di Gloria Callarelli (foto Fahrenheit2022: agricoltori in protesta a Strasburgo)

Mentre Von der Leyen è volata in India per trattare un accordo simile a quello con il Mercosur, e mentre il Parlamento europeo rischia di essere bypassato dalla Commissione europea che sta spingendo per applicare provvisoriamente l’accordo, nonostante il rinvio della decisione alla Corte Europea, in Italia continuano le proteste degli agricoltori e le iniziative legali. Abbiamo intervistato l’avvocato Vincenzo di Nanna che ha redatto la denuncia proposta dall’ex parlamentare europeo Roberto Fiore.

Avvocato, in che cosa consiste la denuncia che avete presentato sul discorso Mercosur?

L’On. Roberto Fiore ha denunciato la situazione di grave e concreto pericolo per la salute pubblica che si determinerà laddove il trattato UE – MERCOSUR dovesse entrare in vigore. In effetti alcuni pericolosi pesticidi, ancora legali nei Paesi del Mercosur per la produzione dei prodotti agricoli, finiranno per contaminare prodotti alimentari che saranno poi immessi nel nostro mercato. Mi riferisco a sostanze quali l’erbicida Atrazina, l’insetticida Acefato, il fungicida Clorotalonil, l’insetticida Clorpirifos, il cui uso è ancora legale nei paesi del MERCOSUR e che finiranno, inevitabilmente, per avvelenare le sostanze alimentari provenienti dall’america latina e diffuse, in virtù del trattato UE – MERCOSUR, in tutti i paesi dell’Unione Europea. Si pensi, a titolo di esempio, all’Atrazina che è il sesto pesticida più venduto in Brasile, ma che in Italia è “fuorilegge” da ben15 anni, poichè ritenuto cancerogeno e dannoso per la salute riproduttiva, ma che ben potrebbe contaminare e avvelenare prodotti alimentari destinati al consumo da parte di un numero indefinito di cittadini. Una pericolosità per la salute ben nota alla stessa Unione Europea che nei suoi confini ha vietato l’utilizzo dei citati prodotti, ma che ha accettato d’importare dall’estero alimenti che ne saranno contaminati.

Ma allora, com’è potuto accadere che il governo italiano abbia ritenuto di poter approvare il trattato in questione, se il rischio rappresentato dalla contaminazione e quindi avvelenamento delle sostanze alimentari era ed è noto?

È proprio su tale considerazione che l’On. Fiore ha firmato la denuncia contro il presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ipotizzando una responsabilità per il delitto di cui all’art. 439 c.p. (avvelenamento di acque o di sostanze alimentari), ritenuta la configurabilità del dolo eventuale da parte di chi  non poteva e non può non conoscere i rilevanti e concreti rischi di contaminazione e avvelenamento delle sostanze alimentari con pesticidi, si ripete, vietati da anni nei confini dell’UE a causa della riconosciuta pericolosità per la salute. Dovrebbe essere chi ci governa a tutelare la salute dei cittadini, non il contrario. Eppure.

Ora il Mercosur è fermo: la denuncia resta valida?

L’avvelenamento di acque e sostanze alimentari, come opportunamente sottolinea Fiore nella denuncia, benché sia un reato di pericolo, è ritenuto punibile dalla giurisprudenza della Cassazione, anche a titolo di tentativo, al punto che già l’approvazione del trattato la cui esecuzione è al momento sospesa, potrebbe assumere rilievo come tentativo penalmente rilevante.

Questa denuncia può fermare concretamente il Mercosur?

Si tratta di un grave delitto che, se ritenuto configurabile, sarà di competenza della Corte d’Assise e la denuncia dovrebbe rappresentare, quanto meno, un valido deterrente per convincere i responsabili della necessità di desistere da una condotta che, come sostiene il denunciante, già potrebbe integrare gli estremi di un tentativo e così scongiurare il pericolo di un grave danno alla salute dei cittadini. 

Cosa rischiano coloro che sono accusati ?

Le pene previste dal Codice Rocco sono severissime: per il delitto consumato, quando le sostanze alimentari siano state contaminate ma non ancora attinte o distribuite, la pena è quella della reclusione non inferiore a 15 anni. Se poi dall’avvelenamento dovesse derivare la morte di un cittadino la pena è l’ergastolo. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

 

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