di Luigi Cortese
C’è un esperimento, vecchio di oltre mezzo secolo, che continua a bussare alla porta del presente come un presagio scomodo. Si chiama Universo 25 e porta la firma dello scienziato americano John B. Calhoun. Non è fantascienza. Non è propaganda. È un laboratorio che, ancora oggi, inquieta chi ha il coraggio di guardarlo fino in fondo.
Negli anni Sessanta, nei laboratori del National Institute of Mental Health, Calhoun costruì una città perfetta per topi: cibo illimitato, acqua sempre disponibile, clima controllato, nessun predatore. Un paradiso artificiale dove nulla doveva mancare.
All’inizio fu prosperità pura.
Poi arrivò il silenzio.
Quando l’abbondanza non basta
La colonia crebbe rapidamente. Troppo rapidamente. E con la densità arrivò qualcosa che nessun modello economico aveva previsto: il collasso dei comportamenti sociali.
Aggressività fuori controllo.
Madri che rifiutavano i piccoli.
Maschi apatici o isterici.
Riproduzione in caduta libera.
Calhoun lo chiamò “behavioral sink”, il pozzo comportamentale: una società che, pur avendo tutto, comincia a svuotarsi dall’interno.
Il dato più gelido resta questo: i topi non morirono di fame. Morirono di disgregazione sociale.
I “beautiful ones” e la fuga dalla realtà
Tra i fenomeni più inquietanti comparve una nuova categoria di individui: i cosiddetti “beautiful ones”. Topi perfettamente curati, ossessionati dalla propria pulizia, ma totalmente disinteressati a combattere, riprodursi, costruire.
In una parola: ritirati dal mondo.
Una fuga morbida, senza sangue.
Ma irreversibile.
Lo specchio della modernità
Attenzione: l’uomo non è un topo. Le società umane sono infinitamente più complesse. Nessun esperimento in gabbia può predire il nostro destino.
Eppure il parallelo — scomodo ma sempre più evocato — comincia a farsi strada nel dibattito culturale.
Viviamo nell’epoca dell’abbondanza relativa, almeno in larga parte dell’Occidente:
- comfort diffuso
- stimoli digitali infiniti
- relazioni sempre più mediate da schermi
- natalità in crollo in molti Paesi sviluppati
Non è la miseria a spaventare.
È il vuoto.
Modernismo e smarrimento
Il punto non è demonizzare il progresso. Sarebbe infantile. La tecnologia ha migliorato la vita sotto molti aspetti.
Ma una domanda resta sospesa, come fumo nell’aria: che cosa succede a una società quando il benessere materiale cresce più in fretta dei legami umani e dei valori condivisi?
Universo 25 suggerisce — senza sentenze definitive — che una comunità può indebolirsi anche nella ricchezza, se perde:
- ruoli riconosciuti
- responsabilità
- senso di appartenenza
- prospettiva di futuro
Nel mondo contemporaneo, soprattutto tra i più giovani, cresce una sensazione difficile da ignorare: iperconnessione e solitudine che avanzano insieme, come due binari paralleli.
L’illusione perfetta
Il rischio non è l’apocalisse improvvisa. È qualcosa di più lento e sottile: una normalizzazione dell’alienazione.
Quando tutto è immediato, nulla è necessario.
Quando tutto è disponibile, nulla è davvero desiderato.
Quando l’identità si frantuma in mille stimoli, costruire diventa più faticoso che ritirarsi.
Calhoun parlava di una “prima morte”, quella dello spirito sociale. Una formula che oggi suona meno lontana di quanto vorremmo ammettere.
Un campanello d’allarme, non una condanna
Universo 25 non è una profezia scritta nella pietra. È un esperimento con limiti evidenti. Ma liquidarlo come curiosità da laboratorio sarebbe un errore speculare.
Perché la sua forza non sta nel determinismo biologico.
Sta nella domanda che lascia aperta.
Una civiltà può sopravvivere se smarrisce il senso di sé mentre tutto, in superficie, continua a funzionare?
La risposta non è nei topi di Calhoun.
È nelle scelte — culturali, sociali, umane — che le nostre società decideranno di compiere.
E il tempo, silenziosamente, sta già correndo.





