di Gloria Callarelli (foto Torino: Sky)

Gli incidenti di sabato a Torino dimostrano, per l’ennesima volta, che da 80 anni a questa parte vige una logica. Se l’estrema sinistra organizza una manifestazione come quella di sabato, nessuno va in carcere e i reati contestati sono minori ( danneggiamento resistenza e manifestazione non autorizzata ).
Se Forza Nuova, o un gruppo ultras, o un’organizzazione di impostazione “fascista” fa una manifestazione di protesta in cui non scorre sangue, non ci sono incidenti gravi e non ci sono incendi, il reato diventa comunque devastazione, punibile con pene da 8 a 15 anni.

Sia ben chiaro: riteniamo che questo tipo di incidenti, seppur gravi, debbano essere affrontati in piazza, contestando reati come danneggiamento, resistenza e manifestazione non autorizzata. Non c’è nessun motivo per cui si debba contestare il reato di devastazione, che è spropositato, astratto e comporta pene altissime. Per questo la carcerazione e criminalizzazione dei manifestanti di Forza Nuova e dei tantissimi altri senza colore politico, presenti quel 9 ottobre 2021 nella manifestazione contro il Green Pass, è così evidente che, soprattutto in questo momento, in cui sta iniziando il processo d’Appello con la prospettiva di una possibile conferma di otto anni e mezzo di reclusione, appare come una inaccettabile discriminazione.

Il processo d’Appello per quei fatti si aprirà domani. Le pene comminate in primo grado sono altissime, sproporzionate. I reati non sono stati dimostrati tanto che ben due sezioni della Cassazione li hanno respinti. E’ noto, inoltre, che vi sono dei vizi nell’istruttoria e nel procedimento, con prove a favore della Difesa mai prese in considerazione e fatti occultati, tra cui la presenza del famoso infiltrato, Ignoto W1, che hanno deviato il corso della giustizia, aprendo la possibilità che gli stessi autori delle indagini titolari del procedimento possano essere incriminati. In questa situazione, in questo clima, emerge un fatto nuovo con la denuncia che Roberto Fiore ha presentato contro l’allora procuratore della Repubblica, Michele Prestipino, oggi indagato per rivelazione di segreto d’ufficio e “agevolazioni” alla mafia, sette poliziotti che dissero il falso e i Pubblici Ministeri che gestirono il caso dall’ inizio.

E proprio in queste ore il colpo di scena: il Procuratore della Repubblica di Roma in persona, Francesco Lo Voi, con un guizzo sorprendente, ha preso in carico la stessa denuncia sporta da Fiore contro il collega. Quindi ad occuparsi delle accuse rivolte ai vertici della procura capitolina sarà nientemeno che il vertice in persona, il procuratore capo. Si assisterà finalmente alla vittoria della Giustizia o il potere perpetua se stesso? “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Il sistema è marcio dentro. Si è costruito negli anni fino a imputridirsi.
Leggete questa intervista di seguito, realizzata nel 2008, per capire. E ai posteri l’ardua sentenza.

– Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».
Ossia?
“In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che…
«Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pieta e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale”.
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