di Luigi Cortese (Foto screen pagina Facebook Roberto Vannacci)
Dire “siamo contrari nel merito” e poi votare la fiducia al decreto sulle armi all’Ucraina è un esercizio di equilibrismo che in politica potremmo definire in modo molto semplice: trattasi di “paraculismo” istituzionale. Non è un insulto, è una fotografia. Stare dentro e fuori allo stesso tempo. Tenere il punto a parole e salvare il banco nei fatti.
Se sei contrario, voti contro. Senza parentesi, senza note a margine, senza distinguo tattici. Tutto il resto è gestione del posizionamento.
La storia del “perimetro politico” è ancora più rivelatrice. Si vota la fiducia per chiarire dove si sta. E dove si sta? Nel centrodestra. Benissimo. Ma allora viene spontanea una domanda: se l’obiettivo è restare saldamente dentro quel perimetro, qual è il senso dell’esistenza di un nuovo partito? Per fare la stampella critica? Per essere la versione più muscolare di qualcosa che già esiste?
Con questo primo voto parlamentare, Futuro Nazionale ha mandato un segnale preciso: non è una rottura, è una variazione sul tema. Non è un’alternativa, è una brutta copia di veri movimenti antisistema. Cambia il tono, non cambia la sostanza. Perfino l’acronimo è copiato. E quando prometti identità forte e poi alla prima prova scegli la fiducia “per collocarti”, significa che la collocazione conta più della coerenza.
Colpisce anche un altro passaggio: il bisogno di ribadire che non si è “strumento della sinistra”. È legittimo, per carità. Ma costruire la propria postura politica in funzione di chi non si vuole essere è il sintomo di una visione azzerata. La politica non può ridursi a una reazione pavloviana all’avversario. Non è un riflesso condizionato. È proposta, è direzione, è capacità di assumersi un rischio.
Qui il rischio non si vede. Si vede prudenza. Si vede il tentativo di intercettare il dissenso dicendo “noi siamo diversi”, mentre si garantisce al sistema che, alla fine, si è affidabili.
Si annuncia che si manterranno Ordini del Giorno contro le forniture e che si voterà contro nel voto finale. Ma intanto la fiducia la si vota. Intanto il governo incassa. Intanto il messaggio politico è chiaro: tranquilli, non vi faremo cadere.
È una strategia furba: un piede nel malcontento e l’altro nei palazzi. Mascherarsi da antisistema restando solidamente agganciati alla gonnella del sistema. Ma queste ambiguità, alla lunga, si pagano. Perché chi vuole stabilità sceglie l’originale. E chi vuole davvero cambiare le cose non si accontenta della controfigura.
La politica non è un gioco di specchi. O rompi davvero, oppure stai dentro fino in fondo. Tutto il resto è tattica di sopravvivenza. E la sopravvivenza, senza visione, non costruisce futuro.





a volte però restare fuori significa essere soli;
per essere soli bisogna essere in tanti se no rischi di vedere la porta sempre chiusa, ed è difficile combinare qualcosa di concreto.
difficile combattere il sistema sempre da fuori, serve entrarci, stressarlo, trovare la giusta collocazione e per farlo devi essere in tanti.
discorso ormai vecchio e stantio, ci provano da decenni a cambiare il sistema da dentro il risultato è sempre lo stesso il sistema cambia loro e si adeguano alle comode poltrone del sistema. quindi se sei anti sistema non appoggi il sistema