di Luigi Cortese
Dietro stragi, depistaggi e scelte politiche contraddittorie, una rete silenziosa che attraversa la storia repubblicana
In Italia la parola massoneria viene spesso trattata con leggerezza, quando non con imbarazzo. Si sorride, si minimizza, si archivia come folklore. Eppure la storia documentata – fatta di sentenze, atti giudiziari, commissioni parlamentari – racconta altro: una parte della massoneria ha operato ed opera come un potere occulto, capace di influenzare lo Stato senza mai esporsi, senza mai rispondere al popolo.
Non è un’accusa generica né una suggestione complottista. È un dato politico e storico: un potere che non si vota, non si candida, non firma atti pubblici, ma incide sulle decisioni fondamentali del Paese.
Un potere elitario, lontano dal popolo
Già Benito Mussolini, quando era ancora socialista, considerava la massoneria l’espressione di un mondo borghese, antipopolare, un sistema chiuso di relazioni e privilegi. Questa lettura non fu mai smentita dai fatti.
Quando poi, da capo del governo, firma i Patti Lateranensi, Mussolini è perfettamente consapevole di rompere un equilibrio profondo: sa di mettersi frontalmente contro la massoneria, sa di correre un rischio personale, ma procede comunque.
Questo passaggio storico chiarisce un punto essenziale: la massoneria non è una semplice associazione culturale, ma un centro di forza reale, capace di reagire quando viene messo in discussione.
La Repubblica e il ritorno dell’ombra
Caduto il fascismo, la massoneria torna rapidamente a muoversi. Non nelle piazze, ma dentro le istituzioni, negli apparati dello Stato, nelle professioni chiave. Cambiano i governi, cambiano i colori politici, le reti restano.
La Repubblica nasce democratica nella forma, ma porta con sé strutture di potere non trasparenti, capaci di attraversare decenni senza mai essere realmente scalfite.
Non “massoneria deviata”, ma sistema di potere
Per anni si è parlato di massoneria deviata. Una definizione comoda, rassicurante. Ma quando depistaggi, coperture e infiltrazioni diventano sistematici, non si è più davanti a deviazioni isolate: si è davanti a un metodo.
Negli anni Settanta questo metodo emerge con chiarezza. Le stragi non sono solo atti criminali: sono seguite da depistaggi scientifici, manipolazioni delle prove, interventi diretti sugli apparati investigativi.
Il nome che sintetizza tutto questo è quello della Loggia P2 di Licio Gelli, riconosciuta come organizzazione segreta ed eversiva, capace di collegare servizi segreti, alti funzionari, finanza, informazione e politica.
Il depistaggio Taranto–Milano: la prova materiale
Il depistaggio del treno Taranto–Milano del gennaio 1981 rappresenta uno dei punti più chiari e documentati di questo sistema.
A pochi mesi dalla Strage di Bologna del 2 agosto 1980, su quel treno viene fatto trovare un borsone contenente esplosivo identico a quello usato nella strage, armi, documenti falsi e biglietti aerei costruiti ad arte. Un ritrovamento troppo perfetto per essere casuale.
Le sentenze hanno stabilito che il depistaggio fu orchestrato da alti vertici del SISMI, in particolare Piero Musumeci e Giuseppe Santovito, entrambi affiliati alla loggia massonica P2.
Non errori investigativi, non iniziative personali: un’operazione di Stato parallelo, finalizzata a sviare le indagini e proteggere il sistema.
Le stesse sentenze hanno riconosciuto Licio Gelli, insieme a Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, come mandanti e finanziatori della Strage di Bologna.
Il depistaggio Taranto–Milano non è un episodio secondario: è la dimostrazione concreta di come il potere occulto interviene quando la verità diventa pericolosa.
Mafie e logge: l’intreccio silenzioso
Le organizzazioni mafiose hanno sempre cercato di entrare nello Stato. Per farlo avevano bisogno di relazioni, coperture, legittimazione. Una parte della massoneria ha svolto questa funzione.
Inchieste e processi hanno documentato logge riservate come luoghi di incontro tra criminalità organizzata, professionisti, funzionari pubblici e politica. Non episodi isolati, ma strutture di mediazione del potere.
Cordova: colpire chi osa indagare
Il caso del magistrato Agostino Cordova è emblematico. Quando indaga sui rapporti tra ’ndrangheta e massoneria, tocca il nodo centrale. La risposta non è sostegno istituzionale, ma isolamento e procedimenti contro di lui.
Una dinamica ricorrente: non si colpisce il sistema, si colpisce chi lo mette in discussione.
Oggi: il potere che non si vede
Pensare che tutto questo appartenga al passato è un errore. I poteri occulti non scompaiono, si raffinano.
Oggi la massoneria non ha bisogno di esporsi: influenza il linguaggio politico, gestisce le contraddizioni, orienta le scelte senza apparire.
Il dibattito sulla remigrazione è un esempio evidente: dichiarazioni pubbliche forti, mentre le decisioni concrete vanno in direzione opposta. In questo spazio ambiguo si muovono figure dichiaratamente massoniche, come Sforzini, impegnate a propagandare la proposta. La politica parla, qualcun altro decide.
Il nodo che l’Italia non scioglie
La massoneria come potere occulto non governa con decreti o leggi. Governa con le relazioni, con l’influenza silenziosa, con il depistaggio, con la gestione dell’ombra.
Finché questo nodo non verrà affrontato apertamente, la sovranità popolare resterà incompiuta.
Non è un fantasma del passato.
È una presenza costante nella storia italiana.
Ed è proprio per questo che continua a fare paura.





Un cancro da estirpare.
Da quando Mussolini coniò l’espressione “plutocrazie giudaico-massoniche” non si è più potuto parlare, pena il venir ridicolizzati e accusati di delirio paranoico, dell’occulta influenza esercitata dalle varie logge in tutti gli ambiti della società italiana. Da allora, per quanto tale influenza sia sempre stata presente nello Stato italiano fin dalla sua nascita e sia continuamente cresciuta nei decenni successivi sino ai giorni nostri, il tema della massoneria e del modo in cui questa organizzazione condiziona la politica, gli affari e l’informazione è uno dei grandi rimossi del nostro tempo. Nei rari casi in cui si parla della “libera muratoria”, si cerca di minimizzarne i legami con la finanza internazionale, si omette il suo ruolo nella scristianizzazione del popolo italiano, si considera il suo coinvolgimento in fatti criminosi come responsabilità di singole logge “deviate” (stesso termine che viene usato per i servizi segreti…) e la si paragona a un’associazione come tutte le altre, con l’ovvio corollario che chi ne fa parte non deve essere discriminato.
Un’associazione come tutte le altre? Quindi sarà dovuto al caso o a una fortunata congiunzione astrale se nel nostro Paese, in alcuni settori chiave come sanità, magistratura, università e forze armate, una grande quantità di posti di potere è ricoperto da massoni. Ed è ben strano che, secondo la legge, un magistrato o un militare non possano iscriversi a un partito politico ma possano aderire alla massoneria. A quanto pare è ritenuto sconveniente che in tribunale e in caserma entrino simboli di partito, ma non che vi circolino grembiulini, squadre e compassi…
Un’associazione dedita allo studio e alla filantropia? Ma chi è iscritto a un’associazione culturale o di volontariato sociale non ha difficoltà a dichiararlo pubblicamente. Non mi pare che questo avvenga per gli iscritti alla massoneria. Se le logge massoniche sono associazioni come tutte le altre e perseguono scopi leciti, pubblichino l’elenco di tutti i loro affiliati; così i cittadini, trovandosi di fronte a una commissione d’esame o a un giudice, almeno saprebbero con chi hanno a che fare.
Forse quelli che si iscrivono alla massoneria non sono mossi da cattive intenzioni, forse lo fanno solo perché è un modo semplice e sicuro per fare rapidamente carriera e acquisire maggiore riconoscimento sociale, o magari perché credono davvero al propagandato ideale della “grande fratellanza universale”. Ambiziosi o idealisti che siano, evidentemente conoscono solo i livelli più bassi della massoneria, ma ignorano, o preferiscono ignorare, ciò che accade ai livelli più alti: il culto che viene reso a Lucifero, esaltato come il “portatore di luce” che disperde le tenebre dell’ignoranza in cui la Chiesa costringerebbe l’umanità e nel cui nome si vuole creare una società mondiale, basata sul dominio incontrastato della grande finanza, in cui verrà sradicato anche il ricordo della civiltà cristiana e dei suoi valori incentrati sulla dignità della persona umana.
Gli affiliati alla massoneria dicono di esserlo sin da giovani e da piccoli. Può capitare che vi siano persone che, per farsi vedere dagli altri dicano di appartenervi. Ricordo che, ai tempi del liceo, qualcuno, non lo nascondeva e si vantava in qualche occasione di esserne già mebro. Hanno legami famigliari o politici. Tra questi, appunto, persone dichiaratamente comunisti,anche se è una cosa trasversale. A parte ciò, ciò che contraddistingue i balordi della massoneria, è l’odio contro il cristianesimo. Anche la massoneria è fatta, come le altre cose, proprio come la mafia, di una struttura stratiforme, strutturalmente classista, dagli strati più bassi a quelli più altri, da quello che “si sporca le mani” agli zingari borghesi apparentemente puliti. Sono nemici esistenziali dello sviluppo della società,dell’economia e della libertà. Sono sporchi quanto è sporco il “lucero” di cui fanno culto a cui bisogna spezzare le corna e cuocerlo in un forno.