di Gloria Callarelli (foto: Trump al WEF)
In pochi anni, di pari passo con l’implementazione del potere tecnoglobalista mondiale, il World Economic Forum si è accreditato come evento “normale”, una specie di Oscar della politica e dell’economia che fa da passerella ai “grandi” della terra. E così tra un investitore e l’altro, tra un “filantropo” e l’altro, il presidente Macron, addirittura, si presenta al convegno con occhiali da sole hi tech che manco 007, risultando per altro piuttosto ridicolo, mentre i suoi “colleghi” sfilano nei corridoi. Tutti cercano il vip (o il leader di turno). Tutto normale, ma normale non è perchè si dà credito, naturalmente, a un evento che fino all’altro giorno spingeva per il Great Reset e per un Nuovo Ordine Mondiale di chiaro riferimento massonico. Inquietante. Dacchè era evento settario, riservato a pochi, segreto, oggi prende spazio nei giornali e nelle televisioni come un qualsiasi incontro glam o un qualsiasi incontro politico. Peccato che a muovere le fila siano i poteri forti, la finanza, i paperoni del mondo che oggi, così, dai tg e dalle copertine ci dicono apertamente quanto sia alto il loro coinvolgimento nel governo della terra. In questo consesso elitario, che resta di sapore diabolico nonostante i lustrini (guarda caso il logo del WEF contiene i tre sei di satanica memoria), che trasuda mondialismo e globalismo e che giorno dopo giorno ci ricorda come siamo polvere e per questo motivo dovremmo, se non vogliamo ritornare alla polvere, fonderci con i robot nella perfetta soluzione transumanista della quarta rivoluzione industriale, ebbene in tutto questo coacervo di intellettualità anticristiana ecco che arriva lui: Donald Trump.
Donald Trump che, con il suo discorso al WEF, ha chiaramente dato una lezione di politica ai presenti trasformando l’evento in un suo semplice palcoscenico. In mezzo a quelle lobby che tanto stanno facendo per distruggere il nostro mondo, si staglia il suo ciuffo biondo. Bizzaro, naif ma tremendamente efficace. “Quanto è bella la Svizzera”, “quanto è brava la Germania”: spreca complimenti Donald, perchè lui fa così. Prima fa il ruffiano, ma poi arriva dritto al punto. Demolendo i presenti. Tra dazi e operazioni chirurgiche stile Venezuela, Trump sa di guidare un grosso Paese e un grosso mercato e sa di avere dalla sua questa forza. Lo smantellamento del traffico di droga e dell’impero globalista, così come gli interessi strategici e politici degli USA (vedi Groenlandia, importante, sottolinea lui, per difendere la stabilità geopolitica dell’area), suonano come degli avvertimenti per la corrotta Europa e il resto del mondo. America first prima di tutto: Trump fa gli interessi del suo Paese e della sua gente. Mica degli altri. E se ne frega: sale in cattedra e dà lezioni agli scolaretti di turno. E così mentre l’America si impone, l’Europa è ridotta, miserrima, a un Macron con gli occhiali da sole, un discolo qualunque che il presidente USA mette apertamente in riga. Ridicola, imbruttita perfino. Un’Europa del globalismo non dei popoli, ripresa dallo stesso Trump e definita “irriconoscibile”, causa economia suicida e immigrazione. Trump usa il bastone, la carota e la bacchetta. Prima accarezza, poi dà lezioni e infine avverte mettendo una pietra tombale su buona parte dell’Agenda 2030. E le dice tutte e le dice a Davos, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa: “Le elezioni USA del 2020 sono state truccate. Era un’elezione truccata, ora lo sanno tutti”. Per esempio.
E cala il gelo in sala, altro che Groenlandia. Poi dà la vera notizia bomba: “Persone verranno perseguite per questo”. Boom. Dominion, Biden, Italia. Un certo potere, che ha giocato un ruolo fondamentale in quelle elezioni anche nel nostro Paese, pare dunque avere le ore contate. E anche la politica italiana trema. Poi continua: “Ho sempre detto tre cose importanti: forti confini, forti elezioni e una corretta stampa. Il giornalismo oggi è terribile. Verrà raddrizzato perchè sta perdendo tutta la sua credibilità”.
Come dare torto a Trump. Oggi come la politica anche il giornalismo fa veramente pena per come è succube, plagiato, malridotto, venduto. Per come non cercano la verità, per come censurano le persone, a partire da chi denuncia questo sistema marcio. Non ci credete? Provate ad andare a cercare il discorso integrale del presidente degli Stati Uniti d’America: vedrete che non viene riportato per intero, nemmeno nelle testate più blasonate. E indovinate quale passaggio saltano? Proprio questo: quello della stampa che non è corretta e non è più credibile e del fatto che le elezioni truccate del 2020 avranno delle ripercussioni e i responsabili verranno perseguitati. Coda di paglia? La pacchia, forse, per qualcuno anche in Italia è davvero finita.





ciao Gloria i concetti che evidenzi nel tuo articolo possono essere interessanti ed in parte li condivido, soprattutto le tue considerazioni sul WEF; resta il fatto che “pel di carota” e’ fuori di testa
Capisco il fascino di un “duce” che in un consesso internazionale di ricchi e potenti assume pose gladiatorie e le canta a tutti, ma siccome “Trump fa gli interessi del suo Paese e della sua gente” e “mica quelli degli altri”, più che fare il tifo pro o contro di lui, penso sia utile porre l’attenzione su un aspetto della politica trumpiana che ci può interessare direttamente. Mi riferisco alla versione lunga del documento di Strategia di Sicurezza Nazionale pubblicata da Defense One – anche se la Casa Bianca ha successivamente negato l’esistenza di versioni alternative rispetto a quella resa nota online – in cui si indicano l’Italia, l’Austria, l’Ungheria e la Polonia, come Paesi con cui gli Stati Uniti dovrebbero “collaborare maggiormente, con l’obiettivo di allontanarli dall’Unione Europea” e dovrebbero “sostenere partiti, movimenti e figure intellettuali e culturali che cercano la sovranità e la conservazione/ripristino dei modi di vita tradizionali europei pur rimanendo filo-americani”. Quindi l’Italia, se l’attuale governo prendesse al volo l’occasione, potrebbe assumere un nuovo ruolo internazionale e uscire dalla UE. Questo non ci darebbe l’indipendenza, rimarremmo comunque soggetti a Washington, ma almeno ci saremmo tolti dai piedi Bruxelles… E i nemici, se si vuole sconfiggerli, vanno affrontati uno alla volta, non tutti assieme.
Articolo ineccepibile. Indipendenza da Washington? Oggi chi non è autonomo dal punto di vista energetico è costretto a dipendere da qualcuno che lo è. Benché sia un personaggio difficile da digerire, nel mio piccolo preferisco ancora farlo da Trump che da Xi Jinping.