Una delle prime conseguenze è la sostituzione etnica attraverso l’abbattimento della crescita demografica. Ma la cosa più grave è che non è neppure un problema risentito nelle masse. Sono totalmente alieni,che il solo fare riferimento a certe cose,per alcuni, è come un atto di violenza. Questo, soprattutto dopo anni di lavaggio del cervello operato dai media e dai mezzi di comunicazione di massa. Una situazione creata dalle élite,le quali dominano la massa stessa. Penso che per ogni nazione,ogni società da schiavizzare, ci siano modalità apposite. Agli italiani hanno dato il minimo indispensabile. Stupendi bassi, privatizzazioni degli assets fondamentali, cultura dello spettacolo (Berlusconi ha giocato con queste opportunità,costruendo su questo l’intera sua carriera politico-partitica,fino alle rivelazioni di Corona sul “sistema Mediaset”). Agli italiani danno semplicemente l’indispensabile per passare la giornata, cioè il minimo indispensabile,creando una situazione tale che,se anche questo minimo indispensabile mancasse,neppure si ribellerebbero. Come dice il professore Orsini,il nostro nemico non si trova a Mosca,a Tehran o a Pechino,ma è “l’uomo massa” creato dalle caste. Da notare,come ,al contrario,la Cina,pur avendo passato una fase “materialista” , appoggiandosi,in realtà a valori sociali millenari (in quel caso confuciani), abbia saputo,almeno fino ad ora, affrontare questa fase post-moderna molto meglio dei Paesi occidentali,proprio quelli che avevano fatto dell’anti-materialismo un loro cavallo di battaglia durante la guerra fredda. La mancanza di appigli precisi ed ancorati nei valori di civiltà,anche spirituali,ha portato alla devianza delle masse,che ora sono come topi controllati da una élite spregiudicata ,come quella manifesta dal caso del cannibale e pedofilo ebreo Epstein.
“Una civiltà può sopravvivere se smarrisce il senso di sé mentre tutto, in superficie, continua a funzionare?”. Domanda retorica, che però cela al suo interno un interrogativo tutt’altro che scontato, e cioè: qual è il senso di una civiltà? Personalmente, credo che esso sia espresso dalle sue forme religiose, da come una società si rapporta al sacro e al trascendente. La religione, in questo senso, non è solo una pratica spirituale individuale, ma è soprattutto l’architettura morale e la visione del mondo alla base di un sistema sociale.
Partendo da questo assunto, possiamo ripercorrere la storia occidentale cominciando dalla civiltà classica, che esaurì il suo corso quando il cristianesimo si impose sul paganesimo per la sua intrinseca superiorità teologica e morale; proseguendo con la civiltà medievale, che ebbe nella religione cristiana il suo fondamento privilegiato e condiviso; passando per la civiltà moderna, che ancora manteneva forti radici storiche e culturali cristiane, ma in cui il cristianesimo non aveva più (o aveva sempre meno) un ruolo centrale nel definire la morale e le strutture sociali; per arrivare, infine, alla civiltà post-cristiana contemporanea, che esprime una società in cui la religione ha perso quasi tutta la sua influenza, non solo sulle istituzioni pubbliche e sulla vita sociale, ma anche sui comportamenti individuali.
Attualmente, quindi, viviamo una condizione spirituale che assomiglia a quella del tardo impero romano. Se allora la gente non aveva più alcuna relazione profonda e vitale con i vecchi dei, e trovò nella fede in Cristo la sorgente a cui attingere la forza e la speranza necessarie per affrontare i tremendi sconvolgimenti dell’epoca, oggi, complice la secolarizzazione della società e una non ostacolata invasione immigratoria, sono in molti a temere che il vuoto spirituale e morale dell’Europa venga colmato dall’islam. Anch’io penso che la religione coranica sia incompatibile con i valori cristiani e che l’islamizzazione del vecchio continente vada impedita. Ma quello che a molti non è chiaro è che l’Europa, questa Europa che attacca la vita nascente con l’aborto e quella morente con l’eutanasia, non c’entra più niente con il cristianesimo ed è sbagliato identificarla con esso; quello che molti stentano a comprendere è che l’Occidente non ha più una visione spirituale della vita e che si è messo ad adorare le cose, il sesso, il potere, il denaro e tutto ciò che col denaro si può comprare; quello che tanti, troppi, non hanno capito è che in Occidente da molto tempo avanza subdolamente una nuova religione che ambisce a sostituire, svuotandole dall’interno, tutte le altre, cristianesimo compreso: si tratta di un sinistro misticismo, un orribile culto, con tratti fortemente gnostici e liturgie sataniche, dell’uomo che si auto-divinizza… e attenzione: non si parla dell’uomo in generale, bensì di pochissimi uomini, cioè i signori della grande finanza, quelli che creano gli Epstein, quelli che vogliono farsi adorare da otto miliardi di goyim.