di molti Paesi purtroppo entrati a “far gola” a USA . Di balle dagli States da sempre ne abbiamo sentite ,ripristino della democrazia ,armi di distruzione di massa mai trovate ecc…ora si sta esagerando ! Per la prima volta non sono assolutamente in accodo con Fiore …Trump NON HA ALCUNA GIUSTIFICAZIONE IN CIÒ CHE STA FACENDO ! Sempre di più USA e il suo Presidente si stanno comportando in modo speculare ad Israele di cui dobbiamo ormai riconoscere la completa sudditanza e direzione .Bravo Massimo
Ringrazio per il tuo articolo Massimo: purtroppo a leggere quello di Fiore mi erano cascate le braccia